La vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci entra in una fase particolarmente delicata. Il conduttore di Report ha affrontato un’audizione durata oltre cinque ore davanti alla Commissione per il Codice etico della Rai, chiamata ad approfondire alcuni aspetti del metodo di lavoro della trasmissione d’inchiesta più nota del servizio pubblico. Al centro dell’esame non ci sono soltanto le modalità con cui vengono raccolte e gestite le fonti, ma anche il rapporto personale del giornalista con Valter Lavitola, figura già al centro di numerose vicende giudiziarie e indicata dalla Procura come presunto mandante dell’attentato che, nell’ottobre 2025, colpì l’automobile di Ranucci.
Il giornalista ha scelto di collaborare pienamente con la Commissione. All’uscita dall’audizione ha spiegato di avere risposto a tutte le domande e di avere consegnato una corposa documentazione a sostegno della correttezza del proprio operato, respingendo integralmente le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane.
La Commissione vuole verificare il metodo di lavoro di Report
L’attenzione della Commissione si concentra soprattutto sul rapporto tra il programma e le sue fonti informative. La verifica punta a comprendere se, nella preparazione di alcune inchieste, siano stati rispettati i criteri previsti dal Codice etico aziendale e se eventuali rapporti personali abbiano potuto influenzare la scelta degli argomenti affrontati o l’impostazione delle indagini giornalistiche.
Tra i temi affrontati durante l’audizione assume particolare rilievo il rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola. L’ipotesi che la Commissione intende approfondire riguarda la possibilità che alcune inchieste di Report possano avere trovato origine anche in interessi riconducibili al faccendiere. Si tratta di un’ipotesi che il giornalista respinge con decisione e che, allo stato, rappresenta esclusivamente uno degli aspetti oggetto della verifica interna avviata dalla Rai.
Secondo quanto emerso, le domande si sarebbero concentrate anche sulla gestione delle informazioni provenienti dalle fonti, sulle procedure di verifica adottate dalla redazione e sulle modalità con cui vengono costruite le inchieste prima della loro messa in onda.
Il caso Lavitola resta il nodo centrale
Il nome di Valter Lavitola continua a rappresentare il punto più delicato dell’intera vicenda. Oltre al rapporto personale con Ranucci, la Procura ritiene infatti che il faccendiere possa essere il presunto mandante dell’attentato che danneggiò l’auto del giornalista davanti alla sua abitazione.
Parallelamente, alcuni esposti presentati da esponenti di Fratelli d’Italia hanno sollevato interrogativi sul possibile ruolo svolto da Lavitola nella genesi di alcune inchieste televisive riguardanti, tra gli altri temi, il settore dell’energia eolica e vicende politiche che hanno coinvolto esponenti del centrodestra.
Si tratta di contestazioni che Ranucci considera completamente infondate. Il conduttore sostiene che le ricostruzioni diffuse finora abbiano il solo obiettivo di metterne in discussione la credibilità professionale e di delegittimare il lavoro di Report, trasmissione che definisce uno dei patrimoni giornalistici del servizio pubblico.
La difesa di Ranucci e i prossimi passaggi
Nel corso dell’audizione il giornalista ha ribadito di avere fornito ogni chiarimento richiesto, accompagnando le proprie risposte con documentazione ritenuta utile a ricostruire il lavoro svolto dalla redazione. Secondo la sua posizione, le accuse formulate nei suoi confronti non troverebbero alcun riscontro concreto e nascerebbero da interpretazioni prive di fondamento.
La Commissione non avrebbe ancora ascoltato altri giornalisti di Report, ma non è escluso che l’attività possa proseguire con ulteriori audizioni qualora emergesse la necessità di approfondire il funzionamento interno della trasmissione, dalla selezione dei temi alla verifica delle fonti fino alle modalità di realizzazione delle inchieste.
Sul piano giudiziario resta inoltre aperto il filone relativo all’attentato subito da Ranucci. Tra gli indagati figura anche Gomes Clelio Tavares, che si trova ancora all’estero. Interpellato dal Tg1, ha evitato di fornire indicazioni sul proprio rientro in Italia e, alla domanda sui presunti rapporti diretti con il conduttore di Report, si è limitato a dichiarare: «Non posso dire niente. La realtà la sa solo la Procura».
Per il giornalista del servizio pubblico, dunque, la partita si gioca su due piani distinti. Da una parte l’accertamento interno della Rai sul rispetto delle regole deontologiche; dall’altra le indagini della magistratura sull’attentato e sui rapporti tra i protagonisti della vicenda. Due percorsi autonomi, destinati però a influenzare inevitabilmente il futuro di una delle trasmissioni d’inchiesta più seguite della televisione italiana.







