Garlasco, Cristina Cattaneo studia la larghezza del piede di Andrea Sempio: cosa può cambiare sull’impronta

Andrea Sempio e il mistero dell’impronta

Il caso Garlasco torna a concentrarsi sulle impronte trovate nella villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 venne uccisa Chiara Poggi. Il nuovo fronte riguarda la larghezza del piede di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta della procura di Pavia. Su questo punto lavora Cristina Cattaneo, anatomopatologa forense incaricata di valutare alcuni elementi tecnici al centro degli accertamenti.

Gli inquirenti vogliono verificare la compatibilità tra le misure del piede di Sempio e l’impronta di scarpa individuata all’altezza del disimpegno della casa. Non servirà una nuova convocazione dell’indagato: la procura dispone già delle misurazioni antropometriche e degli elementi necessari per procedere con le analisi.

La misura del piede di Andrea Sempio

Il lavoro di Cristina Cattaneo punta su un dettaglio preciso: la larghezza del piede di Andrea Sempio. Le misurazioni raccolte dagli inquirenti indicano valori compatibili con calzature di taglia 42-43. Questo dato entra ora nel confronto con l’impronta trovata nella villetta di Garlasco.

Nell’informativa del Nucleo operativo dei carabinieri della Moscova emerge però un limite importante: gli investigatori non conoscono le scarpe che Sempio aveva a disposizione il 13 agosto 2007, né la taglia che utilizzava all’epoca. Il dato antropometrico, quindi, non basta da solo a chiudere il ragionamento, ma può aiutare a restringere il campo delle compatibilità.

L’impronta al centro del confronto rimanda a una calzatura che, già durante le indagini su Alberto Stasi, gli esperti collegarono a una scarpa Frau codice 27U1, taglia 42. Proprio questo incrocio tra impronta, modello di scarpa e misure del piede riporta il reperto al centro della nuova inchiesta.

Il nodo della larghezza

La larghezza del piede rappresenta però un terreno tecnico delicato. Alcuni esperti invitano alla prudenza perché la taglia di una scarpa dipende soprattutto dalla lunghezza, mentre la larghezza può variare in base a molti fattori: la forma del piede, il tipo di calzatura, il materiale della tomaia e il modo in cui la scarpa si deforma durante l’uso.

Su questo punto Paolo Poloniato, esperto di calzature, ha espresso dubbi sulle valutazioni che puntano troppo sulla larghezza. Secondo la sua lettura, concentrare la difesa su questo elemento può rivelarsi rischioso, perché la larghezza non definisce da sola la taglia e non consente sempre conclusioni nette.

Il problema, quindi, riguarda il peso da attribuire a quel dato. Se la larghezza del piede risultasse compatibile con l’impronta, la procura potrebbe considerarla un elemento utile dentro un quadro più ampio. Se invece emergessero margini di incertezza, la difesa potrebbe usare proprio quella variabilità per contestare la lettura del reperto.

Cosa cercano gli inquirenti

La procura di Pavia non lavora sulla larghezza del piede come su una prova isolata. Gli accertamenti sulle impronte rientrano in una rilettura complessiva della scena del crimine e degli elementi rimasti controversi per anni. L’obiettivo consiste nel capire se le tracce presenti nella villetta possano dialogare tra loro e contribuire a una ricostruzione diversa della mattina del delitto.

In questa prospettiva, l’impronta di scarpa assume un peso particolare perché potrebbe collocare una persona in un punto preciso della casa. Gli investigatori devono però verificare ogni passaggio con estrema cautela: compatibilità non significa identificazione automatica, e una misura antropometrica non equivale da sola alla presenza certa di una persona sulla scena.

Il rischio per la difesa di Sempio

Il punto più insidioso riguarda proprio la strategia difensiva. Se la difesa insiste sulla larghezza per escludere la compatibilità, gli accertamenti tecnici potrebbero produrre l’effetto opposto: confermare che le misure del piede di Sempio non risultano incompatibili con una scarpa del tipo collegato all’impronta.

Per questo il tema resta centrale. La larghezza del piede può diventare un argomento utile alla difesa solo se gli esperti riusciranno a dimostrare una distanza significativa rispetto alla traccia. In caso contrario, il dato potrebbe rafforzare la lettura della procura e aggiungere un nuovo tassello agli elementi già sotto esame.

Il delitto di Garlasco continua così a muoversi tra vecchi reperti e nuove analisi. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, anche una misura apparentemente minima può riaprire domande decisive: chi lasciò quell’impronta nella villetta, quale scarpa la produsse e quanto quel segno può pesare nella nuova indagine su Andrea Sempio.