La “white list” di Bruxelles: ecco le 22 spese energetiche che si potranno fare in deficit, l’Italia spenderà 14 miliardi

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La Commissione Europea ha introdotto nuove linee guida che consentono agli Stati membri di beneficiare di una maggiore flessibilità fiscale attraverso la clausola di salvaguardia nazionale per finanziare la sicurezza energetica e la transizione ecologica.

Il provvedimento permette deroghe al Patto di stabilità, autorizzando un deficit aggiuntivo fino allo 0,6% del Pil tra il 2026 e il 2028 per investimenti in fonti rinnovabili, nucleare e riqualificazione edilizia. L’Ue consente di fare più deficit.

Per accedere a tali agevolazioni, i governi devono presentare piani dettagliati che dimostrino l’impatto diretto e l’efficienza economica delle misure proposte a partire dal 2026. L’Ue punta da un lato, a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico dell’Unione. Dall’altro ad imprimere un’accelerazione decisiva alla transizione verso fonti energetiche non fossili.

L’Italia utilizzerà 14 miliardi di euro. Il Governo è già al lavoro per definire lo scostamento di bilancio nella prossima manovra finanziaria.

I paletti della flessibilità: i numeri del deficit

La flessibilità concessa non è, tuttavia, un assegno in bianco. La Commissione ha stabilito criteri rigorosi e limiti quantitativi precisi per garantire che lo scostamento di bilancio non comprometta la sostenibilità finanziaria a lungo termine. Secondo quanto stabilito, le deroghe concesse ai singoli Stati membri potranno arrivare fino a un massimo dello 0,6% del Pil cumulato per il triennio 2026-2028. Su base annuale, il limite è fissato allo 0,3% del Pil. È importante sottolineare che queste risorse devono rientrare all’interno di un tetto massimo complessivo dell’1,5% destinato alle spese per la difesa. Qualora la spesa dovesse superare questi limiti, scatterebbero le normali procedure di verifica di conformità previste dal quadro fiscale comunitario. Per accedere a queste agevolazioni, le misure devono rispondere a tre requisiti fondamentali. Sono ammissibili solo le spese decise dopo il 28 febbraio 2026. Le misure previste devono essere finanziate a livello nazionale e avere un impatto diretto sul bilancio dello Stato. Infine devono essere progettate per massimizzare l’impatto sulla sicurezza energetica minimizzando al contempo il costo fiscale.

Dove si potrà investire

La Commissione ha redatto un elenco “esemplificativo e non esaustivo” di 22 voci che possono beneficiare della flessibilità fiscale. Questi investimenti toccano ogni settore della società, dai singoli cittadini alle grandi infrastrutture di rete.

Per le famiglie la flessibilità apre la porta a sovvenzioni per l’installazione di tecnologie verdi. Tra queste figurano i sistemi di energia geotermica e solare, i sistemi di immagazzinamento energetico domestico (batterie), la sostituzione di caldaie a combustibili fossili con pompe di calore, le infrastrutture domestiche di ricarica per veicoli elettrici. Si apre inoltre alla possibilità di prestiti agevolati o sovvenzioni per la ristrutturazione degli edifici.

La sicurezza energetica nell’industria

Anche il mondo produttivo e le amministrazioni locali sono inclusi nel piano. Per le imprese sono previsti incentivi fiscali per colonnine di ricarica e tecnologie di decarbonizzazione industriale. Il settore pubblico potrà invece investire nella produzione e stoccaggio di rinnovabili in loco e nella riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Il settore dei trasporti vede una forte spinta verso l’elettrificazione e il ferro. Sono ammessi investimenti pubblici in infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, tram e metropolitane verdi, e ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie e del materiale rotabile.

Il sostegno economico al sistema energetico nazionale

Gli investimenti più massicci si concentrano sul sistema energetico nazionale. La nota della Commissione include i progetti di energia rinnovabile per elettricità e riscaldamento, le centrali nucleari e tecnologie per lo stoccaggio, il potenziamento delle reti elettriche e produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi e gli investimenti nella sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici.

Le esclusioni eccellenti: niente bonus auto o sconti sui carburanti

Ciò che resta fuori dall’elenco è altrettanto significativo di ciò che vi è incluso. La Commissione è stata categorica: la flessibilità serve per le infrastrutture strutturali, non per il consumo. Per questo motivo, non sono previste sovvenzioni per l’acquisto di auto elettriche, scooter o biciclette. L’Ue finanzierà le colonnine di ricarica, ma non i veicoli. Allo stesso modo, sono esclusi i “bonus generalizzati” e qualsiasi forma di sostegno al reddito finalizzata a calmierare i prezzi dell’energia o a ridurre le accise sui combustibili fossili. L’obiettivo è eliminare la dipendenza dai fossili, sostiene l’Ue, non sussidiarne il consumo.

Su cosa punta il Governo

Trasporti, industria e fonti rinnovabili sono in cima alla lista di Palazzo Chigi. “Per le famiglie il ragionamento potrà essere fatto sul modello del conto termico come ad esempio le pompe di calore, l’edilizia residenziale pubblica o gli edifici pubblici. Per le imprese si tratta di riuscire a combinare le misure con le azioni in corso con FerX“, spiega il ministro della Sicurezza energetica Pichetto Fratin. Sul fronte dei trasporti invece il Mit punta a far rientrare nell’elenco anche gli sconti per gli studenti su biglietti e abbonamenti.