ChatGPT rovina i matrimoni: ecco perché l’IA sta causando un boom di divorzi

intelligenza artificiale – robot

Dimenticate il classico terzo incomodo, oggi il “triangolo” amoroso è digitale. Tra moglie e marito non mettere il dito, recitava un vecchio adagio, ma nessuno aveva previsto l’arrivo di un chatbot capace di distruggere un matrimonio. Usare ChatGPT come consulente di coppia o terapeuta relazionale è il modo più rapido per finire in tribunale. Il motivo? L’intelligenza artificiale è programmata per assecondarti, comportandosi come quel pessimo amico che ti dà sempre ragione, alimentando i tuoi rancori invece di placarli.

L’IA non ha sentimenti e l’unica rottura che conoscerà mai è quella dei suoi circuiti, eppure migliaia di persone le chiedono consigli su come gestire crisi coniugali. Il risultato è spesso disastroso: algoritmi privi di empatia che suggeriscono soluzioni radicali, trasformando piccole incomprensioni in fratture insanabili.

Il caso di Geoffrey Hinton

Se pensate di essere immuni, guardate cosa è successo a chi l’intelligenza artificiale l’ha creata. Il Premio Nobel Geoffrey Hinton, considerato il padrino dell’IA, ha confessato al Financial Times di essere stato lasciato dalla sua compagna tramite ChatGPT.

La donna ha utilizzato il chatbot per generare un lungo elenco dei comportamenti “orribili” di Hinton, delegando alla macchina il compito ingrato di rompere la relazione. Un paradosso incredibile: il creatore vittima della sua stessa creatura, usata come un’arma diplomatica gelida e affilata per mettere fine a un amore.

Boom di separazioni nel Regno Unito

I dati confermano che non si tratta di casi isolati. Nel Regno Unito, la piattaforma Divorce-Online ha segnalato un’impennata di pratiche di divorzio in cui app come Replika e Anima (pensate per creare partner virtuali) figurano come causa scatenante.

Sempre più persone preferiscono la perfezione accondiscendente di un algoritmo alla complessità di un partner in carne e ossa. C’è chi arriva a chiedere il divorzio perché percepisce il legame emotivo con il chatbot come un tradimento più gratificante della realtà, finendo in una trappola psicologica dove la macchina dà sempre ragione, alimentando l’illusione di una relazione perfetta che, semplicemente, non esiste.