Dodici allarmi bomba, aerei costretti a cambiare rotta, caccia militari che affiancano i voli civili e artificieri mobilitati in diversi aeroporti europei. Nel giro di poche ore, una raffica di segnalazioni anonime ha fatto scattare procedure di emergenza dalla Finlandia all’Italia, dall’Irlanda all’Austria, coinvolgendo anche Polonia, Repubblica Ceca e Bulgaria. Le minacce finora verificate si sono rivelate false, ma la sequenza degli episodi ha sollevato un interrogativo inquietante: chi ha interesse a seminare il panico nei cieli europei?
Il copione presenta caratteristiche ricorrenti. Una email anonima raggiunge una compagnia aerea oppure una società che gestisce un aeroporto e segnala la presenza di un ordigno a bordo di un velivolo. Scattano immediatamente i protocolli di sicurezza: i comandanti modificano le rotte, le autorità mobilitano i caccia, gli aeroporti predispongono piste e aree isolate per i controlli. Il risultato è una catena di emergenze che impegna uomini e mezzi anche quando gli ordigni non esistono.
Da Malpensa a Vienna: il volo Wizz Air diretto a Varsavia costretto ad atterrare
Tra gli episodi più significativi figura quello di un Airbus A321 della compagnia Wizz Air, decollato alle 7 dall’aeroporto di Milano Malpensa e diretto a Varsavia. Durante il viaggio è arrivata una segnalazione relativa alla possibile presenza di una bomba, che ha imposto un cambiamento di programma.
Il velivolo ha interrotto la rotta verso la Polonia e ha raggiunto l’aeroporto di Vienna, dove sono scattate le verifiche previste dai protocolli di sicurezza. La compagnia ha confermato il dirottamento «a seguito di una minaccia di bomba ricevuta durante il volo».
Un’altra segnalazione ha interessato un aereo decollato da Varsavia e successivamente atterrato in emergenza a Bruxelles. Anche in questo caso, secondo le informazioni disponibili, l’allarme si è rivelato infondato.
Il volo Dublino-Roma finisce in una base militare francese: 151 passeggeri a bordo
Momenti di forte tensione anche per i passeggeri di un Airbus A320 Aer Lingus partito da Dublino e diretto a Roma Fiumicino. A bordo viaggiavano 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio quando una segnalazione ha fatto scattare l’allarme bomba.
Il comandante ha modificato la rotta, ha compiuto alcune manovre sul nord della Francia e ha raggiunto la base militare di Évreux-Fauville, dove le autorità francesi avevano predisposto le operazioni di sicurezza. Durante il trasferimento, un caccia Rafale dell’Aeronautica francese ha scortato l’aereo fino all’atterraggio.
Tra i passeggeri c’era anche Nicola Timpone, direttore generale del Gal La Cittadella, che ha raccontato i momenti di apprensione vissuti durante il volo.
«Quando ci hanno comunicato che l’aereo, per problemi tecnici, doveva atterrare in uno scalo francese, a un certo punto abbiamo visto jet militari a fianco dell’aereo e lì abbiamo iniziato a pensare che qualcosa non stava andando nel verso giusto». L’aereo ha raggiunto la base militare con passeggeri ed equipaggio in sicurezza, mentre gli artificieri hanno predisposto i controlli sul velivolo.
Allarme bomba sul volo Helsinki-Roma: i caccia italiani scortano l’aereo a Fiumicino
La sequenza di emergenze ha coinvolto direttamente anche l’Aeronautica Militare italiana. Un volo Finnair partito da Helsinki e diretto a Roma ha ricevuto una segnalazione di possibile ordigno a bordo. I caccia italiani hanno intercettato e scortato il velivolo fino all’aeroporto di Fiumicino, dove l’aereo è atterrato regolarmente intorno alle 9.30.
