Garlasco, quei 21 secondi tra Sempio e Chiara cinque giorni prima del delitto: perché la telefonata torna al centro dell’inchiesta

Sempio e Chiara Poggi

Ventuno secondi possono sembrare un dettaglio insignificante dentro un’indagine che in diciannove anni ha prodotto migliaia di pagine di verbali, consulenze, intercettazioni e perizie. Eppure sono proprio quei 21 secondi di conversazione tra Andrea Sempio e Chiara Poggi, avvenuta nel pomeriggio dell’8 agosto 2007, a essere tornati sotto la lente degli investigatori che stanno cercando di ricostruire ciò che accadde nei giorni immediatamente precedenti all’omicidio di Garlasco.

Cinque giorni dopo quella telefonata, la mattina del 13 agosto, Chiara sarebbe stata trovata senza vita nella villetta di via Pascoli. Sempio ha sempre fornito una spiegazione semplice per quel contatto: stava cercando Marco Poggi, suo amico, e fu Chiara a rispondere al telefono di casa. Il fratello della ragazza si trovava in vacanza con i genitori in Trentino e la conversazione si sarebbe esaurita sostanzialmente in quella informazione.

Oggi, però, gli investigatori guardano a quella telefonata non come a un episodio isolato, ma all’interno della sequenza dei contatti registrati tra il 7 e l’8 agosto. Ed è proprio la concentrazione delle chiamate in quelle poche ore, insieme alla loro apparente assenza nei mesi precedenti, ad avere riportato la vicenda al centro della nuova indagine.

Le tre telefonate a casa Poggi tra il 7 e l’8 agosto

La sequenza comincia nel pomeriggio del 7 agosto 2007. Alle 17.42 dal cellulare di Andrea Sempio parte una chiamata verso il numero fisso della famiglia Poggi che dura appena due secondi. Circa dieci minuti più tardi arriva un secondo tentativo, questa volta dal telefono dell’abitazione della famiglia Sempio: otto secondi.

Il giorno seguente, 8 agosto, alle 16.54, Andrea Sempio chiama nuovamente casa Poggi dal proprio cellulare. Stavolta qualcuno risponde e la conversazione dura 21 secondi. Sempio dirà successivamente di avere parlato con Chiara e di averle chiesto dove fosse Marco. Lei gli avrebbe spiegato che il fratello si trovava in vacanza.

A rendere interessante questa sequenza agli occhi dei carabinieri è soprattutto il confronto con i mesi precedenti. Analizzando il traffico telefonico, gli investigatori hanno rilevato che tra gennaio e agosto 2007 non risultano altre telefonate effettuate personalmente da Sempio verso il fisso dei Poggi prima di quelle del 7 e dell’8 agosto.

Nei tabulati compaiono altri contatti tra le utenze, ma gli investigatori ritengono che in alcune occasioni fosse Marco Poggi a utilizzare il cellulare dell’amico per telefonare a casa. Era un’abitudine della famiglia: quando i ragazzi rincasavano tardi, Marco avvisava i genitori con una breve chiamata. Per questo la distinzione tra chi materialmente utilizzò il telefono assume oggi un peso che diciannove anni fa poteva sembrare marginale.

La spiegazione di Sempio: «Cercavo Marco»

Andrea Sempio ha parlato di quelle telefonate già pochi giorni dopo l’omicidio. Quando gli investigatori lo sentirono il 18 agosto 2007, raccontò di avere chiamato il numero fisso dei Poggi mentre cercava Marco. In una delle prime ricostruzioni fece riferimento anche alla possibilità di avere selezionato per errore dalla rubrica il numero dell’abitazione anziché quello del cellulare dell’amico.

L’anno successivo tornò sull’episodio fornendo maggiori particolari. Raccontò di avere cercato Marco e di aver ricevuto risposta da una voce femminile. Alla domanda se l’amico fosse in casa, la donna avrebbe risposto negativamente. Il giorno successivo, dopo non essere riuscito ancora a contattarlo, avrebbe telefonato nuovamente al fisso e in quella circostanza avrebbe riconosciuto la voce di Chiara.

Proprio le sfumature tra le diverse dichiarazioni hanno attirato l’attenzione dei carabinieri nella rilettura degli atti. Non perché dimostrino di per sé qualcosa di diverso dalla versione fornita da Sempio, ma perché gli investigatori cercano oggi di verificare ogni elemento alla luce della nuova ipotesi accusatoria.

C’è inoltre una domanda sulla quale si sono concentrati: quanto sapeva Sempio della partenza di Marco? I due si erano frequentati poche ore prima che la famiglia Poggi partisse per il Trentino e stavano organizzando anche un successivo periodo di vacanza insieme a Punta Ala. In altre dichiarazioni lo stesso Sempio avrebbe fatto riferimento alle difficoltà nel raggiungere telefonicamente Marco nella località di montagna dove si trovava.

