Quaranta gigabyte. Dentro un iPhone 12 mini che sarebbe stato utilizzato da Andrea Sempio e che gli investigatori hanno già sottoposto a copia forense. È uno dei capitoli ancora da esplorare fino in fondo nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, mentre si avvicina la scadenza di fine settembre indicata per gli accertamenti integrativi disposti dalla Procura di Pavia.
Il particolare emerge dall’informativa dei carabinieri dedicata al materiale informatico acquisito nel corso delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
Nel documento viene indicato espressamente che «il volume dei dati in esso presente si attesta intorno ai 40 GB» e, soprattutto, che «l’analisi di quanto estrapolato tramite copia forense non è stata conclusa». Una volta completate le operazioni, viene precisato, sarà trasmessa un’integrazione sulle attività svolte.
Il telefono appartiene naturalmente a un’epoca molto successiva all’omicidio. Non può quindi contenere fotografie, messaggi o geolocalizzazioni registrati direttamente il 13 agosto 2007. Ma questo non significa che il suo contenuto sia necessariamente irrilevante per un’indagine che sta cercando di ricostruire anche ciò che è accaduto negli anni successivi.
Cosa possono cercare gli investigatori nei 40 GB dell’iPhone
Quaranta gigabyte possono contenere una quantità enorme di informazioni: fotografie, video, messaggi, chat, posta elettronica, note, documenti, cronologie di navigazione, ricerche internet, dati delle applicazioni, contatti e informazioni di localizzazione. Ma sarebbe scorretto sostenere che tutto questo materiale sia effettivamente presente nel telefono di Sempio o, soprattutto, che contenga elementi compromettenti. La copia forense serve proprio a scoprirlo.
Particolarmente interessanti potrebbero risultare eventuali conversazioni relative a Chiara Poggi, Alberto Stasi, alla famiglia Poggi o allo stesso delitto di Garlasco, soprattutto se intercorse con persone che compaiono negli atti dell’inchiesta. Lo stesso vale per ricerche effettuate online sul caso, documenti conservati nel dispositivo o eventuali riferimenti alle precedenti convocazioni di Sempio avvenute negli anni.
Un telefono moderno, inoltre, non è necessariamente soltanto la fotografia del periodo nel quale è stato acquistato. Backup, migrazioni da precedenti smartphone, archivi delle applicazioni e servizi cloud possono aver trasferito nel dispositivo materiale digitale molto più vecchio dell’iPhone stesso. Saranno gli specialisti a stabilire che cosa sia stato effettivamente recuperato e quale sia la sua datazione.
Il punto decisivo sono le conversazioni e i rapporti
Per gli investigatori potrebbe essere importante soprattutto ricostruire la rete di rapporti dell’indagato e ciò che eventualmente è stato detto sul delitto negli anni successivi. Andrea Sempio era amico di Marco Poggi, fratello di Chiara, e frequentava la villetta di via Pascoli. Il suo nome era già entrato nelle indagini anni fa e dal 2025 è nuovamente indagato dalla Procura di Pavia.
Per questo eventuali messaggi nei quali si parli del caso potrebbero essere valutati insieme agli altri elementi raccolti. Il punto non sarebbe necessariamente trovare una fantomatica «confessione» nascosta nello smartphone, scenario suggestivo ma del tutto ipotetico, quanto verificare coerenza, cronologia e contenuto delle comunicazioni rispetto alle dichiarazioni rese dall’indagato e dagli altri soggetti ascoltati.
Anche eventuali file cancellati potrebbero avere interesse investigativo qualora fossero tecnicamente recuperabili. Ma cancellare un messaggio, una fotografia o una conversazione, naturalmente, non costituisce di per sé prova di alcunché: servirebbero contenuto, contesto e collegamento concreto con i fatti oggetto dell’inchiesta.
Perché un telefono recente può interessare per un omicidio del 2007
È questa l’apparente contraddizione dell’iPhone 12 mini: come può aiutare a ricostruire un delitto commesso quasi vent’anni prima della sua acquisizione? La risposta sta proprio nella natura della nuova inchiesta. Gli investigatori non stanno cercando soltanto una fotografia digitale della mattina del 13 agosto 2007. Stanno ricostruendo rapporti, dichiarazioni, comportamenti e possibili elementi emersi nel corso degli anni, confrontandoli con le nuove consulenze scientifiche.
Un dispositivo utilizzato recentemente dall’indagato può quindi diventare una sorta di archivio personale. Può mostrare con chi abbia mantenuto rapporti, quali informazioni abbia conservato, cosa abbia scritto e quali eventuali materiali provenienti da dispositivi precedenti siano stati trasferiti nel nuovo telefono. È però fondamentale distinguere le possibilità tecniche dai risultati investigativi: al momento non è stato reso noto alcun contenuto specifico dei 40 GB capace di collegare Sempio all’omicidio.
Il conto alla rovescia verso fine settembre
Il telefono è soltanto uno dei numerosi tasselli che la Procura di Pavia dovrà mettere in fila prima di decidere il destino della nuova indagine. Sul tavolo ci sono gli accertamenti genetici, le impronte, le verifiche sulle calzature e il lavoro affidato al professor Roberto Catanesi, che avrebbe chiesto di incontrare direttamente Sempio per completare la propria consulenza. La difesa sta valutando se accettare il colloquio.
A questo materiale potrebbe dunque aggiungersi l’esito definitivo dell’analisi dell’iPhone. Il passaggio contenuto nell’informativa è chiaro: l’estrazione forense è stata effettuata, ma l’esame del materiale non risultava concluso. Non sappiamo quindi se quei 40 GB nascondano una tessera importante del puzzle oppure una gigantesca quantità di dati privi di qualsiasi interesse investigativo.
È proprio questa la domanda alla quale dovranno rispondere gli specialisti. Perché nella nuova inchiesta di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, anche uno smartphone acquistato molti anni dopo il delitto può raccontare qualcosa. Ma soltanto l’analisi dei dati potrà stabilire se abbia davvero qualcosa da raccontare agli investigatori.







