Garlasco, Venditti scagionato. Il giudice sulle anomalie di Sapone e Spoto: «Possibile accordo nella pg o millantato credito»

ex procuratore Mario Venditti

Il gip Macca archivia l’accusa di corruzione contro Mario Venditti, ma individua «trascrizioni incomplete, contatti irrituali con Sempio e omissioni» nella polizia giudiziaria. Gli atti tornano a Pavia: sotto la lente gli ex carabinieri Silvio Sapone e Giuseppe Spoto e l’ipotesi di un accordo nella pg o di un millantato credito.

L’archiviazione di Mario Venditti chiude definitivamente un capitolo dell’inchiesta parallela sul delitto di Garlasco, ma contemporaneamente ne apre un altro. Il gip di Brescia Mauroernesto Macca esclude che siano emersi elementi capaci di sostenere l’accusa secondo cui l’ex procuratore aggiunto di Pavia avrebbe ricevuto 20 o 30 mila euro dalla famiglia Sempio per favorire l’archiviazione di Andrea nel 2017. E lo fa con motivazioni che spostano l’attenzione su quanto accadde invece a livello di polizia giudiziaria.

Il passaggio più pesante del decreto riguarda infatti quelle che lo stesso giudice definisce «anomalie»: trascrizioni incomplete, contatti irrituali con Andrea Sempio e omissioni nell’annotazione relativa ai tabulati. Circostanze che, secondo il gip, «riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria» e si collocano quasi interamente «a un livello diverso» rispetto a quello di Venditti. Il resto degli atti sarà quindi trasmesso a Pavia. Ed è qui che l’inchiesta potrebbe ricominciare.

Nessun denaro e nessun contatto tra Venditti e i Sempio

Gli accertamenti patrimoniali rappresentano uno dei punti decisivi dell’archiviazione. Sui rapporti bancari riconducibili a Venditti gli investigatori non hanno trovato accrediti, versamenti o disponibilità anomale compatibili, per importo o periodo, con i prelievi effettuati dalla famiglia Sempio. Non soltanto. Il decreto evidenzia che non è emerso alcun contatto telefonico, telematico o personale tra l’ex procuratore aggiunto e i Sempio o i loro difensori al di fuori degli incontri istituzionali legati al procedimento.

Anche la genesi della richiesta di archiviazione del 2017 assume un peso importante. L’ex pm di Pavia coassegnataria dell’indagine, la dottoressa Pezzino, ha spiegato che la richiesta nacque dall’istruttoria testimoniale e dall’informativa preparata dai carabinieri della polizia giudiziaria pavese. I militari avevano rappresentato l’assenza di elementi rilevanti nelle intercettazioni. Venditti avrebbe successivamente rivisto quella bozza, poi sottoscritta dal procuratore e infine accolta dal gip. Una ricostruzione che non offre, secondo il giudice, elementi sufficienti per sostenere l’esistenza di un accordo corruttivo con la famiglia Sempio.

Il pizzino «Venditti Gip archivia» cambia significato

Cambia anche la lettura del famoso appunto sequestrato nella casa dei Sempio, dal quale era partita l’inchiesta: «Venditti Gip archivia per 20-30 euro». La cifra era stata inizialmente interpretata come possibile riferimento a 20-30 mila euro destinati a ottenere l’archiviazione di Andrea Sempio. Il gip propone però una ricostruzione diversa: quelle parole appaiono come la «verosimile trascrizione di un colloquio con i difensori», mentre la cifra andrebbe collocata nel contesto delle spese affrontate in quella circostanza.

Il giudice non sostiene che ogni interrogativo sia stato risolto. Al contrario, scrive esplicitamente che «non significa che ogni ombra sia stata dissolta». Ma tra l’esistenza di un dubbio e la prova che il denaro sia arrivato a Venditti manca un passaggio decisivo. Senza una traccia concreta del pagamento, quell’incertezza non permette una ragionevole previsione di condanna dell’ex magistrato.

Sapone e Spoto, le anomalie finiscono sotto la lente

Resta invece aperto il capitolo relativo all’attività della polizia giudiziaria pavese e in particolare ai rapporti che Venditti intratteneva con gli ex carabinieri Silvio Sapone e Giuseppe Spoto.

Il decreto distingue nettamente le eventuali irregolarità dall’accusa rivolta all’ex procuratore. Le trascrizioni incomplete, i contatti irrituali con Sempio e le omissioni nell’annotazione dei tabulati non vengono attribuiti a Venditti, ma riguarderebbero l’attività degli appartenenti alla polizia giudiziaria.

Ci sono poi altri episodi finiti sotto osservazione. Il 24 dicembre 2016 l’allora comandante del Nucleo informativo Maurizio Pappalardo fotografò documenti presenti sulla scrivania di Venditti. Inoltre, nell’archivio del reparto venne successivamente ritrovata una bozza della richiesta di archiviazione trasmessa all’ex procuratore aggiunto.

Per il gip, neppure questi elementi dimostrano un coinvolgimento corruttivo di Venditti. Anche adottando l’interpretazione più sfavorevole, potrebbero documentare una gestione irregolare di documenti interni e un rapporto di confidenza con i militari, non un accordo illecito con la famiglia Sempio.

Il giudice apre a due scenari: accordo nella polizia giudiziaria o millantato credito

È nella parte conclusiva che il decreto assume una rilevanza ancora maggiore per il futuro dell’inchiesta.

Il gip affronta anche un altro elemento rimasto senza una spiegazione definitiva: la disponibilità anticipata da parte della difesa Sempio di alcuni atti utilizzati nell’indagine. Anche in questo caso, secondo il giudice, non esistono elementi che conducano all’ufficio dell’allora procuratore aggiunto.

Il quadro, però, viene giudicato compatibile con altre ricostruzioni. E Macca ne indica espressamente due: un eventuale accordo collocato a livello della polizia giudiziaria operante oppure un possibile millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio.

Non sono responsabilità accertate. Sono scenari investigativi alternativi che, proprio perché non coinvolgono Venditti, dovranno essere eventualmente approfonditi dalle autorità giudiziarie competenti. Ed è questo il punto che rende l’archiviazione molto diversa dalla chiusura dell’intera vicenda.

Venditti esce dal caso, gli atti tornano a Pavia

Dopo quasi quattordici mesi Mario Venditti esce dunque dall’inchiesta sulla presunta corruzione. Per il suo avvocato Domenico Aiello si chiude una pagina giudiziaria definita «triste e indecorosa». Ma il fascicolo non scompare. Gli atti residui verranno trasmessi a Pavia, dove potranno proseguire gli approfondimenti sulle anomalie individuate nell’attività investigativa del 2017. La domanda che aveva aperto l’inchiesta era semplice e devastante: qualcuno pagò Venditti per fare archiviare Andrea Sempio? Il decreto di Brescia fornisce una risposta netta sul magistrato: non sono state trovate prove che quel denaro sia arrivato a lui.

Adesso, però, la domanda si sposta. Bisogna capire cosa siano state realmente quelle anomalie, perché la difesa disponesse anticipatamente di determinati atti e se dietro i soldi movimentati dalla famiglia Sempio ci fosse qualcosa di diverso dalle spese legali dichiarate. Venditti esce dall’inchiesta. Il 2017 di Garlasco, invece, resta ancora tutto da spiegare.