Garlasco, la difesa di Andrea Sempio demolisce la nuova perizia: Cataliotti attacca gli esperti della Procura, «Per noi vale zero»

Andrea Sempio

La battaglia delle perizie sul delitto di Garlasco diventa sempre più dura. Questa volta la difesa di Andrea Sempio non usa sfumature e boccia senza appello uno degli ultimi elaborati entrati nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. A pronunciare le parole più pesanti è l’avvocato Liborio Cataliotti: «Per noi vale zero».

Il legale non contesta soltanto le conclusioni. Mette in discussione il metodo seguito e soprattutto il perimetro entro il quale, secondo la difesa, avrebbe dovuto muoversi il perito. Il punto diventa cruciale mentre la Procura di Pavia continua a raccogliere consulenze e approfondimenti tecnici in vista delle prossime decisioni sull’unico indagato della nuova inchiesta.

Garlasco, Cataliotti contro la perizia: «Doveva dare un dato statistico»

Cataliotti ha espresso la posizione del pool difensivo durante un servizio trasmesso da Zona Bianca. Secondo il legale, l’elaborato avrebbe dovuto fornire essenzialmente una valutazione statistica relativa agli elementi sottoposti all’esperto.

La critica nasce da ciò che il perito avrebbe aggiunto a quel risultato. Per Cataliotti, commenti e premesse contenuti nella relazione finirebbero per attribuire agli accertamenti un significato più ampio rispetto a quello che i dati consentirebbero di sostenere. Da qui il giudizio drastico: «Vale zero».

È una presa di posizione difensiva e come tale deve essere considerata. Non cancella l’elaborato né ne stabilisce l’inutilizzabilità processuale, che eventualmente spetterà valutare nelle sedi giudiziarie. Segnala però con chiarezza la strategia scelta dai legali di Sempio: contestare non soltanto l’interpretazione degli indizi, ma la stessa solidità scientifica attraverso cui l’accusa prova a collegarli al loro assistito.

La difesa di Andrea Sempio attacca il metodo

Il nuovo fronte conferma quanto la partita su Sempio si stia progressivamente spostando sul terreno tecnico. La difesa ritiene che alcuni dati acquisiti durante gli accertamenti non permettano comparazioni sufficientemente affidabili e contesta il passaggio dalla semplice rilevazione scientifica alla successiva interpretazione investigativa.

È una distinzione fondamentale. Un conto è stabilire statisticamente la maggiore o minore compatibilità tra due elementi; un altro è utilizzare quel risultato per ricostruire la presenza di una persona sulla scena di un omicidio.

Proprio su questa distanza tra dato scientifico e conclusione investigativa Cataliotti sembra voler costruire una parte importante della controffensiva.

La questione acquista ancora più peso nel caso Garlasco perché gran parte della nuova indagine ruota attorno alla reinterpretazione di materiale raccolto diciannove anni fa: tracce biologiche, impronte, fotografie della scena del crimine e reperti sui quali esperti dell’accusa e delle difese stanno raggiungendo conclusioni spesso opposte.

Dna e impronta 33, la guerra dei consulenti

Il caso più evidente riguarda il Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Gli accertamenti effettuati nell’incidente probatorio hanno riaperto il confronto sulla compatibilità del profilo genetico con la linea paterna di Andrea Sempio, ma la difesa ha contestato ripetutamente la qualità del materiale originario e il valore statistico delle comparazioni.

Una battaglia analoga riguarda l’impronta 33 individuata sulla parete vicino alla scala che conduce alla cantina. Anche in questo caso l’accusa attribuisce alla traccia un significato importante nella ricostruzione della presenza di Sempio nella villetta, mentre i suoi legali ne contestano attribuzione, modalità di formazione e collocazione temporale.

Il problema non consiste quindi soltanto nello stabilire se una traccia possa risultare compatibile con Sempio. Bisogna dimostrare che quella traccia abbia un rapporto con il delitto e non con eventuali precedenti frequentazioni della casa Poggi.

Sempio era amico di Marco, fratello di Chiara, e aveva frequentato l’abitazione. È uno dei punti sui quali la difesa insiste proprio per separare un’eventuale presenza biologica o dattiloscopica dall’omicidio del 13 agosto 2007.

Il fronte delle scarpe rafforza lo scontro sulla scena del crimine

Parallelamente resta aperta la questione delle impronte di calzature. I consulenti della difesa sostengono che le dimensioni del piede di Andrea Sempio, soprattutto in larghezza, non siano compatibili con la scarpa che avrebbe lasciato le numerose tracce insanguinate attribuite all’assassino.

È un altro esempio dello scontro che accompagnerà probabilmente ogni passaggio successivo dell’inchiesta: per ogni elemento utilizzato dall’accusa, il pool di Sempio prepara una lettura alternativa o una contestazione metodologica.

La strategia appare ormai evidente. La difesa non deve necessariamente fornire una ricostruzione completa e alternativa dell’omicidio; punta innanzitutto a dimostrare che gli elementi utilizzati contro Sempio non raggiungono un grado di affidabilità sufficiente per attribuirgli la presenza sulla scena durante l’aggressione.

Verso lo scontro decisivo sulle nuove consulenze

La frase di Cataliotti anticipa quindi una battaglia che potrebbe diventare ancora più aspra quando la Procura completerà gli ulteriori approfondimenti tecnici.

Da una parte gli investigatori cercano di costruire un quadro nel quale Dna, impronta 33, ricostruzione medico-legale e altri elementi convergano verso Andrea Sempio. Dall’altra i suoi avvocati lavorano per spezzare proprio quella convergenza, affrontando ogni indizio separatamente e contestandone attendibilità, interpretazione o collegamento temporale con il delitto.

È qui che si gioca una parte decisiva della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Perché una somma di elementi controversi non diventa automaticamente una prova. Ma più indizi indipendenti possono acquistare un peso completamente diverso se riescono a convergere nella stessa direzione.

Accusa e difesa combattono ormai esattamente su questo confine. E il «vale zero» pronunciato da Cataliotti chiarisce che, quando arriverà il momento di tirare le somme, la guerra tra consulenti sarà uno dei terreni principali dello scontro giudiziario.