Garlasco, spuntano le chat tra Andrea Sempio e la cugina Claudia: «Ma chi va a Vigevano a comprare un libro?»

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Non contengono una confessione, non descrivono il delitto e non forniscono da sole una prova contro Andrea Sempio. Eppure le conversazioni tra l’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi e una cugina chiamata Claudia sono finite nel materiale acquisito dagli investigatori e rappresentano uno degli aspetti più enigmatici della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.

A raccontarne il contenuto è stata Angela Corica, giornalista esperta di cronaca nera del settimanale Giallo, che ha analizzato i messaggi attribuiti ai due. Dalle chat emergerebbe un rapporto particolarmente confidenziale, all’interno del quale Sempio avrebbe commentato quasi in tempo reale le notizie sulla propria iscrizione nel registro degli indagati, le indiscrezioni pubblicate dalla stampa e soprattutto il tema dello scontrino di Vigevano.

Il punto centrale non riguarda soltanto ciò che Andrea e Claudia si sarebbero detti, ma il momento nel quale quelle frasi vennero scritte. Le conversazioni risalirebbero infatti alle prime fasi della riapertura dell’indagine, quando molti degli elementi oggi al centro del dibattito non erano ancora stati ricostruiti pubblicamente nei dettagli.

Il rapporto confidenziale tra Sempio e Claudia

Secondo quanto riferito da Angela Corica, gli inquirenti avrebbero rilevato tra Sempio e la cugina un rapporto diverso da quello ordinariamente immaginabile tra due parenti. Nell’informativa dei carabinieri sarebbe stato annotato anche uno scambio di fotografie intime, in alcuni casi apparentemente dietro pagamento.

Questo aspetto, per quanto personale e delicato, non avrebbe un collegamento diretto dimostrato con l’omicidio di Chiara Poggi. Potrebbe però essere stato considerato dagli investigatori per comprendere la natura della relazione tra i due e il livello di fiducia che avrebbe consentito a Sempio di confidarsi con Claudia.

I messaggi mostrerebbero infatti che la donna non era una semplice parente informata superficialmente della vicenda. Seguiva le notizie, commentava le ricostruzioni giornalistiche, sollevava dubbi e discuteva con Andrea di alcuni dei temi che sarebbero poi diventati centrali nell’inchiesta.

In diversi passaggi, inoltre, i due avrebbero rinviato alcuni argomenti a un incontro diretto, utilizzando formule come «poi ne parliamo di persona». Un elemento che lascia immaginare l’esistenza di conversazioni più ampie rispetto a quelle rimaste memorizzate nel telefono, ma delle quali non è noto il contenuto.

«Stanno dicendo cose assurde»

Uno dei passaggi più discussi si colloca nel momento in cui Sempio apprende la notizia della nuova indagine e la commenta con Claudia.

La cugina gli avrebbe scritto che sui giornali stavano pubblicando anche «cose assurde». Andrea avrebbe replicato:

«Eh, ma chissà che cos’altro potrebbe uscire».

È una frase breve, apparentemente generica, ma capace di prestarsi a letture molto diverse. Potrebbe rappresentare la comprensibile preoccupazione di una persona travolta nuovamente da un caso di cronaca nazionale. Oppure, secondo l’interpretazione più sospettosa richiamata nella trasmissione, potrebbe indicare il timore che emergessero altri fatti imbarazzanti o compromettenti.

Angela Corica sottolinea soprattutto la distanza tra questa attenzione privata e l’immagine pubblica di Sempio, che si è sempre mostrato sereno e sicuro della propria estraneità al delitto. Nelle chat, invece, apparirebbe molto concentrato sulle notizie, sulle indiscrezioni e sulle possibili nuove rivelazioni.

Questo contrasto, tuttavia, non dimostra che avesse qualcosa da nascondere. Seguire ossessivamente i mezzi di informazione può essere una reazione naturale per chi si trova coinvolto in un’inchiesta di enorme risonanza. Il valore della frase dipenderà quindi dal contesto complessivo nel quale gli investigatori riusciranno a inserirla.