Da qui il dubbio degli investigatori: se sapeva che Marco era partito e conosceva almeno indicativamente la sua destinazione, perché provò ripetutamente a cercarlo al telefono di casa?

La famiglia Poggi non vede anomalie nei 21 secondi

La lettura della famiglia Poggi è molto diversa. Una consulenza richiesta dai familiari di Chiara ha riesaminato i dati telefonici e sostiene che la sequenza sia compatibile con la spiegazione fornita da Sempio. La chiamata di appena due secondi potrebbe rappresentare un errore o un tentativo immediatamente interrotto, mentre quella di otto secondi potrebbe avere trovato come risposta l’impianto di allarme dell’abitazione.

La vera conversazione sarebbe quindi soltanto quella dell’8 agosto: i famosi 21 secondi durante i quali Sempio avrebbe chiesto di Marco e Chiara gli avrebbe comunicato che il fratello era in vacanza. Una durata del tutto compatibile con uno scambio di poche battute.

Anche Marco Poggi, quando è tornato a parlare della questione con gli investigatori, ha escluso di vedere in quelle telefonate qualcosa di sospetto. Dal suo punto di vista, il comportamento dell’amico segue una logica lineare: Sempio cerca Marco, scopre che non è a Garlasco e smette di telefonare.

Il fratello di Chiara ha inoltre sollevato un’obiezione che riguarda proprio i cinque giorni successivi. Se quelle telefonate nascondessero un particolare interesse di Sempio nei confronti della sorella, perché dopo l’8 agosto non risultano altri contatti fino al giorno dell’omicidio? Secondo Marco, se fosse accaduto qualcosa di anomalo o se Sempio avesse importunato Chiara, sarebbe ragionevole immaginare altri tentativi di contatto e soprattutto una confidenza della ragazza ad Alberto Stasi.

Il movente ipotizzato dalla Procura cambia il peso della telefonata

È soprattutto la nuova ricostruzione accusatoria a dare oggi ai 21 secondi un significato diverso rispetto al passato. La Procura di Pavia contesta ad Andrea Sempio l’omicidio di Chiara Poggi e ha ipotizzato un movente legato a un possibile interesse sessuale e a un’avance respinta dalla ragazza. È una tesi dell’accusa, contestata dall’indagato e dalla sua difesa, che dovrà essere sottoposta al vaglio dei giudici.

In questo scenario la telefonata dell’8 agosto interessa agli investigatori perché rappresenta uno dei pochi contatti diretti documentabili tra Sempio e Chiara nei giorni precedenti alla morte. Ma il limite probatorio del tabulato resta evidente: dimostra che la telefonata ci fu e ne certifica la durata, non può raccontare che cosa si dissero.

Non esiste alcun elemento che consenta di trasformare quei 21 secondi nella prova di un’avance o di un contrasto tra i due. La spiegazione secondo cui Sempio cercava Marco rimane possibile e la famiglia Poggi la considera quella più logica. Gli investigatori, tuttavia, inseriscono oggi quel contatto in un quadro molto più ampio e attribuiscono importanza anche alla sua collocazione temporale.

Cinque giorni dopo l’omicidio di Chiara Poggi

Dopo la conversazione delle 16.54 dell’8 agosto, nei tabulati conosciuti non emergono altre telefonate tra Andrea Sempio e Chiara Poggi. Passano cinque giorni. La mattina del 13 agosto Chiara rimane sola nella villetta di famiglia mentre i genitori e Marco si trovano ancora in Trentino. Poco dopo mezzogiorno Alberto Stasi entra nell’abitazione e dà l’allarme.

È proprio il silenzio telefonico tra l’8 e il 13 agosto a prestarsi oggi a due interpretazioni opposte. Per la famiglia Poggi rafforza l’idea che la chiamata non nascondesse nulla: Sempio cercava Marco, scoprì che era fuori Garlasco e non ebbe più motivo di telefonare. Per gli investigatori, invece, quei 21 secondi rappresentano comunque un contatto diretto avvenuto a ridosso del delitto e meritano di essere riletti insieme agli altri elementi raccolti nella nuova indagine.

Diciannove anni dopo è impossibile recuperare il contenuto di quella conversazione. Non esiste una registrazione e nessuna analisi tecnica potrà restituire le parole pronunciate quel pomeriggio. Restano un tabulato, un orario, una durata e le dichiarazioni rese negli anni dai protagonisti.

8 agosto 2007, ore 16.54: 21 secondi.

È poco, forse pochissimo. Ma nel caso Garlasco, dove gli investigatori stanno tornando su dettagli rimasti per quasi vent’anni ai margini dell’inchiesta, anche una conversazione durata meno di mezzo minuto può diventare una tessera da riesaminare. Non perché dica che cosa accadde cinque giorni dopo nella villetta di via Pascoli, ma perché costituisce uno dei pochi punti certi nella ricostruzione dei rapporti tra Andrea Sempio e Chiara Poggi immediatamente prima dell’omicidio.