Una chiazza di gasolio lunga 28 chilometri ha percorso il Naviglio Grande da Magenta fino a Milano e ha raggiunto anche la Darsena. Vigili del fuoco e Protezione civile lavorano senza sosta dalla serata di venerdì 4 settembre per contenere e aspirare gli idrocarburi, mentre il Parco del Ticino lancia l’allarme sulle conseguenze per l’ecosistema: i danni alla fauna ittica e alla biodiversità potrebbero essere ingenti.
La corrente ha trascinato rapidamente la sostanza oleosa verso Milano, superando almeno in parte le sette barriere galleggianti assorbenti collocate lungo il Naviglio. Poco prima della mezzanotte una parte degli idrocarburi ha raggiunto la Darsena. Ora preoccupano anche i canali irrigui alimentati dal Naviglio, che portano acqua a centinaia di ettari di campi agricoli.
«Purtroppo si è trattato di uno sversamento molto consistente», spiega Claudio De Paola, direttore del Parco del Ticino. «I danni diretti e le ripercussioni su fauna ittica, biodiversità, sistema irriguo sono davvero ingenti».
Lo sversamento a Magenta e la corsa di 28 chilometri verso Milano
L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio di venerdì durante alcuni lavori programmati di manutenzione della fognatura a Magenta. I tecnici hanno rilevato una forte presenza di idrocarburi nelle acque del Naviglio Grande e il materiale ha compromesso anche il funzionamento della rete fognaria.
Gli operatori di Gruppo Cap hanno controllato la rete e bonificato la vasca, riportando la fognatura alla normale funzionalità. Ma nel frattempo un quantitativo consistente di sostanza inquinante aveva già raggiunto il Naviglio.
La corrente ha fatto il resto. La massa oleosa ha cominciato a muoversi lungo il canale in direzione di Milano e ha percorso circa 28 chilometri.
Il sindaco di Magenta Luca Del Gobbo ha lanciato l’allarme alla Prefettura e agli enti interessati. Vigili del fuoco e Protezione civile hanno quindi disposto sette barriere galleggianti nei punti considerati strategici: Gaggiano, Robecco sul Naviglio, tra Trezzano sul Naviglio e Corsico e infine nella zona milanese di San Cristoforo.
Le barriere hanno rallentato e trattenuto una parte degli idrocarburi, ma non sono riuscite a bloccare l’intera chiazza.
Il gasolio raggiunge la Darsena, scatta lo stop alla navigazione
Intorno alle 23.30 di venerdì la macchia oleosa ha raggiunto le porte di Milano. Poco prima della mezzanotte una parte della sostanza è entrata anche nella Darsena.
Le squadre dei vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte e proseguono le operazioni anche sabato. I soccorritori stanno facendo convergere il materiale verso via Conchetta, dove una chiusa offre la possibilità di concentrarlo e aspirarne il più possibile.
Cinque automezzi dei pompieri partecipano alle operazioni insieme alla Protezione civile, al Comune di Milano e alla Città Metropolitana. Nella notte anche l’assessore milanese Marco Granelli ha raggiunto la zona di Lodovico il Moro per seguire gli interventi.
Le autorità hanno intanto vietato la navigazione sul Naviglio Grande e gli altri utilizzi dell’acqua. Lo stop coinvolge i battelli turistici e le numerose attività sportive che utilizzano quotidianamente il canale, dal canottaggio alla canoa, dal dragon boat al sup.
Allarme per pesci, biodiversità e irrigazione dei campi
Adesso l’emergenza si sposta soprattutto sul fronte ambientale. Il Naviglio Grande alimenta una vasta rete di canali che irriga centinaia di ettari di terreni agricoli e la diffusione degli idrocarburi potrebbe quindi produrre conseguenze ben oltre il tratto nel quale la chiazza risulta visibile.
La Prefettura ha allertato i Comuni interessati affinché tengano sotto controllo il sistema irriguo, mentre tecnici e soccorritori cercano di impedire alla sostanza di propagarsi ulteriormente.
Il Parco del Ticino descrive già una situazione molto seria. Secondo il direttore Claudio De Paola, le diverse strutture impegnate nell’emergenza hanno faticato ad arginare lo sversamento proprio a causa della quantità di materiale finita nell’acqua.
Durissimo anche l’assessore di Magenta Simone Gelli: «Un intero ecosistema messo in gravissima difficoltà e che rimarrà tale per chissà quanto tempo». Gelli auspica inoltre che chi ha provocato il disastro si assuma le proprie responsabilità.
Una condotta perforata durante gli scavi: l’ipotesi sull’origine
Gli investigatori e i tecnici devono ora ricostruire l’origine esatta dello sversamento. Le prime informazioni non indicano un gesto doloso e concentrano invece l’attenzione su un possibile incidente durante alcuni lavori di scavo.
Una perforazione accidentale potrebbe aver danneggiato una condotta e riversato gli idrocarburi nel sistema fognario, da dove la sostanza avrebbe poi raggiunto il Naviglio Grande.
Gli accertamenti dovranno stabilire che cosa sia realmente accaduto, identificare la sostanza e quantificare il materiale disperso, oltre a individuare eventuali responsabilità.
Nel frattempo vigili del fuoco e Protezione civile continuano a lavorare sulle acque del Naviglio. La priorità resta recuperare quanto più gasolio possibile e impedirgli di raggiungere altri canali. Ma dopo 28 chilometri percorsi da Magenta alla Darsena, l’emergenza non riguarda più soltanto la rimozione della chiazza: ora bisognerà misurare i danni provocati a uno degli ecosistemi più importanti dell’area milanese