I dubbi della cugina sullo scontrino

Il passaggio più significativo delle conversazioni riguarda lo scontrino di Vigevano, conservato per anni da Sempio e utilizzato per sostenere di essersi trovato nella città lombarda durante la mattina del 13 agosto 2007.

Claudia avrebbe manifestato un evidente scetticismo sulla spiegazione fornita dal cugino. Commentando le prime notizie pubblicate sull’argomento, avrebbe osservato:

«Ma chi ci va a Vigevano a prendere un libro?».

La frase rimanda alla versione secondo la quale Sempio sarebbe andato in città per cercare un volume del quale, però, non avrebbe saputo indicare con precisione né il titolo né l’autore.

Secondo Corica, il tono dei messaggi farebbe pensare che perfino la cugina trovasse poco convincente quel viaggio. Particolarmente interessante sarebbe anche la mancata risposta di Andrea: davanti al dubbio espresso dalla donna, Sempio non avrebbe fornito nella chat una spiegazione articolata.

Non è possibile stabilire se quel silenzio avesse un significato particolare oppure se la conversazione sia semplicemente proseguita altrove. Gli stessi commentatori riconoscono che si tratta di interpretazioni e supposizioni, non di conclusioni investigative già accertate.

Il viaggio lampo da Garlasco a Vigevano

Il valore dello scontrino è legato soprattutto alle tempistiche della mattina del delitto. Secondo la ricostruzione richiamata nella trascrizione, alle 9:58 del 13 agosto 2007 Sempio si sarebbe trovato ancora a Garlasco. Avrebbe quindi raggiunto Vigevano e ottenuto lo scontrino in un intervallo molto ristretto.

Proprio la rapidità dello spostamento viene considerata in contrasto con alcune dichiarazioni nelle quali Sempio avrebbe spiegato di essere andato a Vigevano anche per trascorrere la mattinata e fare una passeggiata.

Il viaggio, secondo Angela Corica, sembrerebbe invece essersi svolto come uno «sprint»: partenza, passaggio in città e ritorno in tempi brevi. Una dinamica che alimenta il dubbio sul motivo reale dello spostamento.

Lo scontrino, in ogni caso, non rappresenta da solo un alibi. Può dimostrare che una determinata operazione venne effettuata in un preciso momento, ma non certifica automaticamente chi la compì né dove quella persona si trovasse prima e dopo.

Sempio lo avrebbe però conservato proprio per dimostrare che quella mattina era stato a Vigevano. Per l’accusa, le eventuali incongruenze nelle sue dichiarazioni e la ricostruzione dei suoi movimenti assumono quindi una particolare rilevanza. Il tema dello scontrino continua a essere uno dei punti maggiormente discussi anche negli sviluppi più recenti dell’indagine.

Le chat acquisite dagli investigatori

Gli investigatori avrebbero acquisito queste conversazioni direttamente dal telefono di Andrea Sempio insieme ad altri messaggi, contatti e materiali digitali.

Una chat può risultare significativa non soltanto per le informazioni esplicite che contiene, ma anche per il tono, le reazioni, i riferimenti condivisi e gli argomenti che i protagonisti sembrano comprendere senza bisogno di spiegazioni.

Nel caso di Andrea e Claudia, gli inquirenti potrebbero cercare di stabilire:

  • che cosa sapesse la cugina della versione di Sempio;
  • perché manifestasse dubbi sul viaggio a Vigevano;
  • a che cosa si riferisse Andrea parlando di ciò che sarebbe potuto ancora «uscire»;
  • quali temi i due preferissero affrontare personalmente;
  • se le conversazioni siano compatibili con le dichiarazioni rese successivamente dall’indagato.

Le chat, isolate dal resto degli atti, non consentono di rispondere a queste domande. Possono però offrire un frammento del comportamento di Sempio nel momento in cui la vicenda tornava a coinvolgerlo direttamente.

