Vannacci, nel programma di Futuro Nazionale l’aborto «non è un diritto»: stretta sulla RU-486 e un ministero della Vita e della Famiglia

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci alza ancora l’asticella sui temi etici. Nella seconda parte della “Base Ideologica e Programmatica” di Futuro Nazionale, pubblicata sul sito del partito, compare un intero capitolo dedicato a demografia, famiglia, vita e identità. E sull’aborto la posizione non lascia spazio a interpretazioni: nel documento si legge che «non è un diritto».

Non si tratta soltanto di una dichiarazione di principio. Il programma costruisce attorno a questa impostazione una serie di proposte che, se trasformate in legge, inciderebbero sull’attuale gestione dell’interruzione volontaria di gravidanza, sul ruolo dei consultori e sull’utilizzo della pillola abortiva RU-486. Al centro c’è anche una modifica della prospettiva giuridica sul concepito, che Futuro Nazionale propone di riconoscere come «soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati».

Vannacci e l’aborto: cosa prevede il programma di Futuro Nazionale

Il documento parte formalmente dalla legge 194 e chiede di attribuire priorità agli strumenti di prevenzione dell’aborto e di sostegno alla maternità già previsti dalla normativa. Futuro Nazionale propone però anche la presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, l’informazione sul battito fetale, maggiori aiuti economici alle donne alle prese con gravidanze difficili e lo sviluppo di forme di adozione prenatale.

Il progetto politico di Vannacci punta inoltre sulle cosiddette “culle per la vita”, chiedendone la presenza obbligatoria in ogni ospedale dotato di reparto maternità, insieme al sostegno alle strutture destinate alle donne incinte in condizioni di particolare vulnerabilità.

Uno dei punti politicamente più delicati riguarda la RU-486. Nel programma non compare un divieto assoluto del farmaco, ma la proposta di vietarne la somministrazione in regime ambulatoriale o domiciliare. Una distinzione importante rispetto alla formulazione, più drastica, di un generico stop alla pillola abortiva.

Il concepito diventa «soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati»

Ancora più significativa appare la parte relativa allo status del concepito. Futuro Nazionale propone di riconoscerlo come soggetto portatore di interessi tutelati dall’ordinamento e di introdurre aggravanti specifiche per i reati commessi contro donne incinte quando provochino la perdita del nascituro.

Il programma vuole inoltre anticipare alcuni effetti del riconoscimento del bambino già alla gravidanza, almeno per quanto riguarda l’accesso della famiglia a bonus e agevolazioni, comprese misure legate alle borse di studio e alle case popolari.

È un impianto che sposta il confronto oltre il solo terreno dell’interruzione volontaria di gravidanza. La questione diventerebbe infatti anche giuridica: stabilire quale tutela attribuire al concepito e come coordinarla con i diritti riconosciuti alla donna dall’ordinamento italiano.

Dal ministero della Vita alla Giornata della Vita nascente

Vannacci punta anche a tradurre questa impostazione in una nuova architettura istituzionale. Futuro Nazionale propone infatti la creazione di un ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità, accompagnato da un Piano nazionale per la Vita nascente e la Prevenzione dell’Aborto.

Nel documento compare inoltre l’istituzione della Giornata nazionale della Vita nascente, da celebrare il 25 marzo. Una scelta che conferma quanto famiglia, natalità e aborto siano destinati a diventare alcuni dei principali terreni identitari sui quali l’ex generale vuole costruire il profilo politico della sua formazione.

La pubblicazione del programma chiarisce così anche la collocazione che Futuro Nazionale cerca di conquistare nello spazio politico italiano: una destra fortemente conservatrice sui temi etici, che non si limita alla sicurezza, all’immigrazione e alla sovranità nazionale ma porta direttamente nel confronto politico questioni come aborto, famiglia e tutela giuridica della vita prenatale.

Il passaggio più destinato a far discutere resta però quello iniziale. Scrivere in un programma politico che l’aborto «non è un diritto» significa aprire un confronto che inevitabilmente toccherà la legge 194 e il delicato equilibrio costruito attorno alla sua applicazione. Ed è proprio su questo terreno che le proposte di Vannacci promettono di accendere una nuova battaglia politica.