Pietracatella, tre libri sul delitto e il paese esplode: «Sciacalli, non comprateli». La rabbia contro chi racconta la tragedia

Il giallo della ricina di Pietracatella

Tre libri, un assassino ancora senza nome e un paese che non ne può più di vedere la propria tragedia trasformata in un prodotto editoriale. A Pietracatella, poco più di mille abitanti in provincia di Campobasso, la pubblicazione di tre volumi dedicati alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita ha scatenato una rivolta sui social. Le due donne morirono a distanza di ventiquattr’ore, il 27 e il 28 dicembre 2025, dopo un avvelenamento da ricina. A oltre dieci mesi di distanza, la Procura di Larino indaga ancora contro ignoti per duplice omicidio premeditato.

«Non comprateli. Vergogna, sciacalli che lucrano sulle disgrazie altrui». È uno degli appelli che circolano nei gruppi social del paese, dove gli abitanti contestano la scelta di pubblicare libri su una vicenda ancora irrisolta. Le critiche prendono di mira gli autori, accusati di voler guadagnare sulla sofferenza di una famiglia e di un’intera comunità.

Tre libri sul delitto e la protesta degli abitanti

I volumi arrivati sul mercato sono «L’assassino di Pietracatella», del giornalista Agostino Rocco, direttore della biblioteca provinciale di Isernia; «Uno di noi. Il giallo di Pietracatella. Il beneficio del dubbio», dell’avvocato Francesco Mancini; e «Pietracatella. Il veleno dentro casa», del criminologo Aldo Di Giacomo.

Tre autori con esperienze differenti, tre ricostruzioni di una vicenda che continua a presentare interrogativi. Nessuno dei libri, secondo le informazioni disponibili, indica un responsabile del duplice delitto.

Eppure, a far discutere è già la scelta di pubblicarli prima che gli investigatori abbiano individuato l’assassino. Per una parte degli abitanti, raccontare adesso la morte di Antonella e Sara significa trasformare il dolore in un’occasione commerciale.

Le proteste non sembrano però frenare le vendite. I volumi avrebbero raccolto centinaia di ordini sulle piattaforme online, mentre alcune librerie hanno già esaurito le copie disponibili.

Il caso supera ormai i confini del Molise, attirando l’interesse delle televisioni straniere e di un pubblico sempre più ampio.

Agostino Rocco risponde: «Non ho bisogno di soldi e gloria»

Le contestazioni più accese riguardano il libro di Agostino Rocco, anche per il titolo scelto: «L’assassino di Pietracatella».

Il giornalista ha deciso di rispondere direttamente ai cittadini con una lettera aperta, respingendo le accuse di speculazione.

«Mi accusate di aver scritto dei fatti di Pietracatella per soldi e gloria. Non ne ho bisogno», scrive Rocco.

Poi rivendica le ragioni del proprio lavoro: «Ho scritto perché se non fissi i fatti mentre accadono resta solo il rumore. E di rumore a Pietracatella, definito paese omertoso, ne abbiamo fin troppo».

Parole che introducono un altro elemento di tensione. Da una parte c’è chi considera prematuro pubblicare libri su due morti ancora senza giustizia; dall’altra chi rivendica il diritto di ricostruire una vicenda di interesse pubblico anche mentre l’inchiesta è in corso.

Proprio Rocco, il 4 novembre, ha ricevuto una convocazione in questura a Campobasso. Prima di entrare ha spiegato ai giornalisti di non aver indicato colpevoli nel volume, ma di essersi limitato a raccontare gli sviluppi delle indagini, le ipotesi e gli scenari emersi.

Non sono noti i motivi della convocazione, né è stato chiarito se gli investigatori volessero approfondire alcuni passaggi del libro.

Il delitto diventa un fenomeno mediatico mentre l’inchiesta cerca risposte

La pubblicazione dei tre volumi rappresenta soltanto l’ultimo capitolo dell’enorme attenzione mediatica che accompagna il caso.

