Ondate di calore, le dieci fake news più diffuse sul clima: dal Sole a El Niño, perché la scienza le smentisce

Milano, caldo intenso a Luglio

Londra ha raggiunto i 35 gradi già a maggio, l’Europa ha affrontato il giugno più caldo della propria storia e l’Italia vive la terza ondata di calore in poche settimane. Eppure, davanti a temperature sempre più alte e fenomeni estremi più frequenti, il negazionismo climatico continua a proporre argomenti apparentemente ragionevoli per minimizzare il problema o negare il ruolo delle attività umane.

Frasi come «il clima è sempre cambiato», «le estati torride esistevano anche ai tempi dei nostri nonni» oppure «due gradi in più non fanno poi tanta differenza» circolano sui social, nei dibattiti pubblici e spesso anche nella comunicazione politica. Il fisico del clima del Cnr Antonello Pasini, direttore scientifico dell’Osservatorio meteorologico Milano Duomo, spiega perché queste affermazioni risultano errate, fuorvianti o prive di basi scientifiche.

«Fa caldo, ma ci abitueremo»

L’adattamento rappresenta una necessità, ma non può sostituire le politiche capaci di ridurre le emissioni. Preparare le città alle temperature estreme, proteggere le persone fragili e modificare infrastrutture e sistemi produttivi servirà ad affrontare fenomeni che continueranno anche nei prossimi decenni. Senza una riduzione delle cause, però, l’aumento delle temperature potrebbe produrre scenari impossibili da gestire.

«Ovviamente dobbiamo adattarci, perché i fenomeni climatici che vediamo adesso li rivedremo anche nei prossimi decenni. Ma è assolutamente importante evitare situazioni ingestibili, cioè scenari futuri del cambiamento climatico tali che sarebbe probabilmente impossibile difendersi. Quindi bisogna pensare all’adattamento da una parte, ma soprattutto alla mitigazione da quell’altra».

«Gli scienziati non concordano sulle responsabilità umane»

Il dibattito scientifico riguarda molti aspetti della crisi climatica, dai tempi agli effetti locali, ma non mette più in discussione l’origine antropica del riscaldamento globale. Studi basati su modelli differenti hanno raggiunto la stessa conclusione: dalla Rivoluzione industriale in poi, le emissioni umane hanno modificato il clima del pianeta.

«Questa è una stupidaggine. Nella scienza si discute di tutto, ma ci sono alcuni punti fermi e uno di questi è l’origine antropica della crisi climatica. Abbiamo mostrato con due modelli completamente diversi e assolutamente indipendenti che viene fuori la stessa cosa, cioè che la colpa è la nostra, insomma. Non c’è spazio per dubbi dal punto di vista delle cause, dalla rivoluzione industriale in poi».

«Il clima della Terra è sempre cambiato»

Il clima terrestre ha sempre attraversato fasi più calde e più fredde. La differenza riguarda l’estensione e la velocità del fenomeno attuale. Nel passato alcune aree geografiche sperimentavano temperature più alte mentre altre seguivano tendenze differenti. Oggi il riscaldamento coinvolge l’intero pianeta.

«È vero, ma questo è un fenomeno molto diverso dal passato. Per esempio è ubiquitario. Quando si parla di Annibale che ha passato le Alpi sugli elefanti, lo sappiamo bene che quell’epoca era abbastanza calda in Europa e sulle Alpi. Ma era una cosa circoscritta geograficamente. Oggi l’innalzamento delle temperature riguarda tutto il Pianeta».

«Le ondate di calore dipendono da El Niño»

Fenomeni naturali come El Niño e La Niña possono accentuare o attenuare temporaneamente le temperature globali, ma non spiegano la tendenza di lungo periodo. Pasini usa l’immagine di una scala mobile: le oscillazioni naturali fanno salire o scendere di un gradino, mentre il contributo umano continua a spingere il sistema verso l’alto.

«Non è così. Immaginiamo di essere su una scala mobile che sale. Se c’è El Niño ci fa andare su di un gradino, se invece c’è La Niña scendiamo di uno. Ma comunque andiamo verso l’alto, perché è il contributo antropico al riscaldamento globale che determina la tendenza».

Dal Sole alle estati dei nonni: gli argomenti che ignorano i dati

I dati sulle radiazioni solari contraddicono questa tesi. Quando le temperature globali hanno iniziato ad accelerare, tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, l’energia proveniente dal Sole non aumentava. Al contrario, diminuiva.

