A quasi un anno dalla scomparsa dell’icona assoluta del wrestling mondiale, il caso sulla morte di Hulk Hogan può dirsi ufficialmente chiuso. Un corposo rapporto di 72 pagine delle forze dell’ordine, ottenuto da USA TODAY, getta finalmente luce sugli ultimi istanti di vita del “Real American” e sulle ombre che avevano spinto la famiglia a chiedere indagini approfondite. La star della WWE è deceduta all’età di 71 anni per quello che è stato ora classificato come un “decesso naturale accompagnato”.
Il sospetto della figlia Brooke
Nonostante il verdetto finale parli di cause naturali, il rapporto rivela momenti di forte tensione familiare. Pochi giorni dopo il decesso, la figlia di Hogan, Brooke Hogan Oleksy, aveva contattato la polizia di Clearwater, in Florida, esprimendo forti dubbi sul trattamento medico ricevuto dal padre.
Secondo quanto dichiarato da Brooke, alcune fonti interne all’ospedale le avrebbero riferito che il personale medico avrebbe “rovinato” un recente intervento chirurgico a cui Hogan si era sottoposto. Il sospetto riguardava un nervo del collo che sarebbe stato danneggiato durante l’operazione. Tuttavia, nonostante le accuse iniziali del terapista occupazionale del wrestler, quest’ultimo ha in seguito ritrattato, ammettendo di aver “parlato fuori luogo”.
L’autopsia privata e la lotta segreta contro la leucemia
Il giallo si era infittito quando la figlia aveva sollevato dubbi sulla cremazione, temendo che potesse impedire un’autopsia privata. Mentre l’ufficio del medico legale si era rifiutato di procedere, la famiglia ha voluto andare a fondo con un esame autoptico indipendente eseguito il 16 agosto.
Il risultato non ha lasciato spazio a dubbi: Hulk Hogan è morto per un infarto acuto, ma il suo fisico era già profondamente segnato. Il rapporto clinico ha evidenziato che il wrestler soffriva di fibrillazione atriale e, soprattutto, combatteva in silenzio contro la leucemia CLL, un tumore del sangue e del midollo osseo che ha contribuito al tragico epilogo. “Nessun trauma, nessuna tossicologia: una morte naturale in un quadro clinico grave”, conclude il medico legale.
Steroidi, scandali e Trump
La morte di Hogan non chiude però le discussioni su una vita vissuta sempre al limite. Mentre il rapporto della polizia chiarisce le cause del decesso, il documentario Netflix dedicato alla star continua a far discutere. La pellicola scava nel passato turbolento del wrestler: dall’uso sistematico di steroidi che ha segnato la sua carriera e il suo fisico, alle battaglie legali per i famigerati sex tape.
Un racconto che non dimentica l’impatto politico di Hogan e la sua storica amicizia con Donald Trump, elementi che hanno reso Terry Bollea (questo il suo vero nome) una delle figure più divisive e influenti della cultura pop americana. Oggi, con la chiusura delle indagini, cala il sipario sulla vicenda giudiziaria, lasciando spazio solo alla leggenda – tra luci e ombre – di un uomo che ha cambiato per sempre il volto dello sport-spettacolo.







