Tra i numerosi atti acquisiti dalla Procura di Pavia nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco ci sono anche le deposizioni rese da Marco Poggi ai carabinieri tra marzo e maggio del 2025. Il fratello di Chiara ha affrontato diversi temi centrali dell’indagine, dall’impronta 33 attribuita ad Andrea Sempio fino alla frequentazione della cantina della villetta di via Pascoli.
Colpisce soprattutto una considerazione espressa durante uno degli interrogatori. Marco Poggi ha manifestato infatti una certa perplessità rispetto agli sviluppi investigativi maturati a quasi vent’anni dall’omicidio della sorella. «Da quello che ho capito non mi sembra ci sia niente di nuovo», ha osservato. «Dopo 18 anni capisco che il procuratore e altri possano avere dei sentori, ma di questo passo andiamo avanti per tutta la vita. Chiunque può avere un sentore».
Un’affermazione che fotografa il suo punto di vista sull’attuale fase dell’indagine e che si accompagna al riferimento ad altre iniziative investigative nate negli anni successivi alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
La cantina e le visite degli amici
Uno dei passaggi più importanti delle deposizioni riguarda la cantina della villetta, il luogo dove venne trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi. Marco Poggi ha spiegato che in quel locale erano conservati giochi da tavolo, videogiochi e altri oggetti che utilizzava abitualmente insieme agli amici. Per questo motivo non esclude che alcuni compagni possano essere scesi con lui nel seminterrato. «È possibile che siamo andati tutti perché in cantina c’erano giochi di società e videogiochi», ha spiegato agli investigatori.
Quando gli è stato chiesto se tra quei ragazzi ci fosse anche Andrea Sempio, Poggi non ha fornito una risposta definitiva. Ha precisato di non ricordarlo ma ha aggiunto che si tratta di una possibilità compatibile con le abitudini dell’epoca. Si tratta di un passaggio rilevante perché la Procura ritiene che proprio quella frequentazione possa contribuire a spiegare la presenza di alcune tracce emerse nella nuova fase investigativa.
Le scale, le impronte e il giudizio su Sempio
Nel corso dell’interrogatorio si è parlato anche delle scale che conducono alla cantina e delle impronte repertate dagli investigatori. Marco Poggi ha ricordato che quel passaggio era particolarmente stretto e che lui stesso vi si appoggiava frequentemente. «Me ne ricordavo di più, comunque viene da appoggiarsi», ha osservato commentando la presenza di sue impronte nel vano scala.
Gli investigatori gli hanno poi illustrato gli sviluppi relativi all’impronta 33, la traccia che la Procura attribuisce ad Andrea Sempio e che sarebbe stata individuata tra il terzo e il quarto gradino della scala, nella zona in cui il corpo di Chiara si sarebbe inizialmente fermato prima di scivolare verso il basso.
Anche di fronte a questa informazione Marco Poggi ha mantenuto la stessa linea. Ha ribadito che amici e conoscenti potrebbero essere scesi in cantina nel corso degli anni e che non esclude affatto la presenza di Sempio in quell’ambiente. La sua convinzione personale, però, non è cambiata. «Per me non c’entra, ve lo dico e ve lo riconfermo», ha dichiarato riferendosi all’amico di lunga data oggi al centro della nuova indagine della Procura di Pavia.







