Diversità di vedute con il direttore Mario Orfeo. L’addio di Lirio Abbate al quotidiano La Repubblica aveva evidenziato quello che tutti sapevano, Nonostante i frizzi e lazzi per i 50 anni del quotidiano, il clima nel giornale non era dei più idilliaci dopo la vendita ai greci del gruppo Antenna. Perché tutti sapevano – e temevano – che i contraccolpi sarebbero arrivati. E infatti.
Quello che ha sorpreso è stato l’annuncio del direttore Mario Orfeo, che ha deciso di lasciare il giornale subito dopo l’uscita dell’ex cronista dell’Ansa di Palermo che dovrebbe approdare al Giornale di Tommaso Cerno. Orfeo migrerà alla direzione editoriale del gruppo che edita Nazione, Carlino e Giorno.
Orfeo ignorato per dirigere la tv
Sembra, secondo la ricostruzione che ne fa Dagospia, che a far saltare la mosca al naso al successore di Maurizio Molinari sia stato il fatto che l’editore greco, il cui vero interesse per lo sbarco in Italia è la costruzione di un nuovo polo televisivo (la carta stampata è stato solo il cavallo di Troia per l’ingresso nel mercato italiano) l’esser stato completamente ignorato come possibile responsabile dell’informazione televisiva.
Orfeo è stato direttore del Tg1, del Tg 3 e direttore generale della Rai. Si sarebbe aspettato che fosse preso in considerazione come colui che conosce bene i meccanismi della televisione: una risorsa già bella e pronta alla quale sembra essere stato preferito il responsabile dell’informazione Mediaset Andrea Pucci, non proprio un progressista.
Del giornale si parla sempre meno
Come scrive l’informatissimo sito Lettera43.it di Paolo Madron, “I nuovi proprietari continuano a promettere investimenti importanti per Repubblica, ma finora si vedono soprattutto nuovi organigrammi, alleanze televisive e cantieri digitali. Del giornale, curiosamente, si parla molto meno”.
“Si sa, gli armatori hanno il gusto delle rotte nuove. È una qualità che li ha resi grandi. Ma un giornale non è una nave che cambia agile porto: è un vecchio transatlantico, magnifico e lentissimo, che pretende qualcuno in plancia. E mentre tutti corrono a poppa, dov’è parcheggiata la tivù, il rischio è che il transatlantico di carta resti senza timoniere”.







