Garlasco, parla l’ex carabiniere indagato: «Sono sereno. Fu mia la richiesta di risentire Andrea Sempio nel 2008»

Il carabiniere Cassese

L’ex comandante dei carabinieri di Vigevano, Gennaro Cassese, interviene pubblicamente dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pubblico ministero nell’ambito dei nuovi approfondimenti sul delitto di Garlasco. L’ufficiale, che nel 2008 interrogò Andrea Sempio quando era ancora un semplice testimone, respinge ogni addebito e assicura di affrontare la vicenda con tranquillità.

«Sono sereno. La Procura farà le proprie valutazioni e avremo modo di chiarire tutto», afferma, spiegando di aver verificato personalmente la propria posizione attraverso una richiesta ex articolo 335 del codice di procedura penale.

«Non ricordo quei particolari»

Cassese restringe il campo della contestazione a due episodi ben precisi. Da una parte l’arrivo dell’ambulanza che soccorse Andrea Sempio in caserma, dall’altra le modalità con cui gli investigatori acquisirono lo scontrino del parcheggio di Vigevano.

«Non ricordo la famosa ambulanza e non ricordo nemmeno come acquisimmo quello scontrino», spiega. Secondo l’ex comandante, quella mancanza di memoria non riguarda il cuore dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, ma dettagli operativi di una giornata di lavoro risalente a quasi vent’anni fa.

Per questo motivo, racconta di aver detto fin dai primi interrogatori di non riuscire a ricostruire quei passaggi e di aver chiesto agli investigatori di verificare direttamente la documentazione del 118. Gli accertamenti hanno confermato che l’ambulanza raggiunse effettivamente la caserma. Resta invece da chiarire perché lui non conservi alcun ricordo di quell’intervento.

La spiegazione, secondo Cassese, potrebbe essere semplice. Mentre il personale sanitario seguiva Andrea Sempio, lui stava ascoltando un’altra persona in una diversa parte della caserma e, proprio per questo, non assistette direttamente a quanto accadde.

«L’iniziativa partì da me»

L’ex comandante ricostruisce anche uno dei passaggi che oggi alimentano il dibattito: il secondo interrogatorio di Andrea Sempio.

Cassese respinge l’idea che qualcuno avesse già concentrato i sospetti sul giovane. Racconta invece di aver letto gli atti raccolti dai carabinieri di Pavia e di aver notato che mancavano alcuni chiarimenti sulle attività svolte da Sempio il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio.

Per questo motivo scrisse personalmente alla Procura chiedendo l’autorizzazione ad ascoltarlo di nuovo.

«Fui io a chiedere di risentire Sempio per chiarire alcuni aspetti», spiega, sottolineando che quell’iniziativa nacque da un’esigenza investigativa e non dall’esistenza di elementi che lo indicassero come possibile responsabile del delitto.

«Per me era uno dei tanti testimoni»

Cassese ricorda di aver ascoltato centinaia di persone durante la sua attività investigativa e inserisce Andrea Sempio proprio in quel contesto.

«Lo sentii una sola volta, come tanti altri testimoni. Facemmo tutti i riscontri necessari e poi nessuno concentrò più l’attenzione investigativa su di lui», sostiene.

Diverso, invece, il discorso per Alberto Stasi. L’ex comandante osserva che gli investigatori seguirono fin dall’inizio ogni sviluppo che riguardava l’allora fidanzato di Chiara Poggi. È anche per questo, spiega, che molti episodi legati a Stasi sono rimasti impressi nella sua memoria, mentre ricorda molto meno di una persona ascoltata una sola volta quasi vent’anni fa.

Assistito dall’avvocato Valter Biscotti, Cassese si dice convinto di poter chiarire rapidamente la propria posizione. Intanto le nuove verifiche della Procura continuano ad aggiungere tasselli a un’inchiesta che, a distanza di quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a far discutere magistrati, investigatori e opinione pubblica.