Il delitto di Garlasco sprofonda in un nuovo abisso. Stavolta non c’entrano impronte, DNA o intercettazioni. Stavolta al centro c’è qualcosa che supera il confine del morboso e sfiora quello dello sciacallaggio puro: un video dell’autopsia di Chiara Poggi finito in vendita online.
Le immagini della giovane uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007 sarebbero state messe a disposizione a pagamento sul web da un soggetto ora finito nel mirino del Garante della Privacy, intervenuto con un provvedimento d’urgenza per bloccare immediatamente la diffusione del materiale. Una decisione pesantissima, accompagnata da un avvertimento chiaro rivolto anche ai media e ai siti internet: pubblicare o rilanciare quelle immagini sarebbe illecito.
Il Garante blocca il video choc
La notizia è esplosa nelle ultime ore e riguarda uno dei materiali più delicati e devastanti legati al caso Garlasco. Secondo quanto comunicato dal Garante della Privacy, il video conterrebbe immagini dell’autopsia di Chiara Poggi. Filmati che, secondo l’Autorità, violano in modo gravissimo la dignità della vittima e dei suoi familiari.
Per questo è stato adottato un provvedimento immediato di blocco nei confronti di chi stava commercializzando online il contenuto. Ma il passaggio più duro riguarda il monito rivolto al mondo dell’informazione. Il Garante avverte infatti che qualsiasi eventuale diffusione di quelle immagini violerebbe apertamente sia le norme sulla privacy sia le regole deontologiche dei giornalisti.
“Violata la dignità della vittima”
Le parole utilizzate dall’Autorità sono pesantissime. Nella nota si sottolinea che la pubblicazione del video “lederebbe in modo gravissimo la dignità della vittima e quella dei suoi familiari”.
Un richiamo che fotografa perfettamente il clima sempre più tossico che si è creato attorno al delitto di Garlasco, tornato ossessivamente al centro dell’attenzione mediatica dopo la riapertura dell’inchiesta su Andrea Sempio.
Negli ultimi mesi il caso Poggi è diventato un gigantesco tritacarne televisivo e digitale. Intercettazioni diffuse, audio rilanciati ovunque, fotografie, consulenze, presunti retroscena, testimonianze, vocali, chat. Ora però si sarebbe arrivati a un livello ulteriore: la monetizzazione delle immagini dell’autopsia di una ragazza assassinata.
Il nuovo business dell’orrore
La vicenda apre inevitabilmente una domanda inquietante: chi compra un video del genere? E soprattutto chi decide di venderlo? Il mercato del true crime online ormai macina milioni di visualizzazioni, clic e contenuti. Ma il rischio di trasformare un omicidio reale in intrattenimento permanente è sempre più evidente.
Nel caso di Garlasco, il ritorno mediatico della vicenda ha creato una spirale senza fine. Ogni giorno emergono nuove indiscrezioni, consulenze, interpretazioni, presunti scoop. E dentro questo clima qualcuno avrebbe deciso perfino di mettere in commercio le immagini dell’autopsia di Chiara Poggi. Una deriva che il Garante della Privacy prova ad arginare con il pugno duro.
Rischio sanzioni pesanti
L’Autorità non si limita al semplice blocco del contenuto. Nella nota si specifica infatti che potranno essere adottati ulteriori provvedimenti anche di carattere sanzionatorio. Tradotto: chi diffonderà quelle immagini rischia conseguenze molto serie.
L’invito è rivolto a chiunque entri in possesso del materiale, compresi giornalisti, siti web, trasmissioni televisive e piattaforme online. Il messaggio è chiarissimo: quelle immagini non devono circolare.
Il delitto tornato ossessione nazionale
Il caso Garlasco continua intanto a divorare tutto. A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la nuova indagine su Andrea Sempio ha riacceso una macchina mediatica gigantesca.
Sempio, amico del fratello della vittima e già indagato anni fa, oggi è nuovamente al centro dell’inchiesta della Procura di Pavia. Gli investigatori sostengono di avere raccolto nuovi elementi, mentre la difesa prepara consulenze per smontare l’impianto accusatorio.
Parallelamente resta la figura di Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2015 per l’omicidio della fidanzata ma ancora al centro di continue polemiche, riletture e dubbi.
Dentro questo scenario sempre più esplosivo, il rischio è che il confine tra cronaca giudiziaria e spettacolarizzazione definitiva del dolore venga superato ogni giorno di più. E il video dell’autopsia finito online sembra rappresentare il punto più basso di questa deriva.







