Garlasco, Muschitta ai nuovi interrogatori: «Non ricordo cosa raccontai nel 2007». Poi conferma: «Inventai tutto per vantarmi con i colleghi»

Muschitta, il testimone di Garlasco

Il nome di Marco Muschitta torna al centro della nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi. Nell’aprile 2025 gli investigatori hanno convocato di nuovo l’uomo che, nel 2007, raccontò di aver visto una giovane donna in bicicletta nei pressi della villetta di via Pascoli. Diciotto anni dopo, Muschitta ha ripercorso davanti agli inquirenti una delle testimonianze più discusse dell’intera vicenda giudiziaria e ha aperto il nuovo interrogatorio con una risposta netta: non ricorda più che cosa dichiarò allora.

Quando gli investigatori gli chiedono se conservi memoria delle parole pronunciate davanti all’autorità giudiziaria nel 2007, Muschitta risponde: «Non ricordo cosa ho raccontato». Da questa ammissione prende avvio un lungo confronto sulla prima versione, sulla successiva ritrattazione e sulle ragioni che lo spinsero a parlare di una ragazza in bicicletta vicino alla casa dei Poggi.

Muschitta conferma: «Inventai quella storia»

Nel corso dell’audizione, Muschitta ribadisce la spiegazione già fornita negli anni successivi al processo. Racconta che tutto nacque durante alcune conversazioni con i colleghi di lavoro, mentre il gruppo commentava l’omicidio di Garlasco. Per apparire più informato degli altri, avrebbe lasciato intendere di conoscere particolari che nessuno possedeva e avrebbe inventato di aver visto una ragazza in bicicletta nella mattina del delitto.

Muschitta attribuisce quel racconto al desiderio di «farsi grosso» sul posto di lavoro. Dopo aver raccontato la storia ai colleghi, però, scelse di sostenerla anche davanti agli investigatori. Una bugia nata per attirare l’attenzione si trasformò così in una dichiarazione ufficiale destinata a entrare nell’inchiesta e ad accompagnare per anni il dibattito sul delitto di Chiara Poggi.

L’uomo conferma quindi di aver costruito il racconto e spiega di averlo mantenuto quando gli inquirenti lo convocarono. Il timore di ammettere subito la menzogna, secondo la sua ricostruzione, lo avrebbe spinto a proseguire lungo una strada già imboccata e a ripetere una versione che oggi definisce inventata.

La spiegazione della ritrattazione

Gli investigatori gli chiedono anche perché, dopo la prima dichiarazione, decise di ritrattare. Muschitta racconta di aver riflettuto sulle possibili conseguenze delle proprie parole e di aver capito che quel racconto avrebbe potuto danneggiare una persona estranea ai fatti. A quel punto scelse di fare un passo indietro e ammise di aver mentito.

Durante il nuovo interrogatorio torna anche la nota telefonata con il padre, nella quale compare la frase: «Lo hanno fatto per tutelarti». Muschitta spiega che gli inquirenti gli avevano prospettato la possibilità di tornare a casa senza ulteriori conseguenze qualora avesse confessato la bugia. Quando gli chiedono se quelle parole lo spinsero a ritrattare, risponde di sì.

La ricostruzione non cancella però le contraddizioni accumulate nel tempo. Prima Muschitta raccontò di aver visto una giovane donna in bicicletta; poi ammise di aver inventato tutto; ora sostiene di non ricordare più le dichiarazioni del 2007 e lega ancora una volta la ritrattazione alla paura delle conseguenze che il suo racconto avrebbe potuto provocare.

«Quello che vidi non lo ricordo»

L’ultima parte dell’audizione aggiunge un altro elemento. Gli investigatori chiedono a Muschitta che cosa vide realmente nella mattina del 13 agosto 2007. Lui risponde di non ricordarlo. Conferma la propria presenza a Garlasco per motivi di lavoro, ma afferma di non conservare memoria di ciò che osservò durante quella giornata.

Muschitta distingue quindi due piani: da una parte la sua effettiva presenza in paese, dall’altra il racconto della ragazza in bicicletta, che continua a definire un’invenzione. Sul contenuto reale dei suoi ricordi, però, non offre nuovi dettagli. «Quello che vidi non lo ricordo», ribadisce davanti agli investigatori.

Il nuovo verbale riporta così sotto i riflettori una testimonianza che ha accompagnato il caso Garlasco fin dalle prime fasi. Le parole di Muschitta non modificano gli esiti giudiziari già maturati, ma consegnano alla Procura un altro documento da confrontare con le precedenti dichiarazioni, con la ritrattazione e con gli altri atti raccolti nella nuova indagine.