Garlasco, il genetista scuote il caso: ecco perché Alberto Stasi potrebbe essere innocente

le scarpe di Alberto Stasi

Niente sangue sulle suole, niente tracce sui tappetini dell’auto, le dichiarazioni del genetista Giorgio Portera scuotono il caso Garlasco. Se Alberto Stasi fosse davvero entrato nella villetta del massacro, come avrebbe fatto a non lasciare neanche una micro-particella di sangue sulle sue calzature? Un interrogativo che oggi pesa come un macigno sulla condanna a 16 anni.

Quella traccia a “V” che non convince

Uno dei pilastri dell’accusa è sempre stata quella traccia ematica a forma di “V” trovata sulla scena del crimine. Ma per Giorgio Portera, ex ufficiale del Ris di Parma, le cose non stanno così. Intervistato da Il Giorno, l’esperto è stato categorico: “Quella traccia non ha la forma di un’orma, richiama solo una minima parte di una suola simile alle Lacoste”.

Secondo il genetista, mancano i dettagli caratteristici per attribuirla con certezza a una calzatura specifica. Non solo: le analisi condotte sui database rivelano che esistono moltissimi altri modelli di scarpe con lo stesso identico disegno. Un dubbio che mina alla base la ricostruzione dell’accusa.

Il mistero delle Lacoste

Il 14 agosto 2007, Alberto Stasi consegnò spontaneamente tre paia di scarpe, incluse le Lacoste che sosteneva di aver indossato il giorno del delitto. Erano pulite. È possibile che il sangue si sia rimosso da solo camminando? Portera frena: “La consuetudine ci dice che i residui ematici persistono anche con l’uso successivo”.

Sebbene esistano variabili come il tempo e il modo di camminare, l’idea che un assassino possa “ripulire” le suole semplicemente camminando per strada appare, agli occhi degli esperti, un’ipotesi estremamente fragile.

L’esperimento decisivo

Il punto di rottura definitivo arriva però dai tappetini dell’auto di Stasi. Una perizia tecnica (la consulenza Testi-Bitelli-Vittuari) ha dimostrato che quel tipo di suola ha una “marcata capacità di adesione”: in parole povere, le scarpe di Stasi avrebbero dovuto “catturare” il sangue e trasferirlo immediatamente sui tappetini dell’auto.

Eppure, la vettura di Alberto era immacolata. “Se sui tappetini non c’erano tracce, i periti hanno ritenuto impossibile che Stasi fosse entrato sulla scena del crimine”, spiega Portera. Un’evidenza scientifica che cozza violentemente con la sentenza di condanna.

Andrea Sempio e la nuova indagine

Mentre i dubbi scientifici riemergono, l’attenzione si sposta sulla nuova pista investigativa. La Procura di Pavia sta approfondendo la posizione di Andrea Sempio, all’epoca amico del fratello di Chiara Poggi.

Il nuovo filone d’indagine potrebbe essere la chiave per la revisione del processo chiusosi 11 anni fa. Un colpo di scena che Stasi attende dalla cella del carcere di Bollate, nonostante il rifiuto di Sempio di sottoporsi alla perizia psichiatrica richiesta dagli inquirenti. Il caso di Garlasco, dopo quasi vent’anni, è tutt’altro che chiuso.