Garlasco, perché Sempio ruppe con Garofano: l’impronta 33, le intercettazioni e i retroscena

Angela Taccia, Andrea Sempio e la madre Daniela

C’è un passaggio nelle intercettazioni dell’inchiesta sul caso Garlasco che aiuta a ricostruire uno dei momenti più delicati per la difesa di Andrea Sempio. È quello che riguarda la rottura con Luciano Garofano, l’ex generale dei Ris che aveva affiancato il 38enne come consulente.

La frattura non sarebbe stata improvvisa. Nelle conversazioni finite agli atti, Sempio e i suoi familiari discutono delle divergenze con Garofano e soprattutto di una questione destinata a diventare centrale: l’impronta 33.

Il tema è quello degli accertamenti su una traccia che, secondo la Procura di Pavia, potrebbe essere riconducibile a Sempio. Per la difesa, però, la modalità con cui procedere su quell’elemento sarebbe diventata uno dei punti di rottura con il consulente.

L’impronta 33 diventa il punto di rottura

È Andrea Sempio a raccontare alla madre cosa, secondo lui, stava accadendo dietro le quinte. «Garofano diceva che la 33 bisognava farla in incidente probatorio per levarla subito — spiega Sempio alla madre —. Garofano ha paura… in una intervista che dice “se lo fanno viene come dice la procura e non possiamo far più niente”. Garofano fa tutto quello che dice Tizzoni… dato che quelli gli han già rotto i cogl… all’Angela».

Il riferimento è alla possibilità di sottoporre la traccia a incidente probatorio, procedura che avrebbe consentito di cristallizzare l’accertamento con valore utilizzabile nel procedimento. Ma proprio su questo punto, secondo le intercettazioni, le posizioni della difesa e quelle di Garofano avrebbero iniziato ad allontanarsi.

Sempio accusa Garofano: «Era pappa e ciccia con Capra»

La distanza diventa ancora più evidente in una conversazione dell’1 ottobre, quando Sempio parla con i genitori della decisione di Garofano di lasciare il gruppo di consulenti. «Garofano è andato via perché non era d’accordo sul discorso della 33, è tutta lì la storia», dice. Poi aggiunge un’accusa molto pesante, presentata nelle intercettazioni come una sua valutazione personale:

«Era pappa e ciccia con Capra della parte civile e, secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti nel senso “si sì gli dico io cosa fare a loro” e via…». Il nome citato è quello di Capra, consulente della famiglia Poggi, mentre Tizzoni è l’avvocato della parte civile. La madre di Sempio sembra condividere le perplessità del figlio e, come riportato in una nota dei carabinieri del Nucleo investigativo, osserva: «non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra».

Il rapporto con Garofano era già entrato in crisi

Le tensioni risalgono al 30 settembre di un anno fa, quando Andrea Sempio e la madre discutono in casa proprio del rapporto con il consulente genetico. Daniela Ferrari sostiene che Garofano e Tizzoni avrebbero avuto timore che emergesse una ricostruzione diversa da quella relativa alla responsabilità di Alberto Stasi:

«Garofano e Tizzoni hanno paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi e non si spiega come mai hanno paura se sono certi di aver fatto le cose bene all’epoca».

Sempio replica: «Garofano lavora con Capra e Tizzoni (consulente e avvocato della famiglia Poggi, ndr) e vuole seguire la strategia di Tizzoni». È in questo clima che maturerebbe la decisione di Garofano di lasciare il gruppo.

Dalla consulenza all’esposto: cosa emerge dalle altre intercettazioni

Le conversazioni acquisite nell’inchiesta non si fermano però alla questione dell’impronta. Un altro capitolo riguarda un esposto presentato nel 2016 dai legali di Alberto Stasi, successivamente entrato nella disponibilità degli allora difensori di Sempio e consegnato a Garofano.

Secondo la Procura, quel documento aveva carattere segreto. Sempio affronta proprio questo aspetto in una delle conversazioni: «Se poi l’avvocato gli ha dato un documento che lui non poteva avere… e lui ci ha fatto un lavoro diciamo alla luce del sole, la colpa va all’avvocato».

