Garlasco, Milo Infante demolisce Grazia Longo sulle «pressioni» alla procuratrice Nanni: «Chi le avrebbe fatte? Chi conferma questa storia?»

Milo Infante, trasmissione Rai “ore 14”

Chi starebbe facendo pressioni sulla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per ottenere la revisione del processo ad Alberto Stasi? È la domanda alla quale Grazia Longo non ha saputo dare una risposta, pur avendo rilanciato per due volte l’indiscrezione secondo cui il magistrato avrebbe ricevuto sollecitazioni affinché chieda di riaprire il caso giudiziario.

Una dichiarazione che ha scatenato una raffica di reazioni, da Antonio De Rensis, avvocato di Stasi, ai giornalisti Giuseppe Brindisi e Milo Infante, che hanno contestato la gravità di un’affermazione priva, almeno pubblicamente, di riscontri verificabili.

A prendere posizione con particolare durezza è stato proprio Infante, che ha messo in discussione non soltanto il contenuto dell’indiscrezione, ma anche la scelta di diffonderla in una fase così delicata dell’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.

Grazia Longo: «La procuratrice Nanni sta subendo pressioni»

La polemica nasce dalle parole pronunciate da Grazia Longo il 23 ottobre, quando la giornalista ha sostenuto di aver ricevuto informazioni su presunte pressioni nei confronti della procuratrice generale Francesca Nanni.

«La procuratrice sicuramente deciderà in autonomia», ha premesso, aggiungendo però di aver «saputo che in realtà sta subendo diverse pressioni». Alla richiesta di precisare da chi provenissero, Longo ha ammesso: «Non saprei dire da chi, però so che ci sono. È un’indiscrezione, quindi prendetela per quella che è».

Un’affermazione che ha immediatamente suscitato perplessità. La giornalista Candida Morvillo ne ha sottolineato la gravità, mentre Longo ha precisato di non voler mettere in discussione l’indipendenza del magistrato: «Non ho detto che lei fa pressioni, ho detto che le ha ricevute. Quindi non c’entra il profilo della dottoressa Nanni».

Il 26 ottobre Longo è tornata sull’argomento, ribadendo di aver raccolto in ambienti giornalistici informazioni su «forti pressioni per prendere una certa decisione», vale a dire chiedere la revisione della condanna di Stasi.

Anche in questa occasione non ha indicato i presunti responsabili né fornito ulteriori elementi. «Se sapessi di più direi di più: quello che so è quello che ho detto», ha spiegato.

Milo Infante all’attacco: «Perché dirlo in questo momento?»

È soprattutto il ragionamento di Milo Infante a mettere sotto accusa la consistenza dell’indiscrezione. «Chi è in grado di fare pressioni di solito è qualcuno che sta sopra alla dottoressa Nanni», ha osservato il giornalista, chiedendosi quale potere concreto potrebbe esercitare una parte interessata alla revisione del processo.

Poi la domanda che sposta il confronto sul terreno della responsabilità giornalistica: «Perché dirlo in questo momento?». Infante contesta la possibilità di presentare una notizia tanto delicata limitandosi a richiamare genericamente fonti giornalistiche.

«Tu puoi dire quello che vuoi e quello che ti pare. Puoi parlare di fonti riservate, ma non puoi citare come indiscrezioni, indiscrezioni giornalistiche se non le citi correttamente». Conclude con l’interrogativo centrale: «In questo caso chi è che conferma le pressioni?».

Il conduttore non nega il diritto di un giornalista a proteggere le proprie fonti. Mette però in discussione la solidità di una ricostruzione che attribuisce possibili condizionamenti a un procedimento giudiziario senza chiarire chi li eserciterebbe e attraverso quali strumenti.

Brindisi: «O lo provi o non ne parli neanche»

Prima dell’intervento di Infante, anche Giuseppe Brindisi aveva reagito duramente alle parole di Longo. «Francesca Nanni è un personaggio integerrimo, pensare solo che possa essere permeabile a me sconvolge», ha dichiarato, manifestando forte preoccupazione per le possibili conseguenze dell’indiscrezione.

Longo ha respinto quella lettura, sostenendo che il collega le stesse attribuendo un’accusa mai formulata contro la procuratrice. Brindisi, però, ha insistito: «È una cosa talmente grave che o la provi o non ne parli neanche».

La giornalista ha replicato senza arretrare: «In questa storia di cose gravi ce ne sono veramente tante, questa non sarà né la prima né l’ultima».

Il sospetto di Fazzo: «Inquinamento preventivo»

A proporre una lettura ancora più critica è stato Luca Fazzo, secondo il quale l’indiscrezione potrebbe produrre un effetto preciso: mettere preventivamente in dubbio la legittimità di un’eventuale decisione favorevole alla revisione.

«È inquinamento preventivo di chi ha paura che una decisione che è nell’aria, a favore della revisione di Stasi, venga letta non come la conseguenza di un normale iter processuale ma come frutto di condizionamenti», ha sostenuto.

Si tratta dell’interpretazione del giornalista, non di un movente accertato. Ma il ragionamento individua il punto più delicato della controversia: se una futura richiesta di revisione venisse presentata in anticipo come il possibile risultato di pressioni, la decisione rischierebbe di finire sotto sospetto prima ancora di essere adottata.

De Rensis chiede «provvedimenti durissimi»

Alla polemica si è aggiunto Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, che ha definito le affermazioni di Longo «un fatto di una gravità inaudita».

L’avvocato ha contestato la diffusione di notizie su presunte pressioni esercitate nei confronti di un magistrato di altissimo livello senza che venissero presentate prove a sostegno. «Questo è inaudito, destabilizzante per il nostro equilibrio giudiziario e mi aspetto provvedimenti durissimi», ha dichiarato.

De Rensis ha inoltre precisato di non attribuire responsabilità al conduttore che aveva ospitato il primo intervento di Longo, elogiandone la gestione del confronto.

Il risultato è uno scontro che ormai coinvolge giornalisti, opinionisti e legali, mentre la procuratrice generale Francesca Nanni resta al centro di un’indiscrezione sulla quale non sono emersi riscontri pubblici.

La domanda sollevata da Infante rimane dunque senza risposta: chi avrebbe esercitato queste pressioni? Fino a quando non emergeranno elementi concreti, le parole di Grazia Longo restano un’indiscrezione contestata, non la prova di un tentativo di condizionare la revisione del processo Stasi.