Il caso Garlasco potrebbe riservare un altro colpo di scena e questa volta il nuovo fronte riguarda direttamente Alberto Stasi e la possibilità di arrivare a una revisione del processo che lo ha condannato definitivamente a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi. Alla Procura generale di Milano sarebbero infatti arrivati nuovi elementi che richiederebbero ulteriori approfondimenti prima di prendere una decisione sull’eventuale richiesta di revisione.
La novità più importante riguarda la natura di questo materiale: non coinciderebbe con gli elementi a discarico di Stasi già contenuti nella memoria depositata dal procuratore aggiunto, ma riguarderebbe aspetti dell’indagine originaria del 2007 che portò, attraverso i successivi processi, alla condanna dell’allora fidanzato di Chiara.
A rivelare l’esistenza di questo nuovo materiale è stato il giornalista Carmelo Schininà, che durante la puntata del 18 settembre di Ignoto X ha spiegato come la novità potrebbe incidere anche sui tempi della decisione.
Garlasco, spuntano nuovi elementi sull’indagine del 2007
Schininà ha precisato innanzitutto che al momento non si conosce pubblicamente il contenuto dettagliato del nuovo materiale, ma ha indicato con chiarezza ciò che lo distinguerebbe dagli elementi già noti.
«Non conosciamo nel dettaglio questi nuovi elementi, ma sappiamo per certo, e quello possiamo specificare, che non si tratta dei nuovi elementi già individuati dal procuratore aggiunto nella memoria che ha depositato con gli elementi a discarico di Alberto Stasi», ha spiegato.
Poi il passaggio destinato a riaccendere inevitabilmente il dibattito sull’inchiesta originaria: si tratterebbe di elementi «che picconerebbero alcuni lembi di indagine del 2007 che poi ha portato alla condanna di Alberto Stasi».
Una formulazione molto forte che, proprio perché arriva attraverso un’indiscrezione giornalistica e non attraverso un atto giudiziario pubblico, richiede cautela. Al momento non conosciamo infatti quali aspetti dell’indagine originaria riguardino questi elementi né quale valore probatorio possano assumere.
Revisione del processo Stasi, perché la decisione potrebbe slittare
Secondo Schininà, tuttavia, il materiale avrebbe una consistenza tale da richiedere una nuova valutazione da parte dei magistrati. Il giornalista parla infatti di elementi che «impongono una seria riflessione da parte dei magistrati per la valutazione di un’eventuale revisione».
È proprio questa necessità di approfondimento che potrebbe far saltare i tempi inizialmente ipotizzati per una decisione sul futuro giudiziario di Stasi.
La revisione di una condanna definitiva rappresenta uno strumento straordinario dell’ordinamento e richiede nuovi elementi capaci di incidere sul quadro che aveva portato alla sentenza. L’arrivo di ulteriore materiale, quindi, non significa automaticamente che partirà un nuovo processo né tantomeno che la condanna verrà cancellata, ma potrebbe imporre alla Procura generale di esaminare un quadro più ampio prima di decidere come procedere.
Possibili nuovi contatti tra le Procure di Milano e Pavia
Un altro elemento riguarda i possibili rapporti tra la Procura generale di Milano e la Procura di Pavia, che sta conducendo la nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi nella quale figura Andrea Sempio.
Schininà ha chiarito che su questo punto si entra ancora nel terreno delle valutazioni: «Presumiamo che questi nuovi elementi abbiano valore, questa è una nostra deduzione, di prova documentale e presumiamo noi, sempre anche questa una nostra valutazione, non è escluso che possano esserci interlocuzioni future tra la Procura generale di Milano e quella di Pavia».
Proprio eventuali nuovi scambi tra i due uffici potrebbero contribuire ad allungare i tempi. La nuova indagine pavese e il possibile percorso verso una revisione della condanna di Stasi restano procedimenti distinti, ma eventuali elementi emersi dagli accertamenti sul delitto potrebbero inevitabilmente assumere interesse anche per chi deve valutare la tenuta del processo concluso con la condanna definitiva.