Il secondo mistero: le fotografie scomparse

La ricostruzione di Angela Corica si allarga anche a un altro aspetto: la presunta assenza di fotografie, dispositivi e testimonianze digitali relative agli anni immediatamente successivi alla morte di Chiara Poggi.

Secondo quanto illustrato, esisterebbero immagini dell’infanzia e dell’adolescenza di Sempio e materiali relativi ad altri periodi della sua vita. Mancherebbe invece una documentazione consistente proprio degli anni vicini al 2007.

Il tema delle fotografie sarebbe comparso anche in alcune conversazioni familiari intercettate. Da qui nasce l’ipotesi che alcune immagini fossero effettivamente esistite e che la famiglia si fosse preoccupata di non farle acquisire dagli investigatori.

Anche in questo caso esistono almeno due possibili spiegazioni. La prima è quella più grave: qualcuno potrebbe avere voluto sottrarre materiale utile all’inchiesta. La seconda è meno sospetta: la famiglia potrebbe avere cercato soltanto di proteggere la propria riservatezza ed evitare l’ennesima esposizione mediatica.

Nella trascrizione non viene fornita una prova che dimostri la distruzione intenzionale di fotografie o dispositivi. Il tema viene presentato come un’anomalia da approfondire, non come un depistaggio già accertato.

Gli anni mancanti nei diari

A colpire Angela Corica è anche il presunto vuoto lasciato nei diari personali di Sempio.

L’indagato avrebbe conservato annotazioni relative alle scuole elementari e medie, ai problemi vissuti durante la crescita e ad alcuni periodi difficili della propria vita. Apparirebbe invece poco documentata proprio la fase successiva all’omicidio di Chiara Poggi.

Un’assenza considerata singolare perché Sempio era il migliore amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Non si trovava quindi ai margini di una vicenda che sconvolse Garlasco e l’intero Paese, ma era vicino alla famiglia direttamente colpita dal delitto.

Secondo la giornalista, sarebbe naturale aspettarsi che una persona abituata a scrivere della propria vita avesse annotato almeno qualche pensiero su un avvenimento così traumatico. Il silenzio dei diari, insieme alla scarsità di fotografie e dati digitali, viene quindi letto come un’altra «coincidenza» sospetta.

Ma anche questa resta una deduzione: non è possibile sapere se le annotazioni non siano mai state scritte, siano andate perdute o non siano state ancora recuperate.

Un mosaico di suggestioni, non una prova

Le chat tra Andrea Sempio e la cugina Claudia interessano perché sembrano riunire numerosi elementi già al centro della nuova indagine: lo scontrino, il viaggio a Vigevano, le notizie seguite in tempo reale, le preoccupazioni per ciò che sarebbe potuto emergere e l’apparente necessità di affrontare alcuni argomenti lontano dai telefoni.

Nessuno di questi aspetti, preso singolarmente, dimostra un coinvolgimento nell’omicidio di Chiara Poggi. Sempio resta da considerare innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva e ha sempre respinto ogni accusa.

La Procura di Pavia ha riaperto l’inchiesta nel 2025, notificandogli un nuovo avviso di garanzia nell’ambito degli accertamenti sul materiale genetico. Il caso continua a essere oggetto di nuovi approfondimenti investigativi e di un’enorme attenzione mediatica.

Il mistero delle chat nasce proprio da questa zona grigia. Le parole esistono, ma il loro significato non è univoco. La cugina dubita del viaggio per acquistare un libro. Andrea teme che possa «uscire» qualcos’altro. Alcuni temi vengono rimandati agli incontri di persona.

Per gli investigatori potrebbero essere piccoli tasselli di un quadro più ampio. Oppure soltanto le conversazioni confuse e preoccupate di due persone finite dentro una tempesta giudiziaria e mediatica.

A stabilire quale delle due letture sia corretta non saranno le suggestioni, ma il confronto tra le chat, gli altri atti dell’inchiesta e le prove eventualmente raccolte.