Infantino: il piano sui Mondiali fallisce, minaccia di cause dall’Uefa

Gianni Infantino con Donald Trump

Messo all’angolo e senza più alleati. Il mondo di Gianni Infantino s’è ribaltato in pochissimo tempo: da capo assoluto della Fifa a presidente scaricato da tutti. A tradirlo è stata l’idea di privatizzare una quota dei Mondiali di calcio, un piano da cui ha provato a fare marcia indietro quando ormai era troppo tardi per fermare la protesta.

Galles e Inghilterra gli voltano le spalle

Il primo strappo ufficiale arriva dal Galles, che ha ritirato il sostegno alla candidatura di Infantino per il quarto mandato (2027-2031). «Infantino ha perso la nostra fiducia: non mettere al primo posto gli interessi del calcio è un errore inaccettabile», si legge nella nota della federcalcio gallese.

Anche la FA inglese sta per ritirare la lettera di appoggio, subito seguita dalla Finlandia. Intanto arrivano durissime critiche anche dalle federazioni di America e Asia.

Il piano di vendita e il no di Trump

La bufera è esplosa con il progetto Fifa Forward Enterprise, che prevedeva di cedere il 21% dei diritti commerciali dei Mondiali (per nazionali e club) al fondo privato Thrive Capital di Joshua Kushner, cognato di Ivanka Trump, figlia del presidente Usa.

Infantino ha cercato riparo politico a Washington provando a contattare il segretario di Stato USA, Marco Rubio, ma l’operazione non ha funzionato. Anzi, i rapporti con la Casa Bianca si sono raffreddati di colpo, tanto che lo stesso Trump ha preso le distanze: «Vendere le quote del Mondiale? Non me ne ha mai parlato».

La Uefa blocca i documenti e valuta le carte bollate

La crisi è diventata subito politica: il primo ministro britannico Andy Burnham ha chiesto le dimissioni di Infantino, mentre il presidente francese Emmanuel Macron appoggia la linea dura della Uefa.

Il presidente dell’Uefa, Aleksander Ceferin, ha inviato una lettera durissima a Infantino e ai fondi coinvolti, annunciando possibili azioni legali e chiedendo di congelare e conservare tutti i documenti e le email legate all’affare, per evitare che spariscano prove.

Fuga dei fedelissimi e caccia al successore

Ormai anche i collaboratori più stretti stanno scappando. Il suo consigliere Carlos Cordeiro (ex Goldman Sachs) si è dimesso parlando di «un pessimo affare per il calcio», mentre il direttore operativo Kevin Lamour ha preso le distanze da un piano gestito in totale autonomia dal presidente.

A breve potrebbe essere convocato un Consiglio straordinario della Fifa per chiedere le dimissioni di Infantino. Anche se conserva qualche appoggio in Africa e in Qatar, la corsa a chi prenderà il suo posto è già iniziata: in prima fila c’è il canadese Victor Montagliani (presidente Concacaf), mentre la Uefa guarda con attenzione anche a Nasser Al-Khelaïfi.