L’intelligence italiana finisce sotto accusa nella prima classifica dei servizi segreti europei pubblicata dal settimanale francese L’Express. A stilare la graduatoria sono stati sessanta professionisti dell’intelligence provenienti da venticinque Paesi, tra cui diciotto direttori o ex direttori di servizi segreti, oltre a rappresentanti della CIA e del Mossad. Il verdetto è netto: l’MI6 britannico domina la classifica, mentre l’Italia si ferma al quindicesimo posto, appaiata a Belgio e Repubblica Ceca.
Il giudizio non riguarda singole operazioni, ma la reputazione complessiva costruita negli anni dai diversi apparati di intelligence. Ed è proprio su questo terreno che Roma paga il conto più pesante.
L’MI6 domina la classifica europea
Secondo gli esperti consultati da L’Express, il Secret Intelligence Service (MI6) continua a rappresentare il punto di riferimento dell’intelligence europea grazie alla capacità di infiltrare agenti nei vertici dei Paesi avversari e di sviluppare operazioni di lungo periodo.
Un ex dirigente del servizio segreto francese descrive gli inglesi come specialisti delle operazioni pazienti, capaci di investire per anni sulle proprie fonti e di condurre missioni particolarmente aggressive quando necessario.
Alle spalle dell’MI6 si piazza il DGSE, il servizio segreto estero francese, considerato l’unico apparato dell’Europa continentale con una reale capacità operativa su scala globale. La sua rete africana avrebbe consentito, tra l’altro, di intercettare con largo anticipo i segnali della rivolta guidata da Evgenij Prigožin contro Vladimir Putin nel 2023. Sul podio salgono anche i Paesi Bassi, premiati per efficienza, affidabilità e qualità dell’organizzazione.
L’Italia paga una reputazione difficile
Il giudizio più severo riguarda proprio i servizi segreti italiani. «Roma ha una cattiva reputazione tra gli spioni», scrive L’Express, riportando il parere di numerosi professionisti dell’intelligence internazionale. Tra le critiche più dure compare quella attribuita a un ex ufficiale della CIA, secondo il quale «gli italiani non hanno alcuna cultura dell’intelligence».
Il settimanale francese richiama inoltre uno degli episodi più controversi dei primi anni Duemila: la vicenda dei documenti falsi sulla presunta volontà dell’Iraq di Saddam Hussein di acquistare uranio in Niger. Secondo la ricostruzione pubblicata da L’Express, proprio dopo quel caso i dirigenti del DGSE francese avrebbero ricevuto indicazioni di limitare i contatti con i colleghi italiani.
La rivista cita anche osservazioni relative a nepotismo e interferenze che, secondo alcuni ex funzionari americani, avrebbero contribuito a danneggiare nel tempo la credibilità internazionale dell’intelligence italiana.
Il punto di forza resta il Nord Africa
La bocciatura non è però totale. Anche gli interlocutori più critici riconoscono all’Italia una competenza considerata preziosa: la conoscenza del Nord Africa, in particolare della Libia, area strategica per sicurezza, terrorismo, traffici illegali e immigrazione.
«Se volete sapere che succede in Libia, bisogna chiedere agli italiani», afferma un ex direttore di uno dei servizi segreti dell’area Benelux, sintetizzando uno dei pochi giudizi unanimemente positivi riservati a Roma.
È proprio nel Mediterraneo che l’intelligence italiana continua a essere considerata una delle fonti più affidabili grazie alla rete costruita negli anni e ai rapporti consolidati con numerosi interlocutori locali.
Ucraina, Germania e Paesi nordici tra le sorprese
La graduatoria assegna il quarto posto ai servizi segreti ucraini, premiati per innovazione operativa, rapidità decisionale e capacità di colpire obiettivi strategici in territorio russo.
La Germania occupa invece la quinta posizione grazie alla qualità delle proprie analisi, mentre i servizi dei Paesi nordici ricevono valutazioni molto positive soprattutto nel settore tecnologico e della cybersicurezza.
L’Estonia viene indicata come una delle eccellenze europee nella difesa informatica, mentre la Finlandia ottiene apprezzamenti per il coinvolgimento della popolazione nella segnalazione di possibili attività di spionaggio.
Una fotografia che pesa più sul prestigio che sull’efficacia
La classifica pubblicata da L’Express non rappresenta una valutazione ufficiale né misura risultati operativi verificabili. Si tratta piuttosto della percezione maturata all’interno della comunità internazionale dell’intelligence da professionisti che hanno collaborato con i diversi servizi europei.
Proprio per questo motivo il quindicesimo posto dell’Italia assume un valore simbolico importante. Più che mettere sotto processo singole operazioni, fotografa il livello di fiducia che gli altri apparati attribuiscono ai partner italiani.
Una reputazione difficile da ricostruire, nonostante il riconoscimento di una competenza considerata strategica: quella sul Mediterraneo e sul Nord Africa, dove l’intelligence italiana continua a essere ritenuta una delle più preparate del continente.