«È falso. Nel momento in cui la temperatura è partita per la tangente, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, il contributo di energia che ci è arrivata dal Sole non è aumentato, ma è addirittura diminuito».

«Le ondate di calore ci sono sempre state»

Il ricordo di estati calde non dimostra che il fenomeno attuale segua le stesse caratteristiche del passato. Nel Mediterraneo la circolazione atmosferica ha cambiato configurazione e gli anticicloni africani, più intensi, hanno sostituito con maggiore frequenza quello delle Azzorre.

«I più anziani ricorderanno il colonnello Bernacca, che ogni tanto in estate diceva: “Attenzione, domani nelle città italiane si potranno raggiungere i 32°”. Magari adesso fosse così. Nel Mediterraneo è cambiata la circolazione, cioè non abbiamo più l’anticiclone delle Azzorre ma gli anticicloni africani che sono molto più forti».

«Abbiamo troppo pochi dati»

Le misurazioni disponibili dalla metà dell’Ottocento consentono agli scienziati di ricostruire medie annuali attendibili e di osservare con chiarezza l’accelerazione iniziata nella seconda metà del Novecento. Secondo Pasini, gli studi più recenti indicano un ulteriore aumento della velocità del riscaldamento nell’ultimo decennio.

«Dalla metà dell’Ottocento abbiamo dati con una risoluzione abbastanza buona per poter fare delle medie annuali. E si vedono bene gli andamenti: in particolare dagli anni Sessanta-Settanta in poi c’è stato lo stacco e l’aumento di 2 decimi di grado a decade. L’ultimo studio a cui ho partecipato evidenzia che dal 2013-2014 c’è stato un raddoppio della rapidità di aumento delle temperature».

Due gradi in più cambiano ecosistemi, economia e società

L’aumento di due gradi riguarda la temperatura media globale e non descrive ciò che avviene nelle singole aree. L’Europa, per esempio, si riscalda circa il doppio rispetto alla media mondiale. A questa crescita si aggiungono gli eventi estremi e gli effetti su agricoltura, risorse idriche, salute, migrazioni e infrastrutture.

«Quello è l’innalzamento della temperatura media globale. Poi bisogna vedere cosa succede a livello locale. L’Europa, per esempio si riscalda il doppio: quindi se il mondo si riscalda di 1 grado e mezzo, il nostro continente si riscalda di 3. Ma poi ci sono gli eventi estremi e le loro conseguenze sugli ecosistemi e sugli esseri umani: siccità, incendi, alluvioni, con ricadute sociali ed economiche, dall’agricoltura alle migrazioni».

«Più CO2 farà crescere meglio le piante»

L’anidride carbonica può favorire la crescita vegetale soltanto quando le piante dispongono anche di acqua e condizioni ambientali adeguate. Siccità, evaporazione e temperature eccessive possono annullare ogni beneficio. Lo scioglimento del permafrost, inoltre, libererebbe grandi quantità di metano e danneggerebbe edifici e infrastrutture.

«È vero, con la CO2 le piantine crescono di più. Però se alle radici manca l’acqua, o se quella poca acqua che c’è evapora dai suoli o evapotraspira dalle piante perché fa troppo caldo, la CO2 non serve. Se si dovesse deghiacciare il permafrost, la Siberia potrebbe diventare una zona agricola, solo che nel frattempo crollerebbero tutte le abitazioni e le infrastrutture che ci sono. E verrebbe immesso in atmosfera una quantità esagerata di metano, potentissimo gas serra».

«L’uomo è troppo piccolo per modificare la natura»

Le attività umane hanno aumentato la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera a partire dalla Rivoluzione industriale. I combustibili fossili producono circa tre quarti delle emissioni, mentre deforestazione e agricoltura non sostenibile generano la parte restante.

«Purtroppo non è così. Siamo la specie più invasiva che ci sia mai stata sulla Terra. Dalla rivoluzione industriale in poi abbiamo fatto aumentare la CO2 in atmosfera. Al 75% le nostre emissioni sono dovute all’uso di combustibili fossili, il restante 25% è legato alla deforestazione e all’agricoltura non sostenibile. Però aver scoperto che il riscaldamento globale è di origine antropica non è una sciagura, ma è anzi una buona notizia: perché così possiamo agire sulle cause. Se non dipendesse da noi potremmo difenderci».

Proprio l’origine umana del riscaldamento globale lascia quindi uno spazio d’azione. Le società non possono cancellare gli effetti già in corso, ma possono ancora limitarne l’intensità intervenendo sulle emissioni, sui combustibili fossili, sulla deforestazione e sui modelli di produzione.