Ministro Nordio attacca i processi in tv su Garlasco: «Sono tritacarne giudiziari, distruggono onore, salute e vita»

Carlo Nordio non parla dell’inchiesta su Garlasco, ma parla di tutto ciò che le ruota attorno. E il suo affondo è durissimo. Il ministro della Giustizia, rispondendo a una domanda sul caso durante la Festa dell’Innovazione del Foglio a Venezia, ha scelto di non entrare nel merito degli atti, delle indagini e della posizione di Andrea Sempio. Poi però ha colpito il bersaglio più largo: i processi celebrati in televisione, il dibattito permanente sugli indagati, la trasformazione della cronaca giudiziaria in spettacolo quotidiano.

Nordio sul caso Garlasco e i processi in tv

«Sulle indagini non voglio dire neanche una parola perché sarebbe improprio», ha premesso Nordio. Subito dopo, però, il ministro ha tracciato un paragone netto con il modello anglosassone: «Nel processo anglosassone una cosa del genere sarebbe inammissibile perché esprimersi pro o contro una persona indagata sarebbe disprezzo della corte». Il riferimento è al modo in cui in Italia i grandi casi di cronaca nera vengono discussi per settimane, spesso per mesi, nei salotti televisivi, sui social e nei talk show, con analisi, sentenze anticipate, colpevolisti e innocentisti schierati prima ancora che il processo arrivi davvero in aula.

Il «tritacarne giudiziario» denunciato dal ministro

Il passaggio più duro arriva quando Nordio parla delle conseguenze personali per chi viene travolto da questo meccanismo. «Qui, per varie ragioni, i processi ormai dai tempi di Cogne si fanno in televisione. E ogni volta che si cerca di porre dei paletti, si parla di reato di lesa maestà della libertà di stampa», ha detto il Guardasigilli. Poi l’affondo più pesante: «Non ci si mette mai nei panni della persona che viene inserita in questo tritacarne giudiziario e che magari perde l’onore, la salute, i soldi, e qualche volta anche la vita». Parole che, nel pieno della nuova ondata mediatica sul delitto di Chiara Poggi, suonano come un avvertimento rivolto a tutto il sistema dell’informazione giudiziaria.

Tra indagini e spettacolo mediatico

Il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione nazionale dopo la riapertura dell’inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, amico storico di Marco Poggi. Da mesi il delitto del 13 agosto 2007 viene raccontato, sezionato e discusso in ogni dettaglio: impronte, DNA, soliloqui, diari, piste alternative, intercettazioni, consulenze, ricostruzioni e polemiche tra giornalisti, avvocati e opinionisti. Proprio questo clima sembra essere il vero oggetto dell’intervento di Nordio. Il ministro non assolve nessuno e non accusa nessuno. Ma contesta l’idea che una persona indagata possa essere trasformata in protagonista di un processo pubblico permanente, celebrato davanti alle telecamere prima ancora che davanti ai giudici.

Nordio e la vecchia ferita del processo Stasi

Non è la prima volta che il ministro interviene, almeno in termini generali, sul delitto di Garlasco. Già nei mesi scorsi Nordio aveva richiamato il caso di Alberto Stasi, assolto in primo e secondo grado e poi condannato in via definitiva, per criticare una dinamica processuale che a suo giudizio dovrebbe essere superata. Nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia aveva sostenuto che, con il processo accusatorio immaginato dalla sua riforma, casi come Garlasco non dovrebbero più verificarsi. Oggi il ministro torna su un altro nodo: non il percorso giudiziario, ma quello mediatico. E lo fa con una formula destinata a restare: il processo in tv come «tritacarne giudiziario».