C’è un’altra frase nel video girato dai carabinieri nella villetta di Chiara Poggi il 16 aprile 2008. Ed è forse ancora più enigmatica del ormai noto «C’è l’Estathé?». Una conversazione apparentemente marginale, pronunciata fuori campo mentre gli operatori stanno lavorando, assume un significato diverso nel momento in cui qualcuno ricorda ai presenti che la telecamera non sta registrando soltanto le immagini.
La sequenza è stata riportata all’attenzione da Luigi Grimaldi, che ha riesaminato il filmato del sopralluogo effettuato alla vigilia del dissequestro della casa di via Pascoli, otto mesi dopo l’omicidio. Nell’audio si sente inizialmente l’allora capitano Gennaro Cassese parlare delle operazioni in corso.
Poi alcune voci fuori campo. Una di queste pronuncia una frase apparentemente incompleta ma molto precisa: «Da ieri l’avremo ripetuto 57 volte». A quel punto interviene chi sta effettuando la registrazione: «Riprendo audio, tutto!». La stessa voce prova poco dopo a riprendere il discorso: «…che tra ieri e oggi l’avremo ripetuto…». Poi un improvviso «Ah!» e la conversazione si ferma. Poco dopo si interrompe anche la ripresa.
«Da ieri l’avremo ripetuto 57 volte»: che cosa stavano ripetendo?
È questa la domanda nuova che emerge dal filmato. Che cosa era stato ripetuto decine di volte tra il giorno precedente e quello del sopralluogo? Dal frammento audio disponibile non è possibile stabilirlo. Ed è proprio per questo che bisogna evitare di trasformare una frase incompleta in una prova di qualcosa che il video, da solo, non dimostra.
Il contesto, tuttavia, rende lo scambio interessante. Siamo nella villetta nella quale il 13 agosto 2007 è stata assassinata Chiara Poggi e gli operatori stanno effettuando un’attività destinata a entrare nella documentazione dell’inchiesta. Tra gli oggetti sui quali si concentreranno c’è proprio la pattumiera della cucina e il contenitore di Estathé destinato, molti anni dopo, a tornare centrale per il DNA di Alberto Stasi trovato sulla cannuccia. Il particolare significativo non è quindi soltanto ciò che viene detto, ma la reazione all’avvertimento che anche le conversazioni vengono registrate.
«Riprendo audio, tutto!»: l’avvertimento dell’operatore
La frase dell’operatore sembra avere una funzione molto semplice: ricordare ai presenti che il microfono è acceso e che qualsiasi cosa venga pronunciata può rimanere impressa nella registrazione. Ed è ciò che accade subito dopo a rendere la sequenza curiosa. La persona che aveva parlato dei qualcosa «ripetuto 57 volte» riprende infatti il discorso, ma sembra interrompersi nel momento in cui comprende di essere registrata.
Grimaldi attribuisce a questo comportamento un significato molto preciso: secondo il giornalista, dimostrerebbe che chi pronunciò successivamente sottovoce «C’è l’Estathé?» fosse perfettamente consapevole della presenza del microfono e utilizzasse intenzionalmente un tono basso. È però una sua interpretazione della sequenza, non un fatto giudiziariamente accertato.
Il collegamento con il precedente «C’è l’Estathé?»
Il nuovo audio diventa particolarmente interessante perché può essere messo in relazione con l’altro sussurro contenuto nello stesso filmato. Quando i carabinieri arrivano alla pattumiera, infatti, una voce domanda sottovoce «C’è l’Estathé?» e un’altra risponde «Sì». Quel particolare è già emerso nelle scorse settimane e ha alimentato interrogativi sulla ragione per cui gli operatori sembrassero cercare proprio quel contenitore.
Ora la precedente conversazione aggiunge un elemento diverso: almeno alcuni dei presenti sapevano esplicitamente che il microfono della telecamera stava registrando le loro parole. Questo non dimostra che il tono utilizzato successivamente per parlare dell’Estathé fosse finalizzato a nascondere qualcosa. Ma rende legittimo chiedersi perché quella domanda sia stata pronunciata sottovoce e, soprattutto, quale fosse il contenuto della conversazione che si interrompe quando viene ricordata la registrazione audio.
Il video del 16 aprile 2008 diventa un documento da riesaminare
La questione dell’Estathé resta sullo sfondo, ma questa volta il vero protagonista è il filmato stesso. Il sopralluogo del 16 aprile 2008 avvenne otto mesi dopo l’assassinio di Chiara Poggi e immediatamente prima del dissequestro della villetta. Proprio in quella occasione venne acquisito il contenuto della pattumiera, compreso il brick sulla cui cannuccia sarebbe stato individuato nel 2025 il DNA di Alberto Stasi.
Per comprendere il significato del nuovo frammento sarebbe necessario disporre dell’intera registrazione originale e ricostruire senza tagli ciò che accadde immediatamente prima e dopo quelle parole. Perché «Da ieri l’avremo ripetuto 57 volte» potrebbe riferirsi a qualcosa di assolutamente ordinario legato alle procedure del sopralluogo. Oppure potrebbe riguardare un elemento interessante per comprendere come quell’operazione fosse stata preparata.
Oggi semplicemente non lo sappiamo. Ma dopo quasi diciannove anni il video della villetta di Garlasco sembra avere ancora qualcosa da raccontare. E questa volta la domanda non è più soltanto perché qualcuno sapesse di dover cercare l’Estathé, ma che cosa i presenti avessero discusso o ripetuto così tante volte prima che la telecamera cominciasse a registrare anche le loro parole.







