Trump riporta gli Usa in guerra contro l’Iran: nel mirino il sito nucleare di Pickaxe Mountain e il controllo dello Stretto di Hormuz

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ìDonald Trump rilancia l’offensiva contro l’Iran e archivia di fatto il cessate il fuoco. Con una comunicazione inviata al Congresso, la Casa Bianca ha ufficializzato la ripresa delle operazioni militari iniziate il 7 luglio e prepara una nuova fase del conflitto. Il presidente americano ha annunciato altri bombardamenti, ha indicato tra gli obiettivi il sito nucleare di Pickaxe Mountain, vicino a Natanz, e ha promesso di assumere il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più strategici del pianeta. Nelle ultime ore gli attacchi hanno colpito Bandar Abbas, Kish e Qeshm. Trump ha inoltre annunciato che giovedì sera parlerà alla nazione, mentre il confronto con Teheran continua ad alzare il livello dello scontro diplomatico e militare.

Trump vuole controllare Hormuz e imporre un pedaggio alle navi

Il presidente statunitense ha affidato ai social il messaggio con cui ha illustrato la nuova strategia. «Lo Stretto è aperto e rimarrà aperto, con o senza l’Iran. Stiamo ripristinando il blocco navale, che impedisce esclusivamente alle navi o ai clienti dell’Iran di entrare o uscire. Tutti gli altri Paesi potranno usufruire dello Stretto in modo equo e libero». Trump ha poi aggiunto una proposta destinata ad alimentare nuove tensioni internazionali: gli Stati Uniti, ha spiegato, garantiranno la sicurezza della navigazione e chiederanno in cambio un contributo pari al 20% del valore delle merci trasportate.

«Gli Usa da ora in poi saranno noti come i custodi dello Stretto di Hormuz. In questa veste e per ragioni di equità, verranno rimborsati nella misura del 20% del valore di ogni carico trasportato, per i costi necessari a garantire la sicurezza». Secondo le Nazioni Unite, il diritto internazionale non prevede alcuna base giuridica per imporre un pedaggio di questo tipo. Il Pentagono, tuttavia, ha confermato la ripresa del blocco navale.

Il sito nucleare nel mirino e la risposta di Teheran

Trump ha indicato come possibile obiettivo anche il sito nucleare di Pickaxe Mountain, vicino a Natanz, uno degli impianti considerati strategici per il programma nucleare iraniano. L’annuncio alimenta il timore di un’ulteriore escalation, soprattutto dopo giorni di bombardamenti e tensioni nello Stretto di Hormuz. Teheran ha reagito con toni durissimi. Il portavoce militare Ebrahim Zolfaqari ha dichiarato: «Non permetteremo agli Usa di intervenire nella gestione di Hormuz. Le forze armate iraniane reagiranno con fermezza a qualsiasi azione che provochi disordini o comprometta la sicurezza del passaggio navale».

Lo stesso portavoce ha rivolto un avvertimento ai Paesi della regione: «Qualsiasi collaborazione con gli Usa sarà considerata un atto di guerra. In caso di espansione del conflitto nella regione, le fiamme coinvolgeranno tutti i Paesi dell’area». Anche il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi, ha ribadito la linea iraniana: «Continueremo ad esercitare con forza la sovranità e il controllo su Hormuz e costringeremo gli stranieri e i loro alleati ad arrendersi alla volontà del popolo iraniano».

Il War Powers Act e il rischio di una nuova escalation

Con la lettera inviata al Congresso, Trump ha invocato il War Powers Act, la legge che consente al presidente di impiegare le forze armate per un periodo limitato senza una preventiva autorizzazione parlamentare. Nel documento il presidente ha precisato che «le forze di terra Usa non sono coinvolte», ma la decisione gli permette di proseguire la campagna militare.

Il memorandum che avrebbe dovuto portare Iran e Stati Uniti a una soluzione negoziata entro sessanta giorni appare ormai superato dagli eventi. Al posto del dialogo tornano bombardamenti, minacce reciproche e una crescente militarizzazione del Golfo Persico. Il timore della comunità internazionale riguarda ora la possibilità che il confronto si allarghi oltre i confini iraniani e coinvolga altri Paesi della regione.