La rifondazione del calcio italiano è durata appena due settimane. Doveva cominciare con Paolo Maldini, Leonardo e un nuovo commissario tecnico capace di restituire credibilità a una Nazionale reduce dalla terza esclusione consecutiva dai Mondiali. Finisce invece con una porta sbattuta, una candidatura bruciata, accuse incrociate e il presidente della Figc Giovanni Malagò costretto a cercare da solo un allenatore da presentare al Consiglio federale.
Maldini e Leonardo hanno deciso di lasciare il progetto azzurro dopo lo stop definitivo ad Andrea Pirlo, il nome sul quale avevano puntato con ostinazione. La frattura con Malagò appare ormai insanabile. Pirlo non sarà il nuovo ct e il vertice tecnico costruito dal presidente appena eletto perde in poche ore entrambi i suoi uomini di riferimento. La Federazione, che prometteva una rivoluzione, entra così nel caos prima ancora di aver scelto chi dovrà guidare la squadra.
Il caso Pirlo fa saltare la rifondazione azzurra
Fino a pochi giorni fa l’arrivo di Pirlo sembrava praticamente definito. La Figc aveva avviato le pratiche, l’entourage dell’allenatore preparava gli incontri a Roma e Maldini difendeva la candidatura dell’ex compagno come la soluzione ideale per ricostruire l’Italia. Poi il rapporto con Fonbet, grande bookmaker russo del quale Pirlo è diventato global ambassador, e la sua partecipazione a un evento a Mosca hanno trasformato una scelta tecnica già discussa in un caso politico e istituzionale.
Malagò ha fermato l’operazione. Non soltanto per i dubbi sulla limitata esperienza dell’ex allenatore della Juventus, ma soprattutto per una questione di opportunità. Mentre la Russia continua la guerra contro l’Ucraina, il futuro ct dell’Italia non poteva presentarsi con un contratto commerciale legato a una società russa e con le immagini dei sorrisi, degli autografi e dei selfie scattati a Mosca. La spiegazione di Pirlo — un rapporto esclusivamente commerciale e privo di contenuti politici — non ha spento le polemiche.
Maldini, però, aveva legato il proprio progetto proprio a lui. L’ex capitano del Milan aveva accettato da appena pochi giorni il ruolo di direttore tecnico federale, con Leonardo come consulente, e aveva ricevuto il compito di scegliere il nuovo commissario tecnico. Prima il tentativo con Carlo Ancelotti, poi il sondaggio per Pep Guardiola, infine la virata decisa su Pirlo. Quando Malagò ha pronunciato il suo no, Maldini e Leonardo hanno considerato esaurito il loro mandato e hanno scelto l’addio.
Malagò contro Abodi: «Brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta»
Nel pomeriggio il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha parlato apertamente di una «brutta figura» da recuperare e ha chiesto alla Federazione di trovare rapidamente una soluzione definitiva. Ha inoltre negato qualsiasi pressione politica per bloccare Pirlo, rimandando a Malagò la spiegazione sul peso effettivo dei rapporti tra l’allenatore e la Russia.
Il presidente della Figc non ha incassato in silenzio. «Brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta», ha replicato uscendo dalla sede federale. Una risposta che racconta il livello dello scontro molto più di qualsiasi comunicato ufficiale. Malagò sostiene di non aver ricevuto imposizioni dal governo e rivendica la scelta di aver fermato una nomina che avrebbe esposto la Nazionale a una polemica permanente.
Resta però un problema enorme: la Figc aveva affidato a Maldini il potere di costruire la nuova area tecnica, salvo poi bocciare il nome sul quale il direttore tecnico aveva impegnato tutta la propria credibilità. Maldini, dal canto suo, ha insistito su Pirlo anche quando i dubbi tecnici, politici e commerciali avevano ormai travolto la candidatura. Il risultato è una Federazione che ha bruciato il possibile ct, il direttore tecnico e il suo principale consulente nel giro di una sola giornata.
Thiago Motta prende quota, ma la Figc non può più sbagliare
Malagò ora deve trovare un allenatore in poche ore. «Domani potrebbero esserci novità», ha annunciato, mentre il Consiglio federale attende un nome e il calcio italiano osserva incredulo l’ennesima guerra di palazzo. Alla domanda su Thiago Motta, il presidente ha risposto: «Non posso dire né sì né no». Una frase che non conferma nulla, ma colloca l’ex tecnico di Bologna e Juventus al centro delle nuove indiscrezioni.
Restano sullo sfondo anche Roberto Mancini e Antonio Conte, profili più esperti ma difficili da raggiungere per ragioni tecniche, economiche e personali. La Federazione non può permettersi un’altra candidatura lanciata senza aver verificato prima contratti, incompatibilità, disponibilità e possibili conseguenze pubbliche. Dopo tre Mondiali consecutivi guardati da casa, l’Italia avrebbe bisogno di competenza, stabilità e programmazione. Ha invece prodotto l’ennesimo psicodramma.
Malagò aveva chiamato Maldini per dare un volto autorevole alla rinascita. Maldini ha puntato tutto su Pirlo. Pirlo è caduto sul rapporto con Fonbet e sul viaggio a Mosca. Ora Maldini e Leonardo se ne vanno e il presidente resta con una panchina vuota, un Consiglio federale alle porte e una domanda alla quale dovrà rispondere già domani: chi accetterà di guidare una Nazionale che riesce a entrare in crisi ancora prima di scegliere il suo allenatore?






