È passato poco più di un mese da quando Alberto Stasi ha varcato il cancello del carcere di Bollate senza più farvi ritorno. Il 13 giugno il Tribunale di Sorveglianza di Milano gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa che gli consentirà di terminare all’esterno della struttura la pena di sedici anni inflitta in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Per molti è semplicemente “tornato libero”. In realtà la sua nuova vita è molto diversa da quella di qualsiasi altro cittadino.
Una libertà che ha molti confini
L’affidamento in prova non cancella la condanna. Alberto Stasi resta un detenuto che sta espiando la pena fuori dal carcere e deve rispettare tutte le prescrizioni fissate dal magistrato di sorveglianza. Se dovesse violarle, il beneficio potrebbe essere revocato e il ritorno in carcere diventerebbe immediato.
La differenza più evidente rispetto alla semilibertà riguarda la sera. Fino a giugno ogni giornata finiva con il rientro obbligatorio a Bollate. Oggi, invece, torna nell’appartamento preso in affitto alle porte di Milano, dove conduce una vita riservata, lontano da Garlasco.
Cosa può fare
La quotidianità di Stasi ruota soprattutto attorno al lavoro. Continua infatti l’attività come impiegato amministrativo e contabile nell’azienda che già lo aveva assunto durante il periodo di semilibertà. Può gestire liberamente gli spostamenti necessari per il lavoro, incontrare familiari, amici e persone con cui intrattiene normali rapporti sociali.
Può fare la spesa, andare al ristorante, passeggiare, praticare sport, frequentare locali pubblici e costruire una vita il più possibile normale, sempre nel rispetto degli orari e delle prescrizioni imposte dal Tribunale. Può anche iniziare una nuova relazione sentimentale, ricevere visite nella propria abitazione e organizzare il tempo libero, purché ogni attività resti compatibile con il programma di affidamento.
Cosa non può fare
La libertà, però, resta vigilata. Stasi deve rispettare un orario di rientro nella propria abitazione stabilito dal magistrato di sorveglianza. Non può lasciare il territorio autorizzato senza un permesso specifico e ogni eventuale viaggio deve ricevere il via libera dell’autorità competente. Anche eventuali trasferte di lavoro o spostamenti per motivi personali richiedono autorizzazioni quando escono dai limiti fissati dal programma di affidamento.
Le prescrizioni possono inoltre limitare la partecipazione ad alcune iniziative pubbliche o l’esposizione mediatica. Dopo le polemiche nate negli anni scorsi per un’intervista televisiva rilasciata durante la semilibertà, Stasi ha mantenuto un profilo estremamente riservato e non ha più rilasciato dichiarazioni.
Una vita normale, ma sotto osservazione
Il Tribunale di Sorveglianza ha motivato la concessione dell’affidamento richiamando il comportamento tenuto durante gli anni di detenzione, la buona condotta, il percorso lavorativo e l’assenza di elementi di pericolosità sociale. I giudici hanno definito positivo il suo percorso di reinserimento, maturato prima con il lavoro esterno e poi con la semilibertà. Nel frattempo continua a risarcire, attraverso i proventi del proprio lavoro, i familiari di Chiara Poggi, come previsto dalla sentenza.
Sullo sfondo resta la battaglia giudiziaria
Mentre prova a ricostruire una quotidianità lontano dai riflettori, sul piano giudiziario nulla è cambiato. Alberto Stasi resta l’unico condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco. Parallelamente, la Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio e la difesa dell’ex studente della Bocconi continua a lavorare sulla richiesta di revisione del processo.
Due percorsi distinti che oggi viaggiano paralleli. Uno riguarda il futuro giudiziario del caso Garlasco. L’altro riguarda la vita di un uomo che, dopo oltre dieci anni trascorsi dietro le sbarre, ha ricominciato a vivere fuori dal carcere, ma continua a farlo sotto lo sguardo della giustizia.







