Maxi-blitz contro le baby gang in 44 province: 539 arresti

Una vera e propria offensiva nazionale contro la criminalità giovanile e il fenomeno delle baby gang. Nelle prime ore di oggi 20 luglio, la Polizia di Stato ha fatto scattare un imponente maxi-blitz che ha interessato ben 44 province italiane, portando alla luce un network sotterraneo di violenza reale e virtuale. Il bilancio è impressionante: oltre 500 persone arrestate in tutta Italia, tra cui spiccano 47 minorenni, a testimonianza di una deriva che continua a colpire le fasce d’età più giovani.

La violenza corre sul web: 1.000 profili sotto sequestro

L’aspetto più inquietante emerso dall’indagine della Polizia riguarda la forte digitalizzazione del fenomeno. Parallelamente alle perquisizioni e ai fermi sul territorio, gli investigatori hanno passato al setaccio le principali piattaforme digitali utilizzate dai giovanissimi.

L’operazione ha permesso di individuare e monitorare oltre 1.000 profili social attivi che venivano regolarmente utilizzati per inneggiare alla violenza, glorificare l’uso delle armi e, in molti casi, pianificare e organizzare risse da strada, spedizioni punitive o veri e propri atti di teppismo urbano. Video con sottofondi musicali trap ed hip-hop ostentavano denaro, armi da taglio o da fuoco, e ferite da taglio come simboli di uno “status” criminale da emulare.

Controlli a tappeto in 44 province

Le forze dell’ordine hanno blindato le aree calde delle città italiane: stazioni ferroviarie, piazze della movida, parchi pubblici e periferie degradate, da sempre considerati i terreni di caccia e di aggregazione delle bande giovanili. Il monitoraggio serrato delle questure ha permesso di bloccare sul nascere diverse situazioni di pericolo e di sequestrare una ingente quantità di armi bianche, oggetti atti a offendere e sostanze stupefacenti destinate allo spaccio tra giovanissimi.

L’operazione odierna si inserisce in una più ampia strategia di contrasto e prevenzione messa in atto dal Viminale per frenare un fenomeno – quello delle baby gang – che sta ridefinendo i contorni della sicurezza nelle principali aree urbane del Paese, richiedendo un intervento non solo sul piano repressivo, ma anche sul fronte del controllo dei contenuti violenti che circolano liberamente in rete.

Il caso Milano

L’episodio simbolo di questa deriva si è consumato a Milano, dove la Squadra Mobile ha arrestato due ragazzine di appena 15 e 17 anni (una italiana e l’altra tunisina). Le due giovanissime sono ritenute responsabili di una violenta rapina pluriaggravata commessa ai danni di una ragazza la notte dello scorso 25 giugno nella centralissima via Torino.

Un’aggressione brutale durante la quale la vittima è riuscita a filmare brevi istanti del raid. Ma il dettaglio più inquietante emerso dalle indagini è un altro: una delle due minorenni arrestate, accanita frequentatrice dei social network, aveva persino pubblicato il video dell’aggressione sul proprio profilo pochi istanti dopo il colpo, quasi a voler ostentare la propria “impresa” criminale alla community. L’incrocio tra i filmati web e i sistemi di videosorveglianza della zona ha permesso agli agenti di stringere il cerchio e far scattare le manette.

La banda del Colosseo

L’operazione della Polizia non ha risparmiato la Capitale. A Roma gli investigatori hanno individuato e denunciato in stato di libertà diversi giovanissimi ritenuti responsabili dei gravi disordini e dei danneggiamenti avvenuti nei pressi del Colosseo lo scorso 1° luglio. Durante le perquisizioni nelle abitazioni dei ragazzi romani sono stati rinvenuti materiali pirotecnici, bombolette spray al peperoncino e persino un nunchaku, la micidiale arma da difesa orientale.