Garlasco, la decisione potrebbe arrivare dopo la chiusura delle indagini
La data da tenere sotto osservazione diventa così quella del 28 settembre, indicata come termine previsto per la conclusione delle indagini. Secondo la ricostruzione riferita durante la trasmissione, una decisione sulla revisione potrebbe richiedere ancora «almeno un mese, un mese e mezzo» dopo quella scadenza.
Se questa tempistica trovasse conferma, il destino dell’eventuale revisione del processo Stasi potrebbe quindi restare aperto ancora per diverse settimane.
Non si tratterebbe necessariamente di un semplice rinvio burocratico. L’eventuale necessità di analizzare nuovi documenti e di confrontarli con gli atti dell’indagine del 2007 richiederebbe infatti una valutazione sostanziale, soprattutto se quel materiale riguardasse realmente alcuni dei passaggi investigativi sui quali si costruì il procedimento contro Stasi.
La nuova indagine su Garlasco e il processo ad Alberto Stasi
È proprio l’intreccio tra passato e presente a rendere particolarmente delicata questa fase del delitto di Garlasco. Da una parte esiste una sentenza definitiva che ha individuato Alberto Stasi come responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi; dall’altra la Procura di Pavia sta conducendo nuovi accertamenti sul delitto e ha nuovamente portato Andrea Sempio al centro dell’indagine.
I due piani non possono essere automaticamente sovrapposti. L’esistenza di una nuova indagine non cancella la condanna definitiva di Stasi e l’arrivo di nuovi elementi non determina da solo l’apertura di un processo di revisione. La novità riguarda però proprio la possibilità che il materiale raccolto possa avere un peso nella valutazione affidata alla Procura generale di Milano.
Per questo assume particolare importanza la precisazione secondo cui gli elementi appena arrivati non coinciderebbero con quelli già inseriti nella memoria a discarico di Stasi. Se questa ricostruzione troverà riscontro negli sviluppi giudiziari, il materiale sul tavolo dei magistrati sarà quindi più ampio rispetto a quello finora conosciuto.
Il caso Venditti e l’altro fronte aperto a Brescia
Intanto si è appena chiuso un altro capitolo giudiziario nato attorno alla nuova inchiesta di Garlasco. Il gip di Brescia ha archiviato la posizione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che gli inquirenti avevano indagato ipotizzando una corruzione legata all’archiviazione della posizione di Sempio nel 2017.
Dopo l’archiviazione Venditti ha criticato duramente le modalità con cui gli investigatori avevano avviato e condotto gli accertamenti nei suoi confronti, mentre il suo avvocato Domenico Aiello ha denunciato il danno prodotto alla reputazione dell’ex magistrato e parlato di un «linciaggio mediatico».
Un fronte che resta distinto dalla questione della revisione Stasi, ma che conferma quanto il ritorno investigativo sul delitto di Chiara Poggi abbia ormai aperto una serie di capitoli giudiziari differenti.
Garlasco, ora gli occhi sono sulla possibile revisione del processo Stasi
La domanda centrale resta quindi una: i nuovi elementi saranno sufficienti per chiedere la revisione del processo ad Alberto Stasi?
Al momento non esiste una risposta e sarebbe prematuro attribuire al nuovo materiale un valore che dovranno stabilire i magistrati. L’indiscrezione aggiunge però un tassello importante: la decisione potrebbe richiedere più tempo proprio perché sul tavolo sarebbero arrivati elementi ulteriori rispetto a quelli già conosciuti.
E se davvero quei documenti «picconano alcuni lembi dell’indagine del 2007», come riferito da Schininà, sarà soprattutto necessario capire quali parti dell’inchiesta originaria mettano in discussione e quale peso possano avere rispetto alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
È su questo terreno che si giocherà il prossimo passaggio del caso Garlasco: non sulle indiscrezioni, ma sulla valutazione che la Procura generale di Milano darà ai nuovi elementi prima di decidere se esistano o meno i presupposti per aprire la strada a una revisione.







