Il futuro di Sigfrido Ranucci alla Rai diventa uno dei dossier più delicati sul tavolo di Viale Mazzini. Dopo settimane di polemiche legate al caso Valter Lavitola, nell’azienda circola con crescente insistenza l’ipotesi di un provvedimento disciplinare nei confronti del giornalista, fino alla possibile sospensione dalla guida di Report.
Per il momento non esiste una decisione ufficiale. Ma le indiscrezioni hanno spinto il legale di Ranucci, Roberto De Vita, a intervenire preventivamente: qualsiasi iniziativa assunta adesso dalla Rai, sostiene, rischierebbe di essere condizionata dal clima politico e dalle polemiche che hanno accompagnato la vicenda.
«Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che sono state alimentate incessantemente, da polemiche pretestuose anche all’interno dell’azienda», afferma l’avvocato.
Il caso della mail inoltrata a Lavitola
Al centro della questione interna alla Rai c’è la mail di rimprovero inviata a Ranucci dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e successivamente girata dal giornalista a Valter Lavitola.
È questo comportamento che potrebbe essere contestato sul piano disciplinare. Secondo alcuni esperti delle regole aziendali, tuttavia, anche qualora venisse accertata una violazione, la sanzione difficilmente potrebbe giustificare l’allontanamento definitivo dalla conduzione di Report. Più plausibile sarebbe una sospensione di alcuni giorni.
Il punto più delicato è un altro: Ranucci nella vicenda giudiziaria è parte lesa. Un eventuale provvedimento particolarmente pesante potrebbe quindi essere interpretato dalla sua difesa come una punizione nei confronti della vittima anziché come una normale decisione aziendale.
De Vita lo dice apertamente. Le eventuali motivazioni fondate sulle frequentazioni del giornalista, sulle sue fonti o sulle inchieste più controverse diventerebbero, secondo il legale, «espedienti e artifici formali e sostanziali». Anche una possibile incompatibilità ambientale sarebbe soltanto «un pretesto cortese» che finirebbe per trasformarsi «nella punizione della vittima».
L’avvocato di Ranucci: «Una scelta politica»
La difesa prepara dunque una possibile battaglia davanti al giudice del lavoro. Secondo De Vita, un’eventuale rimozione di Ranucci da Report assumerebbe inevitabilmente un carattere politico perché arriverebbe dopo «le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale».
Ed è proprio questo scenario a rendere prudente una parte della Rai. Una decisione drastica potrebbe trasformare il caso aziendale in un nuovo scontro sulla libertà dell’informazione pubblica proprio mentre il Paese si avvicina alla campagna elettorale.
A complicare ulteriormente la situazione c’è la volontà dello stesso Ranucci, che non avrebbe alcuna intenzione di lasciare Report né di accettare facilmente una diversa collocazione. Per la Rai sarebbe inoltre difficile individuare un incarico realmente equivalente a quello di autore e conduttore della storica trasmissione d’inchiesta.
I precedenti Santoro e Ruffini che preoccupano la Rai
A Viale Mazzini pesano soprattutto due precedenti che finirono davanti ai giudici: quelli di Michele Santoro e Paolo Ruffini.
Dopo il cosiddetto «editto bulgaro» pronunciato da Silvio Berlusconi nel 2002, la Rai chiuse Sciuscià. Santoro portò l’azienda in tribunale e vinse: nel gennaio 2005 il giudice del lavoro ordinò il suo reintegro, stabilendo che dovesse tornare a svolgere la propria attività di conduttore di programmi televisivi di approfondimento.
Una vicenda analoga riguardò Paolo Ruffini, rimosso nel 2009 dalla direzione di Rai3, allora casa di programmi come Ballarò, Parla con me e lo stesso Report. Anche in quel caso il giudice diede ragione al giornalista, individuando nella sostituzione «un chiaro connotato di motivazione discriminatoria e quindi illecita».
Due precedenti che spiegano perché una parte dell’azienda guardi con grande cautela alla possibilità di arrivare allo scontro frontale con Ranucci.
Report senza Ranucci, spunta il nome di Peter Gomez
Rimane infine la questione più concreta: chi potrebbe guidare Report senza Sigfrido Ranucci?
Tra i nomi che circolano ci sarebbe quello di Peter Gomez, direttore del Fattoquotidiano.it, giornalista con una lunga esperienza nelle inchieste e già impegnato anche nella conduzione televisiva. Gomez ha inoltre collaborato in passato con la Rai.
Al momento, però, si tratta soltanto di ipotesi. Nessuna sostituzione è stata annunciata e nessun provvedimento definitivo nei confronti di Ranucci è stato formalizzato.
La partita resta quindi aperta. E qualora la Rai decidesse davvero di togliere al giornalista la guida di Report, lo scontro rischierebbe di spostarsi rapidamente dagli uffici di Viale Mazzini alle aule di tribunale.