Il padre Giuseppe, invece, quando viene intercettato sulla provenienza degli atti, risponde: «Io lo so e me lo tengo per me».

Il mistero dei 45 mila euro e l’inchiesta del 2017

Nello stesso quadro investigativo compare anche il tema dei pagamenti effettuati dalla famiglia Sempio agli avvocati e la vicenda della presunta corruzione collegata all’inchiesta del 2017. Il riferimento è ai 45 mila euro in contanti consegnati dalla famiglia di Andrea ai tre avvocati prima che il giovane venisse formalmente indagato.

Il filone investigativo aveva coinvolto anche il padre di Andrea, Giuseppe Sempio, nell’ambito dell’indagine sulle presunte anomalie legate all’archiviazione dell’inchiesta del 2017. È uno dei capitoli che ha riportato sotto i riflettori il modo in cui vennero gestite le indagini su Sempio dopo la morte di Chiara Poggi.

La conversazione di Venditti: «Stiamo preparando la guerra»

A completare il quadro c’è poi una conversazione del 29 settembre di un anno fa tra l’ex pm di Pavia Mario Venditti e una donna. All’epoca Venditti era coinvolto nel procedimento per corruzione legato alla presunta gestione dell’inchiesta su Sempio.

Nella conversazione l’ex magistrato manifesta preoccupazione: «Stiamo preparando la guerra… Io temo che mi arrestino addirittura». Poco dopo fa il nome di Laura Barbaini: «Poi c’è la Barbaini, perché era quella che mi… era il mio consulente, quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione». Barbaini era stata la sostituta procuratrice generale che aveva sostenuto l’accusa nel processo d’appello bis a Stasi.

Chi era Laura Barbaini e perché compare negli atti

Il nome di Barbaini riporta direttamente all’inchiesta del 2017, quando Sempio era stato indagato e poi la vicenda era stata archiviata. Durante quella fase, Barbaini aveva preparato un appunto su carta intestata della Procura generale di Milano, ricostruendo l’iter processuale relativo a Sempio.

Agli atti sarebbe poi comparsa anche una seconda versione, più ampia, depositata dai difensori di Venditti davanti al Riesame. Il documento affrontava alcune delle contestazioni formulate dai legali di Stasi: dal Dna rilevato sulle unghie di Chiara Poggi alle telefonate e agli altri elementi utilizzati per mettere in discussione la posizione di Sempio.

Il nodo sollevato dagli inquirenti riguardava però la possibilità che Barbaini avesse avuto accesso a un fascicolo che, in quel momento, risultava ancora segreto e nella disponibilità di un’altra Procura.

Venditti, l’accusa di corruzione è stata archiviata

Su questo punto, nel frattempo, è arrivata una novità giudiziaria importante. Il 17 settembre 2026 è stata archiviata la posizione di Mario Venditti rispetto all’accusa di corruzione nell’ambito di questo filone dell’inchiesta.

L’archiviazione riguarda dunque l’ex pm e non equivale a una conferma delle ricostruzioni contenute nelle intercettazioni. Resta invece centrale, nel nuovo capitolo giudiziario del caso Garlasco, la ricostruzione di ciò che accadde nel 2017 e dei rapporti tra i diversi protagonisti di quella fase.

Il caso Garlasco riparte dalle vecchie carte

Dalle intercettazioni emerge così un intreccio di consulenze, rapporti tra le parti, documenti riservati, denaro e decisioni investigative che riporta l’attenzione proprio sugli anni successivi all’omicidio di Chiara Poggi.

Al centro resta anche la traccia 33, diventata uno degli elementi più discussi nel nuovo capitolo dell’inchiesta. E’ proprio attorno a quella impronta che, secondo le conversazioni agli atti, si sarebbe consumata la frattura tra Andrea Sempio e Luciano Garofano: un contrasto che avrebbe contribuito all’uscita dell’ex generale dei Ris dalla squadra della difesa.