Garlasco, cosa ha trovato Catanesi nella mente di Sempio? Attesa per la consulenza su diari, scritti e intercettazioni

Roberto Catanesi

Che cosa raccontano i diari, gli scritti, le ricerche su internet e migliaia di messaggi pubblicati da Andrea Sempio? E quale profilo emerge ascoltando le sue interviste, le conversazioni intercettate e soprattutto quei soliloqui registrati dagli investigatori nei quali l’indagato parlava quando credeva di essere solo? Sono queste alcune delle domande che rendono particolarmente attesa la consulenza affidata dalla Procura di Pavia allo psichiatra Roberto Catanesi, uno degli ultimi tasselli della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

Il tempo stringe. Il 28 settembre scade il termine indicato per le indagini, salvo eventuali richieste di proroga, e la relazione di Catanesi, inizialmente attesa già nei giorni scorsi, non risulta ancora depositata. Il suo lavoro assume una caratteristica particolare perché lo specialista aveva chiesto di incontrare direttamente Sempio per esaminarlo, ma il trentottenne, seguendo la linea concordata con i propri difensori, ha rifiutato il colloquio. Catanesi ha quindi costruito la propria analisi attraverso il materiale disponibile, cercando nei documenti e nelle parole dell’indagato gli elementi utili a rispondere ai quesiti posti dalla Procura.

Catanesi studia Sempio attraverso diari, interviste e intercettazioni

Secondo quanto emerso, la consulenza dovrebbe affrontare tre questioni: la capacità di intendere e di volere di Sempio all’epoca dell’omicidio, il 13 agosto 2007, l’eventuale presenza di disturbi in grado di incidere sul controllo degli impulsi e una valutazione relativa alla possibile pericolosità sociale.

L’assenza di un incontro diretto ha inevitabilmente modificato il lavoro del consulente. Catanesi avrebbe quindi esaminato scritti personali, diari, interviste televisive, intercettazioni e soliloqui, oltre al materiale digitale già acquisito nel corso delle indagini. Una mole di documentazione che negli ultimi mesi aveva già attirato l’attenzione degli investigatori e sulla quale aveva lavorato anche il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, pur con finalità differenti e senza la componente clinica affidata ora allo psichiatra.

Proprio all’interno di questo materiale compaiono alcuni degli elementi diventati più discussi nella nuova fase del caso Garlasco.

«Ho commesso cose brutte» e gli oltre 3.000 post nei forum

Tra gli scritti attribuiti a Sempio compare la frase «ho commesso cose brutte», mentre l’esame della sua attività online avrebbe fatto emergere ricerche che spaziavano dal satanismo alla violenza sulle donne. Particolare attenzione ha suscitato anche la frequentazione di forum dedicati alla seduzione, nei quali Sempio avrebbe pubblicato oltre 3.000 post.

Nella precedente relazione, alcuni di questi interventi venivano descritti come «sempre più espliciti e volgari». Gli investigatori avevano inoltre analizzato il comportamento di Sempio durante alcune interviste e nelle conversazioni intercettate, arrivando a utilizzare una formula destinata inevitabilmente a suscitare attenzione: «Come se recitasse una sorta di copione».

Sono elementi che non dimostrano, da soli, alcuna responsabilità per l’omicidio di Chiara Poggi e che devono essere letti esclusivamente nel contesto dell’analisi richiesta dalla Procura. Proprio per questo diventa importante capire quale interpretazione ne abbia dato Catanesi e soprattutto quali limiti attribuisca alle conclusioni raggiunte senza aver potuto sottoporre Sempio a un colloquio diretto.

Il rifiuto di Sempio e la consulenza costruita senza incontrarlo

La scelta di Sempio di non incontrare Catanesi rappresenta infatti uno degli aspetti centrali della vicenda. Lo psichiatra aveva chiesto un esame in presenza per poter valutare direttamente il profilo dell’indagato, ma la difesa ha scelto di non consentire quell’incontro. Una decisione pienamente inserita nella strategia difensiva, che ha costretto però il consulente a utilizzare materiale prodotto in circostanze completamente differenti: dichiarazioni pubbliche, testi privati, ricerche informatiche e conversazioni registrate.

L’attesa riguarda quindi non soltanto le eventuali conclusioni sul profilo di Sempio, ma anche il peso che lo stesso Catanesi attribuirà a una valutazione effettuata senza un esame clinico diretto. Diari e intercettazioni possono offrire materiale di analisi, ma appartengono a contesti diversi e proprio la relazione dovrà spiegare come siano stati utilizzati per rispondere ai quesiti formulati dagli inquirenti.

La consulenza arriva inoltre in una fase nella quale la Procura sta mettendo insieme tutti gli accertamenti compiuti durante gli ultimi mesi per decidere quale strada imboccare alla scadenza delle indagini.

Il 28 settembre si avvicina e la Procura deve decidere

Senza un ulteriore prolungamento delle indagini, la Procura dovrà valutare se il materiale raccolto consenta di proseguire l’azione nei confronti di Andrea Sempio oppure se chiedere l’archiviazione della sua posizione. La consulenza di Catanesi rappresenta dunque uno degli ultimi documenti destinati ad arrivare sul tavolo degli inquirenti prima di quella scelta.

Accanto all’analisi psichiatrica restano naturalmente gli altri accertamenti tecnici compiuti nel corso della nuova inchiesta, compreso quello sulle impronte lasciate da una scarpa con la suola a pallini sul pavimento della villetta. Anche su questo fronte la Procura ha chiesto un ulteriore approfondimento alla professoressa Cristina Cattaneo dopo il confronto tra la misura dichiarata da Sempio e le caratteristiche della calzatura ricostruita attraverso le tracce.

Ma l’attesa delle prossime ore riguarda soprattutto Roberto Catanesi e ciò che ha trovato dentro la sterminata quantità di parole lasciate negli anni da Andrea Sempio. Diari, post, ricerche, interviste e conversazioni che adesso lo psichiatra ha dovuto mettere insieme per tentare di ricostruire un profilo senza avere davanti la persona che avrebbe dovuto esaminare.

Ed è proprio questo il punto più delicato: capire che cosa possa raccontare quel materiale sull’Andrea Sempio di oggi e, soprattutto, sul ragazzo che aveva 19 anni quando Chiara Poggi venne uccisa nella villetta di via Pascoli.