Giallo di Pietracatella, dalla borsa di Antonella uscirà la soluzione del duplice omicidio?

La borsa di Antonella Di Ielsi. E’ un dettaglio inatteso quello che potrebbe aiutare finalmente a comporre il puzzle dell’enigma di Pietracatella, dove la ricina ha stroncato le vite di Sara e di sua madre Antonella tra il 27 e il 28 dicembre. Durante un sopralluogo nella nuova residenza del commercialista Gianni Di Vita, gli investigatori hanno posato gli occhi su una borsetta appartenuta alla moglie scomparsa.

Il ritrovamento della borsa

Il ritrovamento solleva interrogativi inquietanti sul motivo per cui quell’oggetto si trovasse li e su quale ruolo possa aver avuto nella vicenda. Gli specialisti tedeschi del prestigioso Istituto Koch stanno analizzando oltre centotrenta reperti per capire se proprio quel contenitore abbia custodito il vettore del veleno killer, magari celato all’interno di una delle borracce finite sotto sequestro.

Le sei ore d’ombra nel racconto della tragedia

Il fascicolo autoptico di ottocento pagine porta alla luce una finestra temporale ricca di ombre e interrogativi. Nel primo pomeriggio del 27 dicembre, mentre le condizioni della giovane Sara precipitavano improvvisamente, Gianni Di Vita e la moglie rimasero completamente soli tra le mura domestiche per circa sei ore.

A trasportare la ragazza in ospedale furono lo zio paterno, la primogenita diciassettenne Alice e un infermiere amico di famiglia che aveva notato lo stato di profonda alterazione della giovane durante la somministrazione di una terapia infusionale. Il padre, ascoltato dagli inquirenti come parte lesa, giustificò la propria decisione di restare a casa con presunti malori, dei quali però la Squadra Mobile non ha rinvenuto alcuna prova medica.

La corsa contro il tempo e il drammatico epilogo

I verbali delle testimonianze ricostruiscono l’atmosfera angosciante di quelle ore cruciali. La figlia Alice rimase accanto alla sorella in ospedale fino a sera, prima di fare ritorno a Pietracatella e trovare i genitori provati sul divano.

Sollecitato dalle continue telefonate del fratello, Gianni Di Vita si mise alla guida verso il pronto soccorso soltanto attorno alle ventuno, giungendo a destinazione poco prima che i medici constatassero il decesso di Sara. Nel giro di poche ore il quadro clinico di Antonella subi la stessa e irreversibile compromissione, chiudendo il primo capitolo di una vicenda dai contorni ancora profondamente misteriosi.