Sono trascorsi quasi otto anni dalla tragedia che sconvolse Genova. Il 14 agosto 2018, alle 11.36, il ponte Morandi crollò trascinando nel vuoto decine di veicoli e causando la morte di 43 persone. Oggi il Tribunale ha chiuso il processo di primo grado e ha definito le responsabilità degli ex dirigenti di Autostrade per l’Italia, Spea e del Ministero delle Infrastrutture.
Dodici anni a Castellucci, pene anche per gli altri imputati
I giudici hanno condannato l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci a 12 anni di reclusione. La Procura aveva chiesto una pena di 18 anni e sei mesi.
Castellucci si trova già in carcere per la condanna definitiva legata alla tragedia del viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino. Il 28 luglio 2013 un autobus precipitò dal cavalcavia provocando la morte di 40 persone.
Il Tribunale ha inflitto cinque anni a Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle Infrastrutture, mentre l’accusa aveva chiesto dieci anni.
I giudici hanno poi condannato Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi, a undici anni di carcere contro una richiesta di quindici anni e sei mesi. Cinque anni e sei mesi dovranno invece scontare Paolo Berti, ex numero due di Aspi, e Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea. Per Berti la Procura aveva chiesto dodici anni e sei mesi, per Galatà sette anni.
Il Comitato delle vittime: «Individuate responsabilità importanti»
La sindaca di Genova Silvia Salis ha seguito la lettura della sentenza insieme al presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari.
Al termine dell’udienza, la presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, Egle Possetti, ha accolto con soddisfazione il verdetto.
«Alla luce delle spiegazioni tecniche del nostro avvocato siamo molto soddisfatti soprattutto perché sono state individuate delle responsabilità. Era inaccettabile che questa vicenda, con tutti gli elementi che supportavano l’impianto accusatorio, potesse finire senza imputati e senza pene importanti», ha dichiarato.
Possetti ha poi aggiunto: «Ha retto l’impianto accusatorio. I tre filoni, Aspi, Spea e Mit, sono stati tutti coinvolti nelle pene e soprattutto ha retto l’aggravante dell’omicidio stradale, che allunga i termini della prescrizione. Era questa la mia principale preoccupazione. Siamo soddisfatti. Contenti è un’altra cosa».
Una sentenza destinata a segnare il caso Morandi
Con questa decisione il Tribunale compie un primo passo nell’accertamento delle responsabilità per una delle più gravi tragedie della storia recente italiana. Il crollo del ponte Morandi ha aperto un confronto nazionale sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla manutenzione della rete autostradale e sull’efficacia dei controlli. Le motivazioni della sentenza arriveranno nei prossimi mesi, mentre il procedimento continuerà nei successivi gradi di giudizio.







