Quando la preside Wanda Giacomini è arrivata nella casa famiglia, Karim non sorrideva. La sua voce era bassa, quasi trattenuta. Lei gli ha parlato con calma, spiegandogli che presto andranno insieme al ministero dell’Istruzione per ricevere un riconoscimento. Lui ha ascoltato, ma non si è gonfiato d’orgoglio. Ha detto che non è un eroe, che non ha fatto nulla di speciale, che qualcuno doveva fermare quel compagno che stava colpendo la professoressa Isabella Marsilio. Le sue parole sono state semplici, quasi timide, come se il gesto che ha compiuto non gli appartenesse davvero.
La paura che resta addosso
Nella casa famiglia dei Salesiani, dove vive da due anni con un fratellino, Karim si muove piano. I responsabili raccontano che è spaventato, che non riesce a capire fino in fondo cosa significhi essere al centro di una vicenda così grande. Dicono che è difficile, a quattordici anni, reggere il peso di un’attenzione improvvisa, anche se positiva. Per questo hanno costruito attorno a lui una protezione discreta, quasi invisibile, ma costante. Karim è un minore straniero non accompagnato, ha una tutrice legale, e ogni passo deve essere misurato con cura.
Il ritorno in classe di Karim
Ieri è tornato a scuola. E’ entrato in quella terza dove tutto è cambiato in pochi secondi. Ha trovato gli psicologi chiamati dalla preside per aiutare i ragazzi, ancora scossi dall’aggressione ripresa in diretta social. Nessuno avrebbe mai immaginato che Alessio, ora ricoverato nel reparto di Neuropsichiatria pediatrica del Policlinico, potesse trasformarsi in un pericolo. I suoi genitori hanno scritto alla professoressa ferita, una mail di scuse e gratitudine per la scelta di non denunciarlo. Lei ha risposto che ha già perdonato.
La prof che vede in Karim un futuro da proteggere
La professoressa Marsilio, la docente aggredita, che non ha mai nascosto le sue idee di destra e la sua adesione alle posizioni pro-rimigrazione, oggi parla soprattutto di Karim. Dice che appena tornerà in servizio vorrà aiutarlo, perché è un ragazzo che vive in comunità, che è arrivato in Italia senza una famiglia e che merita ogni strumento per continuare a studiare. Lo definisce meraviglioso, e nelle sue parole c’è una gratitudine che supera ogni differenza, ogni distanza, ogni idea politica.
Il viaggio che ha segnato un destino
Karim è arrivato in Italia su un barcone a undici anni, insieme a un fratellino poco più grande. Da allora non ha più avuto notizie dei genitori rimasti in Congo, un Paese ferito da guerra civile e violenza. Alla scuola media Verga è arrivato all’inizio del 2026, con una voglia enorme di imparare l’italiano. In pagella ha sempre avuto voti alti, compreso un otto nelle materie insegnate proprio dalla professoressa che ha salvato. Lei ricorda il suo primo giorno: le ha stretto la mano e poi si è inchinato leggermente, un gesto di rispetto che l’ha colpita più di qualsiasi parola.
Il momento che ha cambiato tutto
Venerdì, quando Alessio ha aperto la porta con il coltello in mano, Karim era all’ultimo banco. I compagni si sono immobilizzati, qualcuno si è ritratto, qualcuno ha trattenuto il fiato. Lui no. Si è precipitato verso la cattedra, ha afferrato il polso dell’aggressore e ha fermato la quarta coltellata. In ospedale hanno detto alla professoressa che quella lama aveva sfiorato il polmone.







