Crescono gli incassi derivanti dall’applicazione della tassa di soggiorno nei comuni italiani a vocazione turistica. Secondo l’Osservatorio nazionale di Jfc, nei primi sei mesi del 2026 i guadagni degli enti locali hanno superato i 438 milioni di euro, in aumento del 13%. Numeri in crescita del 30% rispetto al 2024.
Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno realizzato da JFC tourism & management, nel 2025 le casse delle amministrazioni locali hanno incassato la cifra record di 1 miliardo 150 milioni e 12 mila euro. Si tratta di una crescita netta del +12,8% rispetto al 2024 (quando si registrarono 1 miliardo e 19 milioni).
Questo risultato consolida un trend inarrestabile: l’imposta, introdotta nel 2011 con appena 13 Comuni aderenti e 77 milioni di incasso, è diventata oggi una colonna portante della finanza locale, applicata oggi da ben 1.389 Comuni.
La mappa geografica degli incassi: il podio delle Regioni e delle grandi città d’Arte
La distribuzione geografica di questo immenso “tesoretto” riflette le storiche disparità dei flussi turistici nel Paese. Il Lazio si conferma il dominatore indiscusso della classifica regionale, raccogliendo da solo oltre 300 milioni di euro (pari al 26,1% del totale nazionale). Di questi, la stragrande maggioranza è ad appannaggio di Roma, stimata a 288,1 milioni di euro (un dato stabile con un +0,5% rispetto al 2024, ma inferiore alle attese del Giubileo a causa di un massiccio flusso verso strutture di fascia più economica).
Al secondo posto sale la Lombardia con 158,4 milioni di euro (13,8% del totale), protagonista di un balzo spettacolare del +37,8% rispetto al 2024. A trainare la locomotiva lombarda è Milano, che segna un eccezionale +42,9% sfiorando i 109,3 milioni e superando per la prima volta Firenze. La Toscana scivola così sul terzo gradino del podio con 136,1 milioni (+11,8%), spinta dagli 82,7 milioni del capoluogo fiorentino (+8%). Dietro ai giganti si posizionano il Veneto con 117,2 milioni (+11,4%), il Trentino-Alto Adige con 98,4 milioni e l’Emilia-Romagna con 69,2 milioni (+24,1%). Nel Mezzogiorno spiccano la Campania con oltre 60 milioni (+14,7%) e la Sicilia con 47,9 milioni (+18,1%), mentre la Calabria si attesta a 12,6 milioni (+11,8%). Chiudono la classifica regioni dalle quote complessive ancora marginali come la Basilicata (3,2 milioni) e il Molise, che pur registrando una crescita percentuale strabiliante del +595,7% (dovuta all’introduzione della tassa a Campobasso) raccoglie complessivamente 423 mila euro.
Una tassa legata alle stelle, ma disuguale
L’analisi di JFC evidenzia come la crescita delle entrate non sia necessariamente legata a un aumento dei flussi di visitatori. Essa è dovuta principalmente a un incremento delle tariffe e all’allargamento della platea dei Comuni che applicano il tributo.
Inoltre, emerge un forte tema di equità fiscale. La stragrande parte dei Comuni applica tariffe fisse basate sulla classificazione alberghiera (le classiche “stelle“). Questo metodo, sebbene semplice, crea forti disparità: chi alloggia in un hotel a 3 stelle paga la stessa tariffa fissa (ad esempio 2 euro a notte), sia che la camera costi 65 euro sia che ne costi 220. Solo poche amministrazioni si differenziano da questa modalità, come Bergamo (che applica una percentuale del 7% sul costo del pernottamento), Bologna (tariffe a scaglioni di prezzo) o Siracusa (4%), che hanno introdotto sistemi proporzionali legati al reale costo della camera.
La stagionalità del tributo: il “fattore estate”
L’andamento trimestrale degli incassi mostra in modo plastico come la tassa di soggiorno sia strettamente legata alle vacanze estive. Il secondo semestre dell’anno è strategicamente cruciale, concentrando ben il 67,5% delle entrate complessive. Il primo trimestre vale il 14,9% degli incassi complessivi mentre il secondo vale il 17,6%. Luglio, agosto, settembre generano il 36,9% del totale e gli ultimi tre mesi dell’anno produce da solo un terzo degli introiti complessivi (32,5%) grazie alla concentrazione delle vacanze balneari e montane.
Tra le città d’arte il record di incassi spetta alla Capitale. Roma incassa 288 milioni. Seguono Milano con 109 milioni e Firenze con 82 milioni. Bologna cresce del 42,4% ed introita 21,8 milioni. Cala invece Venezia che pur incassando 38,6 milioni perde il 3,1%.
Tra le località balneari sul podio dei maggiori incassi salgo, nell’ordine, Rimini con 14,2 milioni, Sorrento con 9,3 milioni e Caorle con 6,6 milioni ed un balzo in avanti delle riscossioni pari al 59,9%. Seguono Cavallino Treporti (5,5 milioni) e Cervia (4,1 milioni). Abano con 3,9 milioni guida la classifica delle località termali. Seguono Merano con 3,2 milioni e Sirmione con 2,3 milioni ed un aumento di incassi pari al 25,9%.
La classifica della montagna è dominata da Castelrotto (5,3 milioni). Aò secondo e al terzo posto ci sono Selva di Val Gardena (3,8 milioni) e Corvara in Badia (3 milioni). Seguono, distanziate di poco, Ortisei (2,7 milioni) e Cortina d’Ampezzo 2,6 milioni).







