Non è più solo la storia di una chat volgare tra colleghi. Né un episodio isolato di maschilismo da caserma. L’inchiesta sulle immagini di donne inconsapevoli, fotografate o catturate dalle telecamere del tram 15 di Milano e condivise nella chat “Ticinese Staff”, sta prendendo una piega più ampia e più inquietante. La Procura vuole capire se quelle foto restassero davvero tra i sette partecipanti al gruppo o se finissero su siti “specializzati”, alimentando un circuito parallelo di voyeurismo digitale.
C’è il primo indagato
Il primo nome sul registro degli indagati è quello del conducente sorpreso da una passeggera mentre inviava in chat la foto di una donna seduta a pochi metri da lui. L’immagine, scattata di spalle, era accompagnata da commenti espliciti. L’uomo, insieme agli altri cinque colleghi e a un ex dipendente Atm presenti nella chat, è stato sospeso dal servizio e dallo stipendio. L’azienda ha scelto la linea dura, mentre gli inquirenti hanno disposto perquisizioni e sequestri di cellulari e computer, a casa e sul posto di lavoro.
Il reato ipotizzato per ora è accesso abusivo a sistema informatico, contestato all’unico tranviere formalmente indagato. Ma la Procura, guidata da Marcello Viola, sta verificando anche la posizione degli altri. Il nodo centrale è capire da dove arrivassero quelle immagini: semplici foto scattate ai monitor di bordo oppure file estratti illegalmente dal sistema di sorveglianza interno dei tram. Una differenza che cambia tutto, perché nel secondo caso si configurerebbe una violazione grave dei sistemi informatici dell’azienda.
La denuncia di una passeggera
A far esplodere il caso è stata una passeggera di 26 anni. Sabato scorso, seduta sul tram 15, ha notato il conducente – in quel momento fuori servizio – mentre inviava la foto di un’altra donna nella chat. Ha scattato un’immagine del suo telefono e l’ha pubblicata sui social. Il post è diventato virale in poche ore. La giovane ha raccontato che, mentre l’uomo cercava nella galleria della chat, sullo schermo comparivano altre foto simili: donne riprese di spalle, in piedi, sedute, tutte inconsapevoli. Tutte potenziali vittime.
Indagine interna dell’Atm
Parallelamente procede l’indagine interna di Atm, che riguarda l’uso improprio degli strumenti di lavoro da parte di dipendenti incaricati di pubblico servizio. Se le responsabilità saranno confermate, potrebbero emergere anche violazioni delle norme sulla privacy dei passeggeri. L’azienda ha già annunciato un esposto al Garante.
I sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno preso posizione con una nota netta: il rispetto della dignità delle persone e la parità di genere non sono negoziabili. E i comportamenti emersi, dicono, sono incompatibili con la professionalità richiesta a chi svolge un servizio pubblico.
L’inchiesta è solo all’inizio, ma una cosa è già chiara: questa vicenda non riguarda solo una chat. Riguarda il confine sempre più fragile tra sicurezza, tecnologia e rispetto delle persone.







