Garlasco, l’alibi di Sempio adesso traballa: il padre dice “era a casa con me”, ma lo scontrino raccontava un’altra storia

C’è qualcosa che non torna nell’alibi di Andrea Sempio. O almeno qualcosa che, dopo l’intervista del padre Giuseppe al Tg1, torna a pesare come un macigno sulla nuova inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. Per anni la versione difensiva dell’amico del fratello della vittima si è appoggiata a un punto preciso: la mattina del 13 agosto 2007, mentre Chiara veniva uccisa nella villetta di via Pascoli a Garlasco, Andrea Sempio sarebbe stato a Vigevano. A sostegno di quella ricostruzione era stato prodotto anche uno scontrino del parcheggio, diventato uno degli elementi più discussi dell’intero caso. Ora però Giuseppe Sempio dice un’altra cosa, almeno nella formulazione più forte e più immediata: “Mio figlio quel giorno lì stava a casa con me”.

Una frase semplice, diretta, apparentemente granitica. Ma proprio per questo esplosiva. Perché se Andrea era a casa con il padre, quando sarebbe andato a Vigevano? Chi c’era davvero con lui quella mattina? E soprattutto: come si incastra questa nuova dichiarazione con l’alibi costruito negli anni attorno allo spostamento e allo scontrino del parcheggio? Giuseppe Sempio prova a spiegare che il figlio sarebbe poi andato a Vigevano più tardi, ma la questione ormai è aperta. E nel caso Garlasco, ogni parola, ogni dettaglio, ogni cambio di prospettiva diventa benzina su un incendio che non si spegne mai.

Il padre di Sempio al Tg1: “Mio figlio è innocente”

Giuseppe Sempio ha scelto le telecamere del Tg1 per difendere pubblicamente il figlio, oggi unico indagato nella nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi. Le sue parole sono durissime: “Siamo forti dell’innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene”. Poi l’affondo: “Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi, non c’entra niente. Questa è una vigliaccata. Di chi non lo so”.

Il padre parla da padre, certo. Ma parla anche da uomo coinvolto in un secondo filone giudiziario pesantissimo, quello aperto dalla Procura di Brescia sulla presunta corruzione in atti giudiziari legata all’archiviazione del 2017. Ed è proprio per questo che ogni sua frase oggi viene pesata due volte: sul piano umano e su quello investigativo.

La dichiarazione più rilevante riguarda però la mattina del delitto. “Non c’è bisogno di guardarlo negli occhi”, dice Giuseppe Sempio a proposito del figlio. “Stava a casa sua con me. Poi ha fatto il tragitto a Vigevano e poi siamo tornati noi e abbiamo fatto questa strada qua, che ci sono le foto e tutto il resto”.

Lo scontrino del parcheggio e la vecchia versione

Il problema è che l’alibi di Andrea Sempio, fin dall’inizio, è stato raccontato soprattutto attraverso Vigevano. Lo scontrino del parcheggio, conservato dalla madre Daniela Ferrari, è stato per anni uno dei pilastri della ricostruzione difensiva. Serviva a collocare Sempio lontano da Garlasco nell’orario del delitto.

Ma se ora il padre sostiene che Andrea fosse a casa con lui, e che solo dopo abbia fatto il tragitto verso Vigevano, allora la scansione temporale diventa decisiva. Non basta più dire “era a Vigevano”. Bisogna capire a che ora, con chi, per quanto tempo, e soprattutto se quel movimento coprisse davvero la fascia oraria compatibile con l’omicidio di Chiara.

È qui che la nuova frase di Giuseppe Sempio rischia di trasformarsi in un boomerang. Perché nel tentativo di difendere il figlio, il padre ha riacceso proprio il nodo più delicato: la coerenza interna dell’alibi.

La tesi della Procura: a Vigevano sarebbe andata la madre

Secondo l’impostazione accusatoria della Procura di Pavia, l’unica persona della famiglia Sempio che si sarebbe spostata quella mattina verso Vigevano sarebbe stata la madre di Andrea, Daniela Ferrari. E il motivo indicato dagli inquirenti sarebbe completamente diverso da quello difensivo: un incontro con il suo amante.

È un passaggio delicatissimo, perché sposta il baricentro dell’alibi. Se davvero fosse stata la madre ad andare a Vigevano, lo scontrino del parcheggio non dimostrerebbe necessariamente la presenza di Andrea lontano da Garlasco. Dimostrerebbe soltanto che qualcuno della famiglia si trovava lì, o che quel documento era legato a quello spostamento.

Ed è proprio su questa frattura che l’accusa sembra voler insistere: lo scontrino non basterebbe più a blindare Andrea, anzi potrebbe diventare il simbolo di una ricostruzione familiare da verificare punto per punto.

Una frase che cambia il peso dell’alibi

Il punto non è stabilire oggi, fuori da un’aula, chi dica la verità. Il punto è che la frase “stava a casa con me” cambia il modo in cui l’alibi viene percepito. Perché non è la stessa cosa dire: Andrea era a Vigevano mentre Chiara veniva uccisa. E dire: Andrea era a casa, poi è andato a Vigevano.

