Muore la madre di Thiago Avila, attivista Flotilla detenuto in Israele: “Lasciate Thiago libero per il funerale”

Thiago Avila

La notizia è arrivata mentre Thiago Avila si trova ancora chiuso in una cella israeliana, in sciopero della fame e sotto custodia cautelare dopo il fermo della Global Sumud Flotilla. Sua madre, Teresa Regina de Ávila e Silva, è morta in Brasile senza poter rivedere il figlio. E adesso la famiglia dell’attivista chiede alle autorità israeliane un gesto umanitario: lasciarlo uscire almeno per partecipare al funerale.

È l’ultimo drammatico capitolo della vicenda che da giorni infiamma lo scontro diplomatico attorno alla missione umanitaria partita da Barcellona con l’obiettivo di raggiungere la Striscia di Gaza sfidando il blocco imposto da Israele.

Thiago Avila detenuto dopo la missione della Flotilla

Thiago Avila, attivista brasiliano molto noto nei movimenti internazionali pro Palestina, è stato fermato il 29 aprile insieme allo spagnolo Saif Abu Keshek durante la seconda missione della Global Sumud Flotilla.

Le due imbarcazioni battenti bandiera italiana erano partite per consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza quando sono state intercettate in acque internazionali vicino alla Grecia dalle forze israeliane. Da quel momento è iniziato un duro braccio di ferro giudiziario e politico.

Il tribunale israeliano di Ashkelon ha deciso di prorogare la custodia cautelare dei due attivisti fino all’11 maggio. Una scelta che ha provocato proteste internazionali e adesso si intreccia con il dramma personale della morte della madre di Avila.

La richiesta della famiglia: “Fatelo tornare in Brasile”

Secondo quanto riportato dal sito brasiliano Poder360, i familiari di Thiago Avila hanno chiesto alle autorità israeliane un rilascio temporaneo per consentirgli di partecipare ai funerali della madre.

Per ora, però, non risultano aperture ufficiali. L’attivista continua a essere detenuto insieme ad Abu Keshek mentre i loro legali preparano un nuovo ricorso contro la decisione del tribunale israeliano.

Gli avvocati sostengono che non esistano basi legali per prolungare la custodia cautelare e denunciano condizioni di detenzione estremamente dure.

“Bendati e sotto luce continua”

Secondo quanto riferito dal centro legale israeliano Adalah, che assiste i due attivisti, Avila e Abu Keshek sarebbero detenuti in isolamento, sottoposti a illuminazione artificiale continua ventiquattr’ore su ventiquattro e bendati durante gli spostamenti, persino nelle visite mediche.

I due hanno iniziato uno sciopero della fame e i loro legali parlano apertamente di maltrattamenti. Accuse che adesso finiscono anche sotto la lente delle Nazioni Unite.

L’Onu contro Israele

A prendere posizione è stato il portavoce dell’Ufficio Onu per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan, che ha chiesto il rilascio immediato e senza condizioni dei due attivisti.

«Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza», ha dichiarato il rappresentante delle Nazioni Unite, definendo “inquietanti” i resoconti sui presunti maltrattamenti subiti dai detenuti.

L’Onu sottolinea inoltre che, almeno finora, nei confronti dei due non sarebbero state formalizzate accuse precise, elemento che rende ancora più controversa la proroga della custodia cautelare.

Luiz Inácio Lula da Silva attacca Israele

Durissima anche la reazione del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha definito “ingiustificabile” la detenzione di Thiago Avila chiedendone l’immediata liberazione.

Il governo brasiliano segue la vicenda attraverso i canali consolari e sta cercando di ottenere chiarimenti ufficiali da Israele. La morte della madre dell’attivista rischia ora di aumentare ulteriormente la pressione diplomatica sul governo israeliano.

Le accuse israeliane agli attivisti

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, Avila e Abu Keshek vengono considerati tra i leader della flottiglia e sarebbero sospettati di aver aiutato “il nemico in guerra”, oltre ad avere presunti collegamenti con organizzazioni ritenute vicine ad Hamas.

In particolare viene citata la Ppa, la Popular Conference for Palestinians Abroad, inserita nella blacklist del Dipartimento del Tesoro americano per presunti sostegni ad Hamas.

Accuse che i legali dei due attivisti definiscono completamente infondate.

Anche la Procura di Roma apre un fascicolo

Intanto la vicenda arriva anche in Italia. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio in relazione al fermo delle imbarcazioni della Flotilla.

L’indagine italiana punta a chiarire cosa sia accaduto durante l’intercettazione delle navi in acque internazionali e se vi siano stati comportamenti illegittimi da parte delle forze israeliane.

Una vicenda sempre più internazionale

La morte della madre di Thiago Avila trasforma definitivamente questa storia in qualcosa di più di un semplice incidente diplomatico. Da un lato Israele continua a difendere il blocco navale verso Gaza e la necessità di impedire missioni considerate ostili. Dall’altro cresce la pressione internazionale di governi, attivisti e organizzazioni umanitarie che chiedono il rilascio dei due uomini.

E mentre tribunali, governi e organismi internazionali discutono, in Brasile una famiglia aspetta soltanto una cosa: che Thiago possa tornare libero almeno per salutare sua madre un’ultima volta.