Da mesi il duplice avvelenamento occupa trasmissioni televisive, video su YouTube, pagine social e contenuti realizzati da creator specializzati in cronaca nera. Ricostruzioni, ipotesi e commenti si moltiplicano mentre gli investigatori cercano ancora di stabilire come la ricina sia arrivata alle due vittime.

Il punto centrale dell’inchiesta rimane proprio questo: dove qualcuno ha procurato la sostanza, attraverso quale modalità l’ha introdotta nell’organismo di Antonella e Sara e chi aveva la possibilità di farlo?

Domande alle quali la magistratura non ha ancora fornito risposte pubbliche.

La rabbia di Pietracatella nasce anche da questa distanza tra la quantità di racconti che circolano e l’assenza di una soluzione giudiziaria. Mentre il pubblico discute di possibili scenari, il paese continua a convivere con il ricordo di due morti e con l’incertezza su chi le abbia provocate.

Le ricerche sulla ricina su Reddit e l’ipotesi di un coinvolgimento dell’Fbi

Sul fronte investigativo proseguono anche gli accertamenti informatici. L’attenzione si concentra su alcune ricerche online riguardanti la ricina e su messaggi pubblicati da utenti anonimi su Reddit, la piattaforma americana che ospita discussioni su migliaia di argomenti.

Secondo indiscrezioni, gli investigatori avrebbero richiesto anche la collaborazione dell’Fbi per cercare di identificare gli autori di determinate attività online.

La Procura non ha però confermato questa circostanza e, soprattutto, non esiste al momento alcun collegamento accertato tra quei messaggi e la morte delle due donne. Gli approfondimenti digitali costituiscono dunque una delle piste di lavoro, senza che sia possibile attribuire loro un significato risolutivo.

Restano attesi anche gli esiti ufficiali delle analisi affidate agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino sui reperti raccolti durante le indagini. Gli accertamenti scientifici sono particolarmente importanti per chiarire le modalità dell’avvelenamento e verificare la presenza della sostanza nei materiali esaminati.

Ascoltata a Larino una donna impegnata in politica e vicina a Gianni Di Vita

Un altro sviluppo riguarda l’audizione di una donna impegnata in politica, descritta dalle indiscrezioni come persona molto vicina a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara.

La donna sarebbe stata ascoltata direttamente negli uffici della Procura di Larino, lontano dalle telecamere che da mesi seguono il caso a Campobasso. Secondo quanto emerso, gli investigatori non l’avevano mai sentita in precedenza.

Non sono stati resi noti i contenuti del colloquio né i motivi specifici della convocazione. La vicinanza personale alla famiglia non permette di attribuire alla donna alcun coinvolgimento nel delitto. La Procura, guidata da Elvira Antonelli, continua a mantenere il massimo riserbo sulle attività investigative.

Il paese chiede giustizia, i libri continuano a vendere

La vicenda di Pietracatella mette così a confronto due realtà che procedono a velocità differenti. Da una parte un’indagine complessa, ancora senza indagati pubblicamente identificati e in attesa di ulteriori riscontri scientifici. Dall’altra un mercato editoriale e mediatico che ha già trasformato il duplice omicidio in un argomento di grande interesse.

Per alcuni cittadini, quei libri rappresentano un’offesa alla memoria di Antonella e Sara. Per gli autori, raccontare i fatti significa contribuire a conservarne la memoria e ricostruire una vicenda che ha sconvolto il Molise. Il contrasto riguarda il confine tra il diritto di cronaca e il rispetto del dolore, ma anche il momento in cui una tragedia può diventare materia di un libro.

Intanto, mentre gli appelli al boicottaggio si moltiplicano e le copie continuano a circolare, l’unica risposta che Pietracatella aspetta davvero resta quella che nessuno dei tre volumi può ancora offrire: il nome di chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara.