Mario Adinolfi non arretra di un passo. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip, l’ex parlamentare, giornalista e pokerista ha respinto tutte le accuse e in alcuni momenti ha perso le staffe. La Procura gli contesta di aver truffato decine di persone alle quali avrebbe promesso guadagni attraverso le scommesse. Adinolfi, oggi agli arresti domiciliari, ha invece rivendicato il funzionamento del proprio sistema e ha negato di aver ingannato i clienti.
«Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato. Notai, professori, giornalisti. C’è chi ha ricevuto indietro il doppio. Ci sono pure persone che mi devono dei soldi. Io non frego le vecchiette», ha dichiarato rispondendo alle domande del gip e del pm Maurizio Arcuri.
Lo scontro sui clienti rimborsati e sui soldi alla madre
Il confronto si è acceso quando il giudice ha osservato che alcuni clienti avevano recuperato il denaro e altri no, lasciando intendere che Adinolfi potesse aver scelto chi rimborsare in base all’importanza dello scommettitore. «Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi», ha replicato.
Il gip gli ha poi chiesto conto dei versamenti mensili alla madre: 1.800 euro ogni trenta giorni per quasi quattro anni. Adinolfi ha risposto di aver restituito somme che lei gli aveva prestato. L’ex parlamentare si è presentato in aula con maglietta e pantaloncini neri e ha spiegato di vestire in quel modo tutto l’anno, anche in pieno inverno.
Le causali «barche, orologi, Maldive» e il nodo dei mancati rimborsi
Il giudice ha concentrato l’attenzione anche sui bonifici con causali come «barche, orologi, Maldive». Secondo la Procura, quelle indicazioni richiamerebbero spese di lusso sostenute con il denaro degli scommettitori. Adinolfi ha respinto anche questa ricostruzione: «Nessun lusso, le indicazioni delle causali erano indicative del lavoro fatto dai clienti, un segno di riconoscimento. Erano loro a chiederlo. Io non li ho mai visti, mai c’ho parlato. Con il senno di poi, quell’indicazione è stata un’imprudenza. Quello è stato un errore di superficialità».
Il gip gli ha poi fatto notare che diversi clienti non avevano ricevuto indietro i soldi. Adinolfi ha attribuito le difficoltà alla trasmissione televisiva che aveva raccontato il caso: «Dopo la trasmissione delle Iene ho avuto dei problemi, finché non c’erano loro le cose funzionavano». Alla domanda su come avesse conosciuto gli investitori, ha risposto: «Erano loro a cercarmi, mai visti di persona. Mi cercavano perché sanno tutti che sono un grande pokerista. Mi dai tremila euro, li faccio fruttare di almeno dieci volte».
Le tasse, il passato in Parlamento e la richiesta dei legali
Il pm Arcuri ha richiamato anche il passato politico di Adinolfi e il dovere di prudenza legato al suo ruolo istituzionale. L’ex deputato ha replicato ricordando il proprio impegno parlamentare sul gioco d’azzardo: «In Parlamento mi sono alzato in piedi affinché il gioco venga regolamentato meglio. Quando c’è invece lo Stato che ruba i soldi con il Superenalotto».
Gli inquirenti gli hanno fatto notare il tono da comizio. «Non è vero. Ricordo solo quanto fatto in Parlamento», ha risposto. Sul fronte fiscale, il gip gli contesta quasi 400 mila euro di tasse non versate. Adinolfi ha sostenuto di aver rispettato la normativa: «Ho sempre rispettato con convinzione la legge. Se vinci a poker, le tasse le paga il concessionario. Penso che lo stesso discorso vada esteso alle scommesse online».
Gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari. Adinolfi ha chiuso l’interrogatorio con un’ultima autodifesa: «Non sono un lestofante. Fra i miei clienti anche persone importanti, professori universitari, liberi professionisti e notai. Conduco una vita morigerata. Altro che Courmayeur, non so neanche sciare».







