“Quando lo ammazzi? Ti vedo in streaming”: le chat prima del raid con il coltello a scuola e il mistero degli utenti

“Fammi un fischio quando stai per fare questa cosa, perché se possibile vorrei vedere lo streaming”. È una delle frasi trovate dai carabinieri nello smartphone del dodicenne di San Vito Lo Capo che venerdì mattina ha tentato di aggredire i professori a scuola con due coltelli e un casco su cui aveva scritto riferimenti ai giovani autori di alcune stragi scolastiche americane. Una frase che sposta il caso su un terreno ancora più inquietante: quello di una possibile istigazione online.

La Procura per i minorenni di Palermo, guidata da Claudia Caramanna, ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione a delinquere aggravata. Gli investigatori vogliono capire se qualcuno abbia spinto il ragazzino ad agire, se lo abbia incoraggiato, se abbia chiesto di assistere in diretta al raid o se abbia partecipato alla costruzione di un immaginario violento alimentato in chat.

Le chat prima dell’aggressione

Le conversazioni recuperate dai carabinieri del nucleo investigativo di Trapani fanno paura per tono, tempistica e contenuti. Alle 3.11 di venerdì, poche ore prima del raid, una persona scrive al dodicenne chiedendogli di avvisarla prima di “fare questa cosa”, così da poter seguire lo streaming. Alle 4.14, in un’altra chat, compare un altro messaggio: “Posso partecipare?”. Non risulta una risposta. Poche ore dopo, il ragazzino segnala a un interlocutore che per lui sono le 7.31. L’altro risponde in inglese e poi gli chiede quando pensa di farlo. Alle 7.55 arriva la risposta: “Cinque minuti da adesso”. Poco dopo, il piano viene bloccato dall’intervento del professore Sergio Falbo, che riesce a fermare il dodicenne e a evitare conseguenze potenzialmente gravissime.

Il gruppo Telegram e l’account cancellato

Gli investigatori hanno estratto anche un gruppo Telegram composto da cinque persone. Fino alla mattina del raid gli utenti erano sei, perché nel gruppo c’era anche l’account del ragazzino, che usava il nickname “Hugo Rex Francorum”. Alle 8.46, quando ormai l’aggressione era stata fermata, un utente lo ha rimosso dal gruppo. Per i carabinieri questo passaggio potrebbe indicare un tentativo di cancellare tracce compromettenti. Al momento, però, il contenuto della chat di gruppo non risulta ancora leggibile. Nel verbale di perquisizione informatica i militari hanno scritto che il contenuto “non è rilevabile”, ma puntano a recuperarlo attraverso accertamenti tecnici più approfonditi.

Il nickname “Euno” e il collegamento con Bergamo

Il dettaglio più importante riguarda un nome: “Euno”. Lo stesso nickname compare anche nell’inchiesta di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove il 25 marzo un tredicenne aveva accoltellato la sua professoressa di francese. In quel caso “Euno” risultava tra i contatti dell’aggressore. Ora emerge che lo stesso profilo aveva rapporti anche con il dodicenne di San Vito Lo Capo. È davvero una ragazza straniera, come sembrerebbe dai primi elementi, oppure dietro quel nickname si nasconde qualcun altro? È una delle domande a cui stanno cercando di rispondere i magistrati minorili di Palermo e i carabinieri del comando provinciale di Trapani. Gli investigatori stanno analizzando anche il telefono della madre, che il ragazzino utilizzava di tanto in tanto.

Il sospetto della diretta su Discord

C’è il sospetto che proprio quello smartphone potesse servire per trasmettere in diretta l’aggressione, forse sulla piattaforma Discord. L’ipotesi si lega ai messaggi trovati nelle chat, dove qualcuno chiedeva espressamente di poter assistere allo streaming. Il piano, secondo gli inquirenti, non sarebbe nato all’improvviso. Il dodicenne avrebbe acquistato il casco circa un mese prima e il pennarello usato per scrivere i nomi degli stragisti una settimana prima. Elementi che indicano una preparazione progressiva e che rafforzano il timore di un percorso di radicalizzazione digitale dentro comunità online violente, chiuse e difficili da intercettare.

Il caso di San Vito Lo Capo, a questo punto, non riguarda più soltanto un ragazzino armato entrato a scuola. Riguarda una rete di contatti, messaggi, suggestioni e possibili istigazioni che potrebbero avere attraversato l’Italia, collegando la Sicilia alla Lombardia attraverso nickname, chat e piattaforme online. La domanda più urgente ora è capire chi ci fosse davvero dall’altra parte dello schermo.