Altro che inclusione, diversità e attenzione alle differenze. Nell’America di Donald Trump, il nuovo modello delle Forze armate viene raccontato attraverso un vocabolario molto diverso: «guerrieri», testosterone, durezza fisica, disciplina e una lunga lista di persone che il capo del Pentagono non vuole più vedere nelle uniformi americane.
A pronunciare le parole destinate a incendiare ancora una volta il dibattito negli Stati Uniti è stato Pete Hegseth, segretario alla Difesa e uno degli uomini più fedeli al presidente, durante il suo “State of the Force” alla base dei Marine di Quantico, in Virginia.
«Non siamo più il dipartimento woke né il dipartimento dei deboli», ha scandito Hegseth davanti ai militari. Poi la traduzione, decisamente meno istituzionale: «Niente ciccioni, niente trans, niente barbuti, niente strambi, niente smidollati, niente radicali. Solo guerrieri».
Non una frase scappata durante un’intervista, ma una dichiarazione pronunciata dal responsabile della Difesa degli Stati Uniti nel corso di un intervento ufficiale.
«Fuori i pagliacci ideologici, dentro i cowboy patriottici»
Hegseth non si è fermato lì. Il concetto che attraversa il suo intervento è quello di una trasformazione culturale delle Forze armate americane, presentata come la definitiva cancellazione dell’era “woke” al Pentagono.
Il segretario alla Difesa ha contrapposto quelli che definisce «pagliacci ideologici» ai «cowboy patriottici», annunciando anche controlli legati al testosterone e ribadendo il superamento delle politiche di diversità e inclusione.
Il modello rivendicato dall’amministrazione Trump punta su criteri fisici più severi, maggiore disciplina, standard comuni nelle unità combattenti e una drastica riduzione delle deroghe sull’aspetto personale. È una linea che Hegseth porta avanti da mesi e che ha già prodotto più test fisici, restrizioni sul peso e norme molto più rigide sulle barbe nelle Forze armate.
La parola chiave resta sempre la stessa: guerrieri.
La guerra al «woke» entra ufficialmente nelle caserme
Dietro le provocazioni verbali c’è infatti una politica precisa. Hegseth ha confermato il progetto di riduzione del numero di generali e ammiragli e ha rivendicato la rimozione o il ridimensionamento di una parte degli alti ufficiali durante la sua gestione del Pentagono.
Il messaggio politico è evidente: l’amministrazione Trump vuole cancellare ciò che considera l’eredità progressista penetrata nelle Forze armate attraverso programmi DEI, attenzione all’identità di genere e politiche considerate troppo permissive.
Hegseth presenta tutto questo come un ritorno alla meritocrazia e alla capacità di combattere. I critici vedono invece nella sua linea una profonda politicizzazione delle Forze armate e contestano soprattutto il linguaggio utilizzato contro determinate categorie di militari.
E nel mirino finiscono anche i giornalisti
Ma il discorso di Quantico non si è limitato alla guerra culturale dentro le caserme. Hegseth ha riservato parole durissime anche alla stampa americana, accusando alcuni media di mettere in pericolo i militari attraverso la pubblicazione di informazioni sensibili.
Il segretario alla Difesa è arrivato a definire certo giornalismo «anti-americano», parlando persino di «tradimento» e sostenendo che alcune informazioni diffuse dai media possano mettere direttamente a rischio la vita dei soldati.
Un altro tassello di un rapporto sempre più conflittuale tra l’amministrazione Trump e una parte della stampa statunitense.
Il Pentagono secondo Hegseth: testosterone, droni e Musk
Dentro il linguaggio muscolare sono arrivati anche annunci molto concreti. Hegseth ha presentato un nuovo Autonomous Warfare Command, dedicato alla guerra autonoma e ai droni, e un progetto sul futuro dei conflitti che coinvolgerà, tra gli altri, Elon Musk, Palmer Luckey e Newt Gingrich. Ha inoltre annunciato il progetto per una nuova grande base militare americana.
È quindi una trasformazione che procede su due binari: tecnologia militare sempre più avanzata da una parte, restaurazione di un’immagine tradizionale e muscolare del soldato dall’altra.
Ed è proprio questa miscela a raccontare forse meglio di qualsiasi slogan il Pentagono dell’era Trump: intelligenza artificiale e testosterone, droni autonomi e «cowboy patriottici», mentre il capo della Difesa proclama davanti alle truppe che l’epoca dei «ciccioni, trans, barbuti, strambi e smidollati» è finita.