Subito dopo l’arrivo, gli artificieri della Polizia hanno avviato le operazioni di bonifica previste in queste circostanze. Secondo le informazioni diffuse da fonti aeroportuali, i controlli si sono svolti senza compromettere l’operatività generale dello scalo. L’allarme si inserisce nella stessa sequenza di segnalazioni che ha coinvolto il volo proveniente da Dublino, entrambi diretti nella Capitale.
Le email anonime con oggetto «Segnalazione minaccia»: il messaggio che ha fatto scattare l’emergenza
Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sulle comunicazioni che hanno provocato l’attivazione dei protocolli di sicurezza. Nel caso dei due voli diretti a Roma, una email è arrivata nelle prime ore del mattino agli indirizzi di Aeroporti di Roma e di altre società che operano a Fiumicino. L’oggetto del messaggio era «segnalazione minaccia».
Il testo, scritto in italiano, annunciava la presenza di un ordigno su due voli in arrivo nella Capitale. Non è ancora chiaro se gli altri aeroporti coinvolti abbiano ricevuto messaggi identici o comunicazioni differenti. Le autorità dovranno verificare eventuali collegamenti tra le segnalazioni, ricostruire l’origine delle email e stabilire se gli episodi facciano parte di un’unica operazione coordinata.
La somiglianza delle modalità rende questa possibilità una delle questioni centrali dell’indagine, ma non consente ancora di attribuire le minacce a un responsabile preciso.
Allerta anche a Praga, Varsavia e in Bulgaria: dodici segnalazioni in poche ore
La raffica di minacce ha raggiunto numerose altre rotte europee. Tre voli Ryanair partiti da Copenaghen, Madrid e Londra Stansted hanno ricevuto segnalazioni analoghe, poi risultate false. Un ulteriore allarme ha riguardato un aereo decollato da Helsinki e atterrato regolarmente a Varsavia.
In Repubblica Ceca, la polizia ha segnalato quattro voli diretti a Praga sottoposti a particolare attenzione. Le autorità hanno precisato di considerare bassa la credibilità delle minacce, pur predisponendo le necessarie misure di sicurezza in vista degli atterraggi.
Altre segnalazioni hanno interessato voli diretti in Bulgaria, contribuendo ad allargare il quadro di un’emergenza che ha coinvolto contemporaneamente diversi Paesi.
La nuova ondata segue quella del 3 novembre, quando sette aerei avevano ricevuto analoghi allarmi bomba. La ripetizione degli episodi a distanza così ravvicinata rappresenta uno degli elementi più significativi per gli investigatori.
Sabotaggio psicologico nei cieli europei? L’ombra della guerra ibrida
La dimensione geografica degli episodi e la ripetizione delle minacce alimentano interrogativi sulla possibile natura coordinata della campagna. Le false segnalazioni possono produrre conseguenze concrete anche senza la presenza di esplosivi: costringono gli aerei a interrompere i voli, impegnano le forze di sicurezza, mobilitano mezzi militari e provocano paura tra i passeggeri.
È un meccanismo che può rientrare nelle tecniche di destabilizzazione e pressione psicologica comunemente associate alla guerra ibrida, nella quale azioni non convenzionali mirano a creare disordine e sfiducia senza ricorrere necessariamente ad attacchi armati.
Il contesto internazionale rende inevitabile interrogarsi anche sull’eventuale coinvolgimento di soggetti ostili ai Paesi europei. Tuttavia, al momento non emergono elementi verificati che permettano di attribuire gli allarmi alla Russia o ad altri Stati. La pista di un’operazione organizzata resta un’ipotesi da accertare, non una conclusione investigativa.
Per stabilire chi abbia inviato le minacce serviranno analisi tecniche delle comunicazioni, verifiche sugli indirizzi utilizzati e cooperazione tra le autorità dei Paesi coinvolti. Intanto, la raffica di allarmi dimostra quanto possa bastare un messaggio anonimo per mobilitare caccia militari, bloccare voli internazionali e trasformare un normale viaggio aereo in un’emergenza di sicurezza.







