Continuano a emergere nuovi particolari dall’inchiesta sulla Curva Nord dell’Inter. Nei verbali resi ai magistrati tra il 30 maggio e il 22 giugno, Marco Ferdico, ex leader del tifo organizzato nerazzurro e oggi collaboratore di giustizia dopo aver confessato il proprio ruolo nell’omicidio di Vittorio Boiocchi, ha ricostruito anche i rapporti tra il direttivo della curva, alcuni calciatori e la società.
Tra i passaggi destinati a far discutere c’è quello che riguarda Federico Dimarco, che non risulta indagato nell’inchiesta. Secondo quanto riferito da Ferdico, il difensore avrebbe promesso a lui, Andrea Beretta e Antonio Bellocco tre anelli celebrativi in occasione della conquista della seconda stella.
La promessa degli anelli di Dimarco
«Ci aveva promesso che ci regalava un anello per la seconda stella», avrebbe raccontato Ferdico agli investigatori, spiegando che si sarebbe trattato degli stessi anelli con brillante realizzati per la squadra dopo la conquista del ventesimo scudetto.
Quella promessa, però, non sarebbe mai stata mantenuta. «Poi ci hanno arrestati», avrebbe spiegato l’ex capo ultras, ricordando che gli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Doppia Curva” arrivarono il 30 settembre 2024, pochi mesi dopo la vittoria del campionato. Antonio Bellocco, invece, nel frattempo era già morto, ucciso il 4 settembre dello stesso anno.
Ferdico ha aggiunto di aver pensato, insieme ad Andrea Beretta, di rivolgersi al procuratore di Dimarco per chiedere conto di quella promessa. «Volevamo andare a dirgli che ci doveva dare i soldi, però non siamo mai andati», avrebbe dichiarato, precisando però di non aver mai considerato quella vicenda come un tentativo di estorsione.
I rapporti con l’Inter
Nei verbali trovano spazio anche le dichiarazioni sui rapporti tra la Curva Nord e la dirigenza dell’Inter. Secondo Ferdico, la società avrebbe sempre operato nel rispetto delle regole. «La società è impeccabile», ha affermato, spiegando che ogni rapporto sarebbe stato gestito attraverso la Digos. «Passava tutto tramite la Digos. Noi davamo tutti i nominativi, tutte le tessere, quindi era tutto limpido».
L’ex capo ultras ha però espresso amarezza per la decisione dell’Inter di costituirsi parte civile nel processo, così come hanno fatto il Milan e la Lega Serie A, chiedendo il risarcimento dei danni d’immagine. «Ci sono rimasto male», avrebbe dichiarato. «Tu mi davi i biglietti, mi facevi fare le liste, mi chiedevi l’anima perché organizzavamo tutto, dalle coreografie in poi, e poi ti costituisci parte civile contro di me».
Ferdico ha infine rivendicato di non aver mai commesso, a suo dire, reati all’interno dello stadio diversi dal bagarinaggio: «Non mi sento colpevole, a parte queste cose fuori dallo stadio, di aver fatto niente di illegale allo stadio. Non ho dato via un grammo di droga. Del bagarinaggio mi prendo le mie responsabilità». Le dichiarazioni fanno parte dell’attività istruttoria dell’inchiesta e saranno oggetto delle verifiche e delle valutazioni dell’autorità giudiziaria nel corso del procedimento.







