Una sedia vuota nell’ultima udienza del processo di primo grado potrebbe diventare il nuovo campo di battaglia della difesa di Mario Roggero. Il 4 dicembre 2023, quando la Corte d’Assise di Asti condannò il gioielliere di Grinzane Cavour a 17 anni di carcere, uno dei giudici popolari effettivi non si presentò. Il presidente prese atto dell’assenza e fece entrare nel collegio il primo supplente secondo l’ordine di sorteggio. Per gli avvocati, però, quella sostituzione nasconde un vizio capace di travolgere la sentenza: il verbale non spiegherebbe perché il giudice mancò né quale impedimento giustificò il subentro.
Il professor Sergio Novani, che coordina il collegio difensivo insieme all’avvocato Stefano Marcolini, richiama il diritto dell’imputato al giudice naturale precostituito per legge e sostiene che la Corte avrebbe dovuto accertare, valutare e indicare le ragioni dell’assenza. La difesa aveva già sollevato il punto in appello e lo aveva riproposto nel ricorso alla Cassazione, che il 15 luglio ha però confermato definitivamente la pena di 14 anni e nove mesi. Per capire quale spazio processuale rimanga davvero aperto occorrerà quindi leggere le motivazioni con cui la Suprema Corte ha respinto le contestazioni. Parlare già oggi di scarcerazione resta una prospettiva sostenuta dai legali, non una conseguenza automatica del presunto vizio.
Il giudice popolare assente e il supplente entrato prima della sentenza
Il passaggio contestato compare nel verbale dell’udienza del 4 dicembre 2023. «La Corte d’Assise, preso atto dell’assenza del giudice popolare titolare Marchisio Marco, dispone il subentro nel collegio giudicante del primo supplente in ordine di sorteggio», si legge nel documento richiamato dalla difesa. Nessuna indicazione, secondo Novani, accompagnerebbe quella decisione: il collegio non avrebbe chiarito se il giudice fosse malato, impossibilitato per ragioni familiari o assente per un’altra causa.
È proprio questo silenzio a sostenere la tesi difensiva. Gli avvocati non contestano in astratto la possibilità di sostituire un giudice popolare, prevista proprio per impedire che un’assenza paralizzi il processo. Contestano il modo in cui la Corte avrebbe gestito il cambio nel giorno decisivo, senza motivare l’impedimento del titolare. Secondo il ricorso, la mancata verifica potrebbe configurare una nullità assoluta con riferimento alla legge che disciplina le Corti d’Assise e al principio fissato dall’articolo 25 della Costituzione.
La difesa richiama anche quanto accadde nel processo d’appello. Il 3 dicembre 2025 il presidente della Corte comunicò l’esonero di un giudice popolare aggiunto per «gravi motivi familiari». In quel caso, sottolineano i legali, il collegio indicò una ragione precisa; nel primo grado, invece, si limitò a registrare l’assenza e a convocare il supplente. Per Novani proprio questa differenza mostra che la Corte di Asti avrebbe dovuto motivare meglio la sostituzione.
La condanna è definitiva, il “cavillo” non apre da solo le porte del carcere
Il nodo più delicato riguarda però la fase processuale. La Cassazione ha già respinto il ricorso di Roggero e ha reso irrevocabile la condanna a 14 anni e nove mesi. Il gioielliere si trova nel carcere di Bollate dal 17 luglio. Il presunto vizio del collegio non compare dunque oggi come una scoperta successiva alla sentenza definitiva: la difesa lo aveva già denunciato davanti alla Corte d’Assise d’Appello e lo aveva poi ripresentato ai giudici di legittimità.
Le motivazioni della Cassazione dovranno chiarire se la Corte abbia considerato la censura infondata, inammissibile o comunque incapace di determinare la nullità. Soltanto dopo quel deposito i legali potranno valutare eventuali iniziative straordinarie. La tesi di una liberazione imminente appare quindi prematura: il rilievo può alimentare una nuova battaglia giudiziaria, ma non sospende la pena e non cancella la sentenza già diventata definitiva.
Roggero ricevette inizialmente 17 anni dalla Corte d’Assise di Asti. In appello la pena scese a 14 anni e nove mesi, ma i giudici esclusero ancora una volta la legittima difesa. Secondo la ricostruzione accolta nelle sentenze, il gioielliere uscì dal negozio e sparò contro i rapinatori mentre tentavano la fuga, uccidendone due e ferendone un terzo. La Cassazione ha confermato quel giudizio il 15 luglio.
Dal carcere Roggero teme per la moglie e chiede un vigilante
Mentre gli avvocati studiano le prossime mosse, Roggero concentra le proprie preoccupazioni sulla gioielleria riaperta dalla moglie Mariangela Sandrone e dalla figlia Laura. Dal carcere ha chiesto alla famiglia di ingaggiare una guardia giurata: teme che nuovi rapinatori possano approfittare della sua assenza quando l’attenzione delle forze dell’ordine e dei mezzi di informazione diminuirà.
«Senza di me, in caso di una nuova rapina, non so come potrebbero difendersi. Tutti sanno che io non sono più lì, potrebbero approfittarsene», ha riferito al proprio avvocato. Il gioielliere ritiene che il momento più rischioso arriverà tra qualche settimana, quando il clamore intorno al caso si sarà attenuato. Per questo chiede di organizzare la vigilanza privata «il prima possibile, senza badare a spese». Nelle giornate successive alla riapertura, le forze dell’ordine hanno intensificato i passaggi davanti all’attività commerciale.
Roggero continua anche a sperare nella grazia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e nelle richieste di differimento della pena presentate dai difensori. Nel frattempo ha iniziato a collaborare con la biblioteca e con il centro di assistenza del carcere, occupandosi di alcune pratiche amministrative per gli altri detenuti. La moglie e la figlia, invece, hanno rimesso in funzione il negozio di Grinzane Cavour, lo stesso nel quale il 28 aprile 2021 cominciò la rapina che avrebbe cambiato definitivamente la vita di tutte le persone coinvolte.
La difesa prepara una battaglia, ma deve superare il verdetto della Cassazione
Il caso del giudice popolare assente aggiunge dunque un nuovo capitolo alla vicenda, ma impone prudenza. Novani sostiene che la composizione del collegio abbia violato un principio costituzionale e che il difetto possa rendere nulla la sentenza di primo grado. Dall’altra parte esiste già un verdetto definitivo della Cassazione, arrivato dopo che la difesa aveva inserito quella stessa censura nel ricorso.
La vera notizia non consiste quindi in una liberazione ormai vicina, ma nel tentativo dei legali di trovare ancora uno spazio per rimettere in discussione una condanna irrevocabile. Tutto dipenderà dalle motivazioni della Suprema Corte e dagli eventuali strumenti straordinari che il collegio riuscirà a individuare. Fino ad allora Roggero resta in carcere, mentre la famiglia torna dietro il bancone con una guardia giurata come possibile nuova presenza fissa.







