La domanda che molti si pongono dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano è una sola: che cosa succede adesso ad Alberto Stasi? La risposta, però, va chiarita subito. La scarcerazione dell’ex fidanzato di Chiara Poggi non ha alcun collegamento con la nuova indagine della Procura di Pavia su Andrea Sempio e neppure con l’eventuale richiesta di revisione del processo che nel 2015 ha portato alla condanna definitiva di Stasi a sedici anni di carcere per l’omicidio di Garlasco.
L’uscita dal carcere di Bollate è infatti una conseguenza dell’affidamento in prova ai servizi sociali, una misura alternativa alla detenzione concessa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano dopo la richiesta presentata dai suoi difensori e il parere favorevole espresso dalla Procura generale.
Perché Alberto Stasi è uscito dal carcere
Negli ultimi mesi Alberto Stasi si trovava già in regime di semilibertà. Poteva lasciare il carcere durante il giorno per lavorare e rientrare la sera nell’istituto di pena. Adesso la situazione cambia ulteriormente. Grazie all’affidamento in prova ai servizi sociali potrà scontare la parte residua della pena all’esterno del carcere.
Si tratta di una misura disciplinata dall’articolo 47 dell’ordinamento penitenziario, che consente al condannato di trascorrere fuori dall’istituto di pena un periodo equivalente alla parte di condanna ancora da espiare.
La misura è stata modificata dopo il cosiddetto “svuotacarceri” del 2014, che ha ampliato le possibilità di accesso ai percorsi alternativi alla detenzione tradizionale.
Chi può ottenere l’affidamento ai servizi sociali
La legge prevede che possano accedere all’affidamento in prova coloro che devono scontare una pena residua non superiore a tre anni.
Nel caso di un detenuto, occorre che dalla relazione predisposta dagli operatori emerga un giudizio favorevole sulla capacità della misura alternativa di favorire la rieducazione del condannato e di prevenire il rischio che possa commettere altri reati.
Per chi si trova già in libertà, invece, viene valutato il comportamento tenuto dopo la condanna, senza la necessità di un periodo di osservazione in carcere.
È proprio sulla base di queste valutazioni che il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha deciso di concedere il beneficio ad Alberto Stasi.
Cosa farà adesso Alberto Stasi
Durante il periodo di affidamento, Stasi sarà seguito dal Centro di Servizio Sociale, che avrà il compito di agevolare il suo reinserimento nella vita quotidiana e di aiutarlo a superare eventuali difficoltà di adattamento.
Gli operatori dovranno inoltre controllarne la condotta e riferire periodicamente al Magistrato di Sorveglianza sull’andamento della misura e sulla situazione personale del condannato.
Al termine della pena residua, il Tribunale di Sorveglianza emetterà un’ordinanza di estinzione della pena, con la conseguente cessazione della misura alternativa.
Stasi può tornare in carcere?
La risposta è sì. L’affidamento ai servizi sociali non equivale a una cancellazione della pena e comporta una serie di obblighi e prescrizioni.
Se il beneficiario dovesse assumere comportamenti contrari alla legge oppure violare le condizioni imposte dal giudice, il Tribunale di Sorveglianza potrebbe revocare la misura e disporre il ritorno in carcere.
Lo stesso potrebbe avvenire in presenza di un nuovo titolo esecutivo che comporti una pena residua superiore ai tre anni.
Per questo motivo, nonostante l’uscita da Bollate rappresenti una svolta importante nella sua vita, Alberto Stasi continua a essere un condannato che sta scontando la pena inflitta in via definitiva.
La nuova inchiesta e la revisione restano un’altra partita
La concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali non cambia in alcun modo il quadro giudiziario del delitto di Garlasco. La nuova indagine della Procura di Pavia su Andrea Sempio e l’eventuale richiesta di revisione del processo rappresentano percorsi completamente distinti.
In altre parole, Alberto Stasi è uscito dal carcere non perché sia cambiato qualcosa nella ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi, ma perché ha maturato i requisiti previsti dalla legge per accedere a una misura alternativa alla detenzione.







