Dietro i due mesi di sospensione inflitti a Massimo Lovati, per anni avvocato di Andrea Sempio nel caso Garlasco, non c’è un singolo episodio. Ci sono tre distinti esposti, dichiarazioni pubbliche, polemiche che con l’omicidio di Chiara Poggi apparentemente non hanno nulla a che vedere e soprattutto alcune conversazioni private diventate improvvisamente pubbliche.
È questo il retroscena che emerge sul provvedimento deciso dal Consiglio distrettuale di disciplina nei confronti dell’ex difensore di Sempio. Una decisione che, va precisato, non è ancora esecutiva: Lovati, assistito dall’avvocato Fabrizio Gallo, ha annunciato ricorso. La sanzione di due mesi è peraltro molto più contenuta rispetto a quanto era stato chiesto inizialmente dagli esponenti, che avevano puntato addirittura alla radiazione. Ma che cosa è finito davvero davanti all’organo disciplinare?
Tre esposti contro Lovati: e uno non riguarda affatto Garlasco
Il procedimento nasce dall’accumularsi di tre differenti segnalazioni. Una proviene dall’Ordine degli avvocati di Pavia, un’altra dagli odontoiatri e una terza è collegata al santuario della Madonna delle Bozzole. Un mosaico decisamente insolito per un avvocato diventato uno dei volti più riconoscibili della nuova stagione mediatica del caso Garlasco. Tra gli episodi contestati sarebbero infatti finite alcune dichiarazioni con le quali Lovati avrebbe fatto pubblicità a una clinica dentistica in Albania, circostanza che ha provocato l’intervento dell’ambiente odontoiatrico.
Un altro fronte riguarda invece alcune sue esternazioni sul santuario della Madonna delle Bozzole, luogo di culto alle porte di Garlasco entrato più volte, direttamente o indirettamente, nel gigantesco racconto mediatico costruitosi attorno al delitto. A questi episodi si sono aggiunte le numerose dichiarazioni rilasciate dall’avvocato non soltanto sul caso Sempio, ma anche sulla vicenda di Yara Gambirasio. Il problema, dal punto di vista disciplinare, non sarebbe dunque una singola intervista o una singola frase, ma il complesso delle condotte e delle esternazioni finite nei diversi esposti.
Le conversazioni con Corona e quella frase su Sempio
Il capitolo probabilmente più delicato riguarda però le conversazioni di Lovati con Fabrizio Corona. L’avvocato sarebbe stato registrato senza sapere che quelle parole sarebbero successivamente diventate pubbliche. Ed è proprio in quelle conversazioni che sarebbero emerse alcune delle dichiarazioni destinate a pesare maggiormente nella vicenda disciplinare.
Lovati avrebbe raccontato di avere consigliato ad Andrea Sempio di allontanarsi. Una frase inevitabilmente esplosiva, considerato che si parla dell’uomo nuovamente indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi. Ma non è tutto. Nelle stesse conversazioni l’ex difensore di Sempio avrebbe parlato anche di un pagamento ricevuto in nero per l’attività professionale svolta nel 2017, quando il nome del suo assistito era già entrato nella precedente indagine sul delitto.
Si tratta di dichiarazioni attribuite allo stesso Lovati e diventate pubbliche attraverso quelle registrazioni, non di un accertamento definitivo sulla natura del pagamento. Ma è evidente quanto parole del genere abbiano contribuito ad aggravare il quadro finito davanti agli organi disciplinari.
Non solo sospensione: Lovati è anche a processo
Per Massimo Lovati esiste poi un altro fronte, questa volta strettamente giudiziario. L’avvocato è infatti imputato per diffamazione nei confronti di Enrico e Fabio Giarda, ex difensori di Alberto Stasi. Il processo è cominciato il 14 settembre davanti al Tribunale di Milano.
Al centro del procedimento ci sono alcune dichiarazioni pronunciate da Lovati nel marzo 2025 sulla prima indagine aperta nei confronti di Andrea Sempio. L’avvocato aveva parlato di una «macchinazione» della difesa Stasi e di una presunta «manipolazione» collegata al prelievo del Dna. Affermazioni che hanno provocato la reazione dei legali chiamati in causa e che ora saranno valutate in tribunale.
La sospensione disciplinare, dunque, rappresenta soltanto un pezzo di una situazione molto più ampia che si è costruita attorno all’avvocato durante l’esplosione mediatica della nuova inchiesta di Garlasco.
La richiesta iniziale era la radiazione
C’è infine un dettaglio che permette di comprendere meglio la portata dello scontro. Chi ha presentato gli esposti aveva chiesto una sanzione ben più pesante dei due mesi poi stabiliti: la radiazione dall’Albo. Il Consiglio distrettuale di disciplina ha scelto una strada decisamente meno drastica, disponendo la sospensione per due mesi. Lovati, tuttavia, non intende accettare neppure quella decisione e attraverso il suo difensore ha già annunciato battaglia.
Finché il procedimento non avrà completato il proprio percorso, la sospensione non diventerà esecutiva. Ed è così che, mentre l’inchiesta principale si avvicina alla scadenza del 28 settembre, quando la Procura di Pavia dovrà decidere il destino giudiziario di Andrea Sempio, intorno al delitto di Chiara Poggi continua a muoversi un secondo universo di procedimenti, denunce e processi.
Nel caso Lovati, almeno adesso, emerge con maggiore chiarezza ciò che si nasconde dietro quei due mesi di sospensione: non una sola contestazione, ma tre esposti e una lunga serie di dichiarazioni finite sotto la lente disciplinare, comprese quelle pronunciate senza sapere di essere registrato.