Nel primo caso l’alibi si fonda su una distanza fisica dal luogo del delitto. Nel secondo caso si apre una finestra temporale che diventa inevitabilmente oggetto di verifica. A che ora era a casa? A che ora sarebbe partito? A che ora sarebbe arrivato a Vigevano? A che ora sarebbe stato emesso lo scontrino? E chi può confermare davvero ogni passaggio? Nel caso Garlasco, queste non sono domande secondarie. Sono il cuore della nuova battaglia.

La difesa prepara le consulenze

Andrea Sempio ha ricevuto nelle scorse settimane l’avviso di chiusura delle indagini. I suoi avvocati, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, stanno preparando la risposta difensiva e depositeranno le consulenze entro i termini previsti. L’obiettivo è smontare l’impianto accusatorio della Procura, che oggi indica Sempio come unico autore dell’omicidio di Chiara Poggi.

La difesa dovrà lavorare su più fronti: il DNA, le tracce, le ricostruzioni temporali, le dichiarazioni dei testimoni, l’alibi, le vecchie archiviazioni e tutte le nuove letture investigative prodotte in questi mesi.

Ma dopo l’intervista di Giuseppe Sempio, è chiaro che il tema degli spostamenti della mattina del 13 agosto torna violentemente al centro.

Il peso delle parole in televisione

In un’inchiesta così mediatica, parlare in tv è sempre un rischio. Lo è per tutti. Per gli indagati, per i familiari, per gli avvocati, per chiunque entri dentro un racconto che da quasi vent’anni vive di dettagli, contraddizioni, suggestioni e interpretazioni.

Giuseppe Sempio voleva difendere il figlio. Voleva dire che Andrea è innocente, che non ha ucciso Chiara, che l’inchiesta è una “vigliaccata”. Ma proprio nel tentativo di rafforzare la posizione familiare, ha consegnato al dibattito pubblico una frase che sembra aprire un nuovo cortocircuito.

Perché oggi la domanda diventa inevitabile: Andrea Sempio era a casa con il padre o era a Vigevano mentre Chiara Poggi veniva uccisa?

Il secondo fascicolo: Giuseppe Sempio e Venditti

A complicare tutto c’è poi l’inchiesta parallela della Procura di Brescia. Giuseppe Sempio è infatti indagato insieme all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi investigativa è che il padre di Andrea abbia pagato Venditti per ottenere l’archiviazione del figlio nel 2017.

Al centro di quel fascicolo c’è il famoso appunto trovato in casa Sempio: “Venditti gip archivia per 20-30”. Per gli inquirenti potrebbe essere un riferimento a una somma di denaro. Per la famiglia, invece, si tratterebbe di una previsione di spese legali. Sia Giuseppe Sempio sia Mario Venditti hanno sempre respinto ogni accusa.

Anche questo filone dovrebbe avvicinarsi a una svolta nelle prossime settimane, dopo il deposito di una nuova informativa.

Due inchieste che si sfiorano

Il caso Garlasco oggi viaggia su due binari che si toccano continuamente. Da una parte l’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, con Andrea Sempio unico indagato. Dall’altra l’inchiesta bresciana sulla presunta corruzione legata all’archiviazione del 2017.

In mezzo ci sono le dichiarazioni della famiglia, i vecchi atti, i nuovi accertamenti e una guerra mediatica ormai quotidiana.

Ogni frase di Giuseppe Sempio viene quindi letta anche alla luce del secondo fascicolo. Non solo come difesa paterna, ma come tassello di una storia più grande, in cui l’alibi, le spese legali, lo scontrino, l’archiviazione e le nuove accuse sembrano ormai parte dello stesso labirinto.

Garlasco, la domanda che torna sempre

Il delitto di Chiara Poggi continua a ruotare attorno a un paradosso terribile: più passano gli anni, più sembrano aumentare le domande. La sentenza definitiva contro Alberto Stasi non ha chiuso il caso nella percezione pubblica. La nuova inchiesta su Andrea Sempio lo ha riaperto in modo ancora più dirompente. E adesso anche l’alibi del 38enne torna a essere messo sotto pressione da una frase pronunciata dal padre davanti alle telecamere.

Forse Giuseppe Sempio voleva soltanto dire che suo figlio, quella mattina, era con lui prima di andare a Vigevano. Forse la sua ricostruzione sarà chiarita dai legali. Forse la difesa riuscirà a dimostrare che non esiste alcuna contraddizione. Ma nel frattempo il dubbio è esploso.

E nel caso Garlasco, un dubbio non resta mai fermo. Diventa pista, polemica, titolo, sospetto, battaglia processuale. Stavolta il punto è semplice e devastante: se per anni l’alibi era Vigevano, perché oggi il padre dice che Andrea era a casa con lui?