La Camera boccia il “Melonellum”: ecco cosa dice davvero il voto del 14 luglio

 

Un voto di scarto: 188 no, 187 sì. Con questo margine la Camera ha bocciata, a scrutinio segreto, l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc che reintroduceva le preferenze nella nuova legge elettorale. Poche ore prima Giorgia Meloni aveva contestato pubblicamente, sui propri canali, la scelta del voto segreto chiesta dalle opposizioni. Dopo la sconfitta ha scritto: “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude.” Le opposizioni sono esplose in aula, hanno chiesto le dimissioni e le elezioni anticipate. Nel frattempo alcuni deputati dell’area di Futuro Nazionale si sono fatti fotografare mentre votavano, per dimostrare al proprio gruppo la fedeltà del voto — un gesto su cui le opposizioni hanno chiesto un’indagine ai questori.

Lo scandalo delle foto e il valore del segreto

C’è un dettaglio che vale la pena isolare, perché dice più di ogni commento a caldo: quei deputati hanno usato una foto per rendersi visibili nell’unico momento in cui il Regolamento aveva deciso che potessero non esserlo. Il voto segreto in Parlamento non è un capriccio procedurale. Fu introdotto in modo strutturale con la riforma del 1988 come eccezione a un principio opposto — di norma un deputato deve votare in modo tracciabile, perché deve rispondere ai cittadini di ciò che decide.

Ma su un punto preciso, le regole del gioco elettorale, si scelse di proteggerlo non dagli elettori, che hanno ogni diritto di sapere, ma dal proprio partito. Perché su quella materia specifica un parlamentare è per costruzione ricattabile: il capolista bloccato, la ricandidatura, la carriera dipendono da chi guida la lista, non da chi lo vota. Chiedergli di votare in chiaro sulle regole che lo eleggono equivale a chiedergli di scegliere in pubblico tra la coscienza e la sopravvivenza politica.

È un’idea che viene da lontano, e che gli operai inglesi misero per iscritto già nel 1838, chiedendo lo scrutinio segreto insieme al suffragio universale: avevano capito che finché chi ha il potere di punirti può vedere come voti, il voto non è tuo, è una risposta che dai a chi ti controlla. Il segreto, in quel contesto, non è opacità. È l’unica condizione che rende un voto davvero libero.

Ecco perché la richiesta pubblica della premier di sapere come avrebbero votato i suoi ha un peso specifico che va oltre la polemica del giorno. E perché il gesto dei deputati che si fotografano mentre votano — persone a cui nessuno chiedeva di rendersi riconoscibili — è più rivelatore di qualunque dichiarazione: segnala una paura, non una convinzione.

Ecco cosa prevede

Detto questo, bisogna guardare anche l’altro lato della vicenda, quello su cui i titoli si sono soffermati meno: cosa prevede davvero questa legge, a prescindere dall’esito di martedì. Il cuore del testo è il premio di maggioranza: la coalizione che supera il 42% dei voti riceve un numero di seggi che la porta oltre il 55%. Significa che una coalizione votata da meno della metà degli italiani ottiene la maggioranza assoluta di entrambe le Camere — e con quella maggioranza si eleggono i giudici costituzionali di nomina parlamentare, si elegge dal quarto scrutinio il Presidente della Repubblica, si può avviare da soli una revisione della Costituzione.

La Corte costituzionale, nel 2014, aveva bocciato il Porcellum proprio per un premio giudicato sproporzionato rispetto al voto ottenuto, e per le liste bloccate che recidono il legame tra eletto ed elettore. Tre anni dopo cadde, per ragioni simili, anche l’Italicum, scritto dal centrosinistra. La nuova legge contiene entrambi gli elementi — premio ampio e liste integralmente bloccate — più il nome del candidato premier stampato sulla scheda, in un sistema dove a nominare il presidente del Consiglio è il capo dello Stato, non l’urna. È ragionevole aspettarsi che finisce davanti alla Consulta, ed è tutt’altro che escluso che ne esca ridimensionata.

Guerra interna nel centrodestra

Resta da capire perché una premier nella posizione di forza in cui si trova senta il bisogno di riscrivere le regole a un anno dal voto. La spiegazione più utile non è psicologica, è politica: questa legge non è pensata principalmente contro le opposizioni. È pensata contro la crescita di Futuro Nazionale, che i sondaggi collocano intorno al 6% mentre Fratelli d’Italia scende sotto il 27%. Con un sistema proporzionale, Vannacci non avrebbe bisogno di alleanze per pesare. Con premio e soglie alte, se il centrodestra non arriva al 42% il premio non scatta e il quadro torna ingovernabile per chiunque — compresa la premier. Alleati della maggioranza lo hanno detto con una franchezza insolita: la legge serve a evitare che Vannacci possa un giorno trattare alla pari con Cinque Stelle o con la sinistra. È un dispositivo di controllo interno alla coalizione, prima che un’arma contro gli avversari esterni.

Il che rende la lettura della serata di martedì più complicata di come è stata raccontata. La libertà con cui trenta o quaranta deputati di maggioranza hanno affondato l’emendamento nel segreto dell’urna era autentica — per una sera, il Regolamento ha funzionato esattamente come previsto nel 1988, proteggendo la loro coscienza dal proprio capo. Ma l’oggetto su cui quella libertà è stata spesa non cambia la sostanza della legge: il premio resta, le liste bloccate restano, la partita si sposta al Senato, dove il regolamento non ammette il voto segreto sulla materia. E la richiesta di dimissioni, per quanto comprensibile a caldo, rischia di essere il modo più sicuro per compattare di nuovo una maggioranza che, lasciata sola con le proprie divisioni, si sfalda benissimo da sé.

Il paradosso finale

C’è infine un paradosso che vale la pena di ricordare a chi oggi festeggia: chi scrive una legge elettorale presume di sapere come andranno le elezioni, e in Italia non lo ha mai saputo nessuno. Il Porcellum, pensato per blindare il centrodestra, finì per favorire il centrosinistra. Il Rosatellum, scritto dal Pd, consegnò il paese a Meloni nel 2022. Questa legge promette il 55% dei seggi a chiunque tocchi il 42% dei voti — chiunque. Se il campo largo si presentasse unito e superasse quella soglia, sarebbe lui a incassare il premio, i giudici costituzionali, il Quirinale. Il che non renderebbe la legge meno sbagliata: resterebbe una legge che concentra troppo potere nelle mani di chi ha preso meno della metà dei voti, a prescindere da chi ne benefici. È un argomento che vale ricordare a chi oggi la combatte per convenienza, e che domani potrebbe essere tentato di usarla allo stesso modo.

di Luca Falbo