La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco non si fonda su un solo elemento, ma su un mosaico di indizi che la Procura di Pavia sta cercando di consolidare attraverso quattro consulenze considerate strategiche. L’obiettivo è arrivare all’udienza preliminare con un quadro probatorio il più possibile coerente, capace di sostenere la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio e di resistere alle prevedibili contestazioni della difesa. Ciascuna consulenza affronta un aspetto diverso della ricostruzione investigativa. Nessuna, da sola, basta a dimostrare una responsabilità penale. Insieme, però, dovrebbero comporre il quadro che la Procura intende sottoporre al giudice.
La consulenza genetica: il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi
Il primo tassello riguarda probabilmente il punto più discusso dell’intera nuova indagine: il materiale genetico repertato sotto le unghie della vittima. La Procura ha affidato al genetista Carlo Previderè una nuova valutazione dei reperti biologici conservati. Il compito del consulente consiste nel verificare, utilizzando le tecnologie oggi disponibili, se quel materiale possa essere attribuito con sufficiente attendibilità ad Andrea Sempio oppure se presenti caratteristiche incompatibili con questa ipotesi.
È una consulenza fondamentale perché riguarda l’unico elemento biologico che, secondo l’accusa, potrebbe collegare direttamente l’indagato alla vittima. Allo stesso tempo rappresenta uno dei punti più contestati dalla difesa, che continua a sostenere come la quantità e la qualità del materiale genetico non consentano attribuzioni certe.
L’impronta 33: la presenza sulla scena del delitto
Il secondo pilastro riguarda la cosiddetta impronta numero 33, trovata sulla parete della scala dove venne rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. Gli esperti Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli stanno completando una nuova consulenza dattiloscopica destinata a chiarire se quell’impronta possa essere attribuita ad Andrea Sempio con criteri compatibili con gli standard scientifici attuali.
La Procura considera questa relazione decisiva perché, se l’attribuzione dovesse reggere al vaglio del giudice, rappresenterebbe un elemento diretto di presenza sulla scena del crimine. La difesa, al contrario, contesta sia la qualità della traccia sia il metodo utilizzato per l’identificazione, sostenendo che non esistano sufficienti punti caratteristici per arrivare a una conclusione affidabile.
La consulenza medico-legale: ricostruire dinamica e orario dell’omicidio
Un terzo fronte riguarda la ricostruzione dell’omicidio affidata alla professoressa Cristina Cattaneo. La consulenza punta ad aggiornare le valutazioni medico-legali già svolte negli anni precedenti utilizzando le conoscenze scientifiche maturate nel frattempo. L’obiettivo non consiste soltanto nel definire con maggiore precisione l’orario della morte, ma anche nel verificare la compatibilità tra le lesioni, la dinamica dell’aggressione, le impronte di scarpa repertate sulla scena e la ricostruzione complessiva proposta dalla Procura. È un lavoro particolarmente importante perché dovrebbe offrire una lettura unitaria degli elementi raccolti, verificando se la sequenza degli eventi ipotizzata dagli investigatori risulti compatibile con i dati oggettivi.
La consulenza psichiatrica: il profilo comportamentale
Il quarto tassello è probabilmente il meno conosciuto, ma non per questo meno significativo. La Procura ha incaricato lo psichiatra Roberto Catanesi di elaborare una consulenza sul profilo comportamentale dell’indagato. Non si tratta di stabilire se Andrea Sempio fosse capace di intendere e di volere, né di formulare diagnosi cliniche.
L’obiettivo consiste piuttosto nel valutare alcuni aspetti della personalità e dei comportamenti emersi durante l’indagine, verificando se risultino coerenti con la ricostruzione investigativa. È una consulenza che, per sua natura, non può dimostrare una responsabilità penale, ma può offrire elementi interpretativi destinati a inserirsi nel quadro complessivo delineato dalla Procura.
Nessuna prova basta da sola
Il punto centrale dell’impianto accusatorio resta proprio questo. Nessuna delle quattro consulenze, presa singolarmente, appare sufficiente a sostenere una condanna. Il Dna necessita di una valutazione sulla sua attendibilità. L’impronta richiede un’attribuzione scientificamente robusta. La ricostruzione medico-legale deve risultare coerente con tutti gli altri elementi raccolti. Il profilo comportamentale può soltanto integrare il quadro investigativo senza sostituire le prove materiali. Per questo la Procura punta sulla convergenza degli indizi. L’idea è che ciascuna consulenza rafforzi le altre, costruendo un sistema probatorio capace di superare il vaglio dell’udienza preliminare.
La partita si giocherà sul confronto tra consulenti
È molto probabile che la prossima fase dell’inchiesta si trasformi soprattutto in uno scontro tra esperti. La difesa di Andrea Sempio potrà infatti contestare metodologia, risultati e conclusioni di ciascuna consulenza, proponendo ricostruzioni alternative e proprie valutazioni tecniche. Toccherà quindi al giudice stabilire se il complesso degli elementi raccolti dalla Procura sia sufficiente per aprire un nuovo processo. Ed è proprio per questo che i magistrati stanno lavorando per consegnare relazioni il più possibile complete, dettagliate e coerenti tra loro. Più che una singola prova decisiva, la Procura punta a presentare un mosaico investigativo nel quale ogni tessera contribuisca a sostenere le altre